giovedì 2 aprile 2020

L'UNDICESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Siamo ad inizio aprile 2020 e tutto è sospeso: tutti noi siamo chiusi in casa, anche le commemorazioni degli anniversari sono annullate, perché c'è il coronavirus.

Il 6 aprile si avvicina.......
Noi non possiamo accudire gli alberi del Giardino della Memoria, che pure si stanno preparando alla fioritura e al donarci la loro bellezza: da vera signora, la bellezza non serve a nulla, ma è servita per chi sa amarla e gli alberi dei "frutti antichi" che coltiviamo nel Giardino ne sono dispensatori.

Siamo chiusi in casa e non possiamo neanche piantare nuovi fiori sotto ai nomi di chi perse la vita il 6 aprile del 2009, azione che compiamo da nove anni da quando abbiamo realizzato il Giardino della Memoria del Sisma.

E' il tempo del coronavirus ed abbiamo capito che gli uomini sono animali straordinari perché possono crearsi l'ambiente in cui vivono grazie allo strumento della cultura (il Giardino della Memoria è un progetto culturale dall'alto valore simbolico) ma sono anche animali fragilissimi perché quegli ambienti prodotti dalla nostra incredibile disponibilità simbolica hanno bisogno di manutenzione costante e di essere rafforzati e trasmessi attraverso solide materialità che non possiamo trascurare o cancellare. Le materialità dell'incontro, della parola vis-à-vis, del lavoro comune, dei ricordi narrati che ogni volta generano emozioni che uniscono.
La cultura ed il volontariato hanno bisogno di una struttura sociale per poter sopravvivere. 
Nella crisi del coronavirus il potenziale culturale dei volontari si accorge di quanto ha bisogno degli altri e della loro libertà di incontro per potersi manifestare e rinnovare. Anche la commemorazione del dolore scaturito da un terremoto e la trasmissione della memoria di un evento terribile presuppone l'emozione di un incontro. 
In questo momento che viviamo siamo da soli, ognuno di noi ridotto a sé stesso o al massimo alla rete biologica delle interconnessioni sentite e vissute come naturali e necessarie, siamo privati della nostra umanità di “animali politici”, vale a dire non possiamo condividere la vita sociale. 
Siamo rammaricati perché vorremmo continuare a ricordare l'anniversario del terremoto incontrandoci, proprio perché vorremmo pensarci come comunità di volontari al di là di quel che è biologico e necessario, vorremmo continuare a curare le nostre relazioni affettive e sociali ma, ora, possiamo solo farlo attraverso un blog.  
Affidiamo, quindi, i nostri sentimenti a queste parole ed alle foto del Giardino sotto la neve caduta ieri. 
Le foto illustreranno la bellezza del Giardino, del nostro "monumento verde". La bellezza è nascita, a volte rinascita, e non morte; è passaggio dalla potenza all’atto e non dall’atto all’impotenza; perché il bello è fecondo, il suo contrario è la sterilità. Nella bellezza la natura diviene ciò che è, non segue la china alienante che viaggia dall’essere al niente. 
Le foto che dedichiamo all'anniversario del 6 aprile mostrano la bellezza di una natura custodita con impegno da volontari (ogni fiore ha richiesto più di un momento insieme per essere piantato) affinché trasmetta, in questi tempi difficili, una gioia, perché il Bello nel suo senso più ultimo è il simbolo del Bene, ovvero la metà visibile della tessera. L’altra metà abita nei cieli. 











2 commenti:

  1. Purtroppo è questa la vita "costretta" che dobbiamo vivere, senza poter effettuare nessuna commemorazione sempre viva e quasi niente altro. La natura è favolosa e bellissima, va curata e rispettata. Forse è questa una importante occasione perchè l'uomo rifletta sulla sua spesso dichiarata "grandezza"!!!!

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    1. Grazie della risposta che apre un dibattito profondo. Gli ecosistemi naturali hanno un ruolo fondamentale nel sostenere e alimentare la vita, ma anche nel regolare la trasmissione e la diffusione di malattie infettive. La distruzione dell’habitat naturale rompe gli equilibri ecologici, riduce le barriere naturali al contagio. Insomma, la relazione diretta tra i comportamenti sbagliati dell’uomo, la perdita dell’habitat naturale, i cambiamenti climatici e la diffusione di malattie sembra evidente.
      Il rapporto dello scorso anno dell’IPBES, il Comitato Internazionale e Intergovernativo che, per conto dell’ONU, si occupa di biodiversità ed ecosistemi, è chiaro: il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% di quello marino hanno subìto significative modifiche, e circa un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pian piano si è verificato un impoverimento delle risorse naturali, cambiamenti climatici e aumento dell’inquinamento. L'uomo non è "grande" ma stupido. Noi ci proviamo a ricostruire gli ecosistemi partendo dai frutti dimenticati, non è certo granchè rispetto alla vastità dei problemi però è un impegno, uno scopo, un'idea che cerchiamo di diffondere con grande fatica. Come diceva il colibrì andando a spruzzare gocce d'acqua su un incendio: faceva la sua parte.

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