sabato 11 aprile 2020

SANTA PASQUA 2020: appelliamoci alla speranza in noi stessi, nel prossimo e in Dio per chi crede


L’analogia fra la Pasqua di duemila anni fa e quella di questi giorni è dolorosamente strettissima. 
Chi è credente e visita le chiese vuote è addolorato nel sapere Gesù lasciato solo nei tabernacoli di quasi tutto il mondo. 
Si fa un gran parlare del male aggiunto al male del coronavirus che però è in qualche modo permesso da Dio, per cui non si può non pensare alle parole del Vangelo di Luca: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso». Deve. Doveva essere così. Ma non solo, Gesù, oggi come allora, è rifiutato dai potenti della terra, oppure ignorato (senza celebrazioni e con le chiese chiuse) come lo ignorò il pagano Pilato, che nel momento della prova preferì lavarsi le mani piuttosto che difendere l’innocente. 
In questa Settimana Santa, piegati dalla pandemia, siamo tutti costernati ed impauriti  e facciamo appello alla speranza.

La speranza è la più astratta delle virtù. Pochi la comprendono bene. Istintivamente abbiamo “qualche idea” di cosa significhi la speranza. Nella nostra espressione spontanea “io spero…, spero veramente che…, spero per il meglio…” esprimiamo una qualche forma di fiducia o desiderio di un esito felice. Ma spesso non sappiamo nemmeno perché speriamo. A complicare le cose, la speranza è in realtà costituita da due virtù in una. La speranza è in parte soprannaturale (teologica) e in parte naturale (umana). In breve, speriamo in Dio e nella sua capacità soprannaturale di interagire con noi e di salvarci o se non crediamo speriamo nell’uomo e nelle sue capacità naturali di aiutare se stesso e il prossimo. 
Speriamo di tornare presto alle vite che abbiamo vissuto fino ad ora ed in salute.
Nel giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Ci affidiamo alla speranza. Vogliamo trovare la speranza nella natura, in quella a noi più vicina, nelle piante del Giardino della Memoria, che, anche senza cure quest'anno, sono in fiore e ci donano bellezza e fiducia nei frutti del prossimo futuro.

Auguriamo a tutti i nostri lettori una Santa Pasqua piena di speranza.


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