giovedì 4 novembre 2021

I NOSTRI SOSTENITORI TORNANO A VISITARE IL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell’incontro, della seduzione e dell’avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all’amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, come l’odissea […](Claudio Magris, l'Infinito viaggiare).
Il foliage del Giardino della Memoria - Ottobre 2021

JoAnn Ugolini e Don Cushman tornano da tanti anni a Lucoli a visitare il Giardino della Memoria e questo anno hanno adottato un secondo albero. Tornare in luogo è un po’ come rivedere un film (o rileggere un libro). La prima volta si è attratti dalle grandi emozioni, dalla trama, dai colpi di scena. Quando lo si rivede è come si fosse più attenti ai dettagli: si notano le scelte del regista, si presta più attenzione alle espressioni degli attori, a dialoghi che la prima volta erano scivolati via. Al ritorno è come se questo ingombro mentale che ti fa sentire in dovere di fare certe cose non ci fosse più....... e loro ritornano da dieci anni! E notano più di noi i particolari. 
JoAnn e Don vicino al Melo Romanella adottato quest'anno

Visitando il Giardino ci hanno chiesto se immaginavamo, dieci anni fa, che sarebbe divenuto un luogo così bello, loro tornando ne apprezzano la bellezza e l'armonia e annotano i cambiamenti, la nostra risposta è stata certamente negativa. La nostra "visione" del Giardino è intrisa di quotidianità, di fatica, di problemi da risolvere primo tra tutti quello dell'irrigazione: raggiungiamo l'equilibrio emozionale solo quando le piante stanno bene.

Melo Romanella

La famiglia Ugolini (originaria dell'Abruzzo) ha adottato un Melo Romanella piantumato al Giardino della Memoria che viene da un ceppo ritrovato a Scoppito (AQ). Si tratta di una qualità simile alla Mela Rosa (chiamata anche: pianella, rosetta, durella, appietta). Una varietà-popolazione il cui biotipo tradizionale si è individuato per lo più nell'area pre-appeninica dei monti Sibillini.
Il frutto è medio-piccolo, irregolare, di forma appiattita asimmetrica, buccia liscia di medio spessore od anche spessa, di colore verde intenso soffuso o striato di colore rosso-vinoso (comunemente detto rosa). Il frutto ha un peduncolo molto corto e presenta una rugginosità localizzata nella zona peduncolare. Polpa di colore bianco traslucido, soda, croccante, di sapore zuccherino acidulo e profumata, molto serbevole. Le piante della Mela Romanella presentano un'ottima resistenza al freddo ed i frutti manifestano una buona resistenza alla ticchiolatura ed alle più comuni avversità biotiche. Per tale motivo le piante risultano idonee per una coltivazione a basso impatto ambientale.
Oltre al consumo fresco, i frutti venivano utilizzati anche per cottura sotto brace o al forno o per confezionare vari tipi di dolci. Già dal tempo dei romani la Mela Rosa, poi chiamata Romanella, era conosciuta e molto ricercata, come affermato anche nelle satire oraziane di Quinto Orazio Flacco nel 65 a.C., grazie alla sua polpa acidula e zuccherina con un profumo intenso ed aromatico che permane in bocca.
Mela Romanella il frutto

Ringraziamo i nostri affezionati amici che ci sostengono e contribuiscono a far conoscere questa nostra esperienza in California dove vivono e per meglio ringraziarli li abbiamo messi a lavorare! Ci hanno aiutato a togliere le reti di protezione delle 9 piante che proteggiamo come Agricoltori Custodi.

L'occasione è buona per lavorare: tolte le reti protettive agli alberi posizionate per preservare i frutti


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