mercoledì 29 dicembre 2021

I FRUTTI ANTICHI DI LUCOLI VEGETANO IN UN LUOGO DOVE ABBIAMO VOLUTO “MARCARE I LIMITI DA NON SUPERARE”

Ogni persona vive lungo le invisibili linee dei suoi limiti. Limiti materiali e immaginati, concreti e tangibili, presunti o acquisiti.
Gli uomini vivono in realtà dentro le dimensioni del limite, eppure a volte non ne sono consapevoli. L’Umanità ha superato le sue mancanze attraverso lo sviluppo della tecnica, l’uso dell’ingegno, l’invenzione di tecnologie di una complessità indescrivibile. Ma questa potenza creativa l’ha portata ad allontanarsi dalla coscienza di altri confini, quelli del nostro pianeta, dalle cui risorse siamo pienamente dipendenti e che stiamo consumando ed esaurendo.
La Terra, infatti, è un sistema finito, ma lo sfruttamento sconsiderato dell’ambiente che stiamo portando avanti in questo ultimo secolo la sta conducendo verso una progressiva alterazione degli equilibri.

I NOVE LIMITI PLANETARI
Nel 2009 Johan Rockström, direttore congiunto del Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha guidato un gruppo di altri scienziati per identificare i processi che regolano la stabilità e la resilienza del pianeta. Gli esperti hanno individuato nove sistemi che permettono al mondo di funzionare così come noi lo conosciamo, nove “planetary boundaries”, ovvero confini planetari, entro i quali l'umanità può continuare a svilupparsi e prosperare.
Superati questi nove limiti planetari si andrà incontro a quelli che vengono definiti come Punti di Non Ritorno, oltre i quali non sarà più possibile ripristinare l’equilibrio precedente. Il modello, in parole povere, descrive lo stato di salute della Terra attraverso il monitoraggio di alcuni dei processi che stanno alla base della sua vita.
La finalità è quella di fissare le soglie da non superare per garantire un futuro all’umanità.
I tre sistemi di cui, secondo gli scienziati, abbiamo già superato i confini sono il cambiamento climatico conseguente all’aumentata concentrazione di gas serra in atmosfera, la disastrosa perdita di biodiversità e l’alterazione di alcuni cicli biogeochimici, come quello dell’azoto e del fosforo.
A grande velocità verso il raggiungimento delle soglie di non ritorno si dirigono anche gli altri sistemi individuati nel modello: la compromissione del suolo conseguente al suo eccessivo sfruttamento (come la deforestazione, la cementificazione, l’immissione di inquinanti e prodotti chimici…), l’acidificazione degli oceani, il consumo smodato di acqua dolce, la riduzione dello strato di ozono.

A Lucoli, nel Giardino della Memoria abbiamo “marcato i limiti” ecologici di ciò che globalmente si perde volendo invece recuperare in biodiversità e in tante buone pratiche connesse ai cicli biogeochimici.
Il frutteto dedicato alle vittime del sisma del 2009, SEPPUR CON LA SUA LIMITATA ESTENSIONE, rappresenta un laboratorio di scelte consapevoli e vorrebbe essere un modello.

Ci siamo assunti un piccolo pezzo di responsabilità nel non voler superare i limiti del consumo di risorse: la coltivazione delle cultivar recuperate impatta in modo esperenziale su due soglie già superate in termini generali nelle pratiche agricole: perdita di biodiversità e compromissione del ciclo dei nutrienti.
Per quanto concerne la perdita di biodiversità stiamo lavorando in un singolo incubatore sperimentale cercando di rigenerare un luogo del territorio: ci prendiamo cura dell’ambiente che lo circonda, abbiamo piantato ottanta cultivar appartenenti a specie antiche del territorio appenninico che preserviamo in qualità di “agricoltori custodi”.
Non usiamo concimi chimici, non volendo compromettere i cicli biogeochimici di fosforo e azoto: l’uso di fertilizzanti a base di fosforo, così come quello di concimi azotati, ha avuto come risultato l’inquinamento degli ecosistemi, delle falde acquifere e dei corsi d’acqua in essi inseriti, non siamo interessati a massimizzare le rese e manteniamo un buono stato di salute del suolo.

