venerdì 26 giugno 2020

TROPPO CALDO E' IL BOOM DI PROCESSIONARIA NUOVA GIORNATA DI MANUTENZIONE AL GIARDINO DELLA MEMORIA PER DEBELLARLA

Con i cambiamenti climatici ora la ritroviamo anche sotto i mille metri.
Uno dei fattori limitanti di questa specie sono sostanzialmente le basse temperature invernali. Quest'anno però il clima è stato mite. L'esperto Sandro Zanghellini, naturalