martedì 29 agosto 2017

Anche un solo albero che brucia è un dolore, perché dobbiamo sempre ricordarci che gli alberi sono creature viventi. Incendi nei boschi: divieto di spegnerli per gli ex forestali.

Le fiamme non danno tregua in Abruzzo.
LA CARTOLINA

Quegli alberi sono Giordano Bruno

Gli italiani non hanno un buon rapporto con la natura. Preferiscono le automobili, i telefonini. La natura è quella cosa che si incontra a Pasquetta a Ferragosto, ma spesso è solo uno scenario per riempirsi la trippa.
In Italia nei luoghi pianeggianti la terra è praticamente scomparsa, sostituita da capannoni, rotonde, villette, supermercati, pompe di benzina. La distruzione della natura per decenni è arrivata dalle betoniere e il loro valzer per fortuna si è un poco attenuato solo grazie alla crisi. Se l’economia torna a fiorire vedremo di sicuro ancora tanta terra scomparire.
Intanto ora ci sono gli incendi estivi. E c’è perfino qualcuno che s’indigna se non pensi che siano una cosa ovvia, se pensi che bisognerebbe dichiarare la stato di emergenza nazionale. Anche un solo albero che brucia è un dolore, perché dobbiamo sempre ricordarci che gli alberi sono creature viventi.
E se qualcuno pensa allo stato vegetale come a uno stato di inerzia, ecco, ora lo stato vegetale siamo noi, miseri pagliacci in cerca di amorazzi estivi mentre gli alberi vanno al rogo, innocenti come Giordano Bruno.
Brucia, soprattutto il Sud, mentre vengono diffusi ordini di servizio di carabinieri e vigili del fuoco – dove sono stati ripartiti gli ex forestali in conseguenza della legge Madia – diramati alla vigilia della grande emergenza. È del 7 luglio l’ordine del generale dell’Arma Antonio Ricciardi sulle “procedure operative per gli interventi nel caso di incendi boschivi”: “Competenze esclusive dei vigili del fuoco per lo spegnimento degli incendi”, è permesso ai carabinieri ex forestali “soffocare ‘piccoli fuochi’ solo se muniti di mezzi idonei allo scopo e di adeguati dispositivi di protezione individuale”. È raccomandato, però, di svolgere “attività di prevenzione del fenomeno degli incendi boschivi”. Negli stessi giorni i comandi provinciali dei vigili del fuoco diramavano note sull’impiego “del personale ex Corpo forestale dello Stato”: “La Direzione regionale – si legge, ad esempio, nella nota del comando di Rieti datata 11 luglio – ha disposto che non avendo i competenti Uffici del Dipartimento fornito indicazioni circa l’utilizzo del personale in oggetto quale componente delle squadre di Aib (anti-incendio boschivo), si deve ritenere che non è possibile utilizzare tali professionalità”. 
Tutto questo significa che, tra i 6400 ex forestali passati ai carabinieri e tra i 360 ai vigili del fuoco, anche quelli che avevano nel Corpo forestale le funzioni di Dos (Direttore operativo spegnimento), cioè le professionalità più qualificate nel coordinamento e nella gestione dell’emergenza, non possono operare servizi di anti-incendio boschivo. Sembra una barzelletta: il carabiniere ex forestale, non potendo intervenire, telefona per segnalare l’incendio di un bosco al suo ex collega passato ai vigili del fuoco, trovando un altro professionista “disattivato”, con le mani legate da un’asfissiante burocrazia espressa all’ennesima potenza. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha provato a giustificare il cortocircuito in questo modo: “Noi vogliamo che i carabinieri siano impegnati nelle indagini”. Il sindacato Usb dei vigili del fuoco ribatte che “quella dei divieti di operare contro gli incendi in piena emergenza nazionale è una perla, solo l’ultimo misfatto”, come accusa il coordinatore Costantino Saporito.
Nel frattempo il fuoco non aspetta e patrimoni nazionali vengono cancellati per sempre dalla faccia della terra.
Dobbiamo sentirci tutti in lutto!

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