Essere consapevoli dei limiti diventa quindi il primo passo per evitare che l’eccessivo sfruttamento delle risorse della Terra ci conduca verso un futuro incerto e drammatico. 
Qualcuno dirà che questa nostra esperienza non risolve i problemi planetari, ma noi pensiamo che possa illuminare le coscienze e ci stiamo provando a dare l'esempio donando il nostro tempo, le nostre risorse e la nostra passione.
I nostri soci si sforzano, con le loro attività di volontari, di imparare ad intravedere la soglia, di accettarla e di non superarla perché solo così potranno continuare a vivere in un mondo prospero e desiderabile.

lunedì 13 dicembre 2021

IL GIARDINO DELLA MEMORIA RISPONDE APPIENO AD ALCUNI OBIETTIVI DELLA STRATEGIA NAZIONALE PER LA BIODIVERSITA'


Il Ministero della Transizione Ecologica ha redatto, con il contributo di ISPRA, la proposta della Strategia Nazionale Biodiversità 2030. Il testo si incentra sulla necessità di invertire, a livello globale, l’attuale tendenza di perdita di biodiversità e il ripristino degli ecosistemi.
L’elaborazione di una Strategia Nazionale per la Biodiversità (SNB) rientra tra gli impegni assunti dall’Italia, nel 1992, con la ratifica della Convenzione sulla Diversità Biologica.
La Strategia relativa al decennio 2011-2020 aveva definito tre obiettivi strategici: garantire la conservazione della biodiversità ed assicurare il ripristino dei servizi ecosistemici; ridurre in modo sostanziale l’impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità; integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e di settore ponendosi, inoltre, una visione strategica al 2050 volta al ripristino, alla resilienza e all’adeguata protezione di tutti gli ecosistemi del pianeta, tenendo conto del valore della biodiversità per il contrasto ai cambiamenti climatici, la salute e l’economia.
La Strategia Nazionale Biodiversità 2030, in coerenza con la Strategia europea, conferma la Vision al 2050 e identifica due obiettivi strategici: costruire una rete coerente di Aree Protette terrestri e marine; ripristinare gli ecosistemi terrestri e marini, declinati in otto Ambiti di intervento (Aree Protette; Specie, Habitat ed Ecosistemi; Cibo e Sistemi Agricoli, Zootecnia; Foreste; Verde Urbano; Acque Interne; Mare; Suolo).
Una parte del documento è dedicata ai “Vettori”, ambiti trasversali di azione che possono facilitare, rafforzare e concorrere al raggiungimento degli obiettivi della Snb 2030 come, per esempio, rafforzare l’attuazione e l’applicazione della legislazione ambientale e promuovere l’economia circolare e migliorare le conoscenze, l’istruzione e l’educazione.
Per quanto riguarda le incidenze che la Snb 2030 avrà nello specifico sul settore agro-alimentare, si intende garantire un sentiero di sostenibilità non solo ai fini della salvaguardia e alla tutela delle varie componenti ambientali (suolo, acqua e biodiversità e tutti i servizi ecosistemici) ma anche del sostegno alle stesse funzioni produttive del settore.
Tra i delicati equilibri da garantire, si considera il ruolo degli insetti impollinatori rispetto all’uso eccessivo di prodotti fitosanitari pericolosi e alla riduzione dell’inquinamento causato dal rilascio di sostanze pericolose per la biodiversità e la nostra salute.
Anche gli elementi caratteristici del paesaggio sono essenziali per la produzione di una serie di esternalità positive, ad esempio, la fornitura di habitat, il contrasto all’erosione del suolo e l’aumento della fertilità, il miglioramento della qualità dell’acqua e l’aumento della sua quantità, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Alcuni punti cruciali del piano strategico con i quali il Giardino della Memoria di Lucoli si rivela sintonico:
  • aver predisposto una riserva integrale di biodiversità vegetale con le cultivar appartenenti agli antichi pomari originarie dell'Aquilano;
  • aver predisposto un opera di restauro di un habitat e relativa connettività ecologica;
  • aver ripristinato uno stato di conservazione soddisfacente per le specie, tra cui uccelli (che trovano cibo nei frutti del Giardino) e insetti impollinatori
  • aver dimostrato alla comunità che è possibile un cambio di passo ecologico in tema di agricoltura;
  • aver realizzato iniziative didattiche sulla biodiversità indirizzate verso i giovani della comunità locale.
Già dalla piantagione del primo albero, simbolo del Giardino, ci siamo rivolti ai bambini

Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti in dieci anni di gestione di questo progetto dal valore morale ed ora scientifico, che merita di essere preservato e vincolato in sede regionale.
È utile ricordare che, a differenza del decennio scorso, la Strategia Europea per la Biodiversità (cui l’Italia deve dare attuazione) ha avuto un supporto politico di livello assoluto (dalla Presidente Ursula von der Leyen in giù) ed è stata sostenuta da un’importante risoluzione del Parlamento europeo.
Viviamo un momento storico davvero borderline. Possiamo cambiare la storia in meglio o continuare a farci del male. 
Ciascuno dei nostri soci sa che può influenzare, anche nel suo piccolo ambito, il cambiamento: nel bene e nel male, nel poco o nel tanto. 
Noi continuiamo con il nostro impegno, ognuno di noi per quello che potrà fare, il Giardino della Memoria di Lucoli è un passo verso la costruzione del cambiamento.
Veduta del Giardino della Memoria di Lucoli (foto Maimeri)

Nella sezione "Giardino dei Semplici" gli insetti impollinatori trovano molti fiori



mercoledì 1 dicembre 2021

ENZO SEBASTIANI E IL GIARDINO DELLA MEMORIA

Senza questo grande uomo il Giardino della Memoria di Lucoli forse non esisterebbe o non sarebbe comunque lo stesso.

Enzo Sebastiani insieme al Sindaco dell'Aquila Biondi, al Direttore del Keren Kayemeth LeIsrael Arieli,  al Sindaco di Lucoli Chiappini ed al Vicepresidente Vicario del Consiglio Regionale Abruzzo Santangelo

Dopo undici anni di lavoro con la nostra Associazione Enzo cede il passo nella manutenzione del Giardino (con nostro grande rammarico) ma continuerà a darci forza e consigli positivi in qualità di Socio Onorario di NoiXLucoli: le sue piante, che vegetano nel Giardino, sono come figli e non li abbandonerà.
Enzo Sebastiani, aquilano, esperto botanico, ha lavorato per oltre cinquant’anni al vivaio forestale Mammarella di Sant’Elia (L’Aquila) prima gestito dal Corpo Forestale dello Stato e poi dalla Regione Abruzzo. Nei periodi di piena attività il Vivaio ha prodotto anche 6 milioni di piante. 
Il lavoro di una vita lo ha portato a riscoprire oltre settanta varietà di frutta antica nei territori montani abruzzesi, da quello aquilano alle colline di Campotosto, Montereale e Farindola, fino a Ocre. Una vita intera dedicata alle piante, agli innesti, alla riscoperta della frutta antica, alla cura di migliaia di varietà di arbusti. Pere, mele, ciliegie, amarene, fichi, le varietà riscoperte sono frutto di un’accurata ricerca e un’attenta analisi del territorio che Enzo ha perlustrato scrupolosamente alla ricerca di alberi da frutto abbandonati.
Enzo ha visitato molte volte, prima di conoscerci, l'Abbazia di San Giovanni, la sua sfida era il Morus Nigra centenario che vi vegeta davanti: una pianta difficile da propagare che sembrava voler tenere per se i suoi segreti. Insieme a NoixLucoli, che ne ha capito il valore chiedendone la tutela come albero monumentale, l'ha curata preservandola dalle micosi che l'avevano colpita e dalle fratture dei rami che la minacciavano ed alla fine è riuscito anche a far vivere una talea che ha donato al Giardino della Memoria.

Enzo Sebastiani è il nostro mentore ci ha insegnato tutto: la sua passione per la botanica e la didattica ci ha contagiati e formati. La sua passione per i semi, a cui non resiste e ricerca in ogni luogo, ci ha insegnato la diversità dell'esistenza e l'equilibrio della qualità della vita. Ci ha fatto toccare con mano la biodiversità delle piante, che in caso di avversità, come le trasformazioni climatiche che stiamo vivendo, riescono ad adattarsi alle nuove condizioni.
Enzo è stata la nostra "banca dei semi" ha preservato molta della biodiversità frutticola dell'Aquilano, le parole che scriviamo non potranno mai conferirgli il pieno senso dell'affetto e della stima che nutriamo nei suoi confronti: lui ben sa che la nostra vita sulla terra dipende dalle piante e dalla capacità dei loro semi di farla nascere.  
La didattica per le scuole al Giardino della Memoria: Enzo Sebastiani docente

L'autorevolezza di un sapiente

Enzo in qualità di socio onorario della nostra Associazione seguirà le scelte botaniche del Giardino, collaborerà con il nuovo manutentore trasferendo lo storico degli interventi sulle piante e si occuperà dell'aggiornamento dei nostri soci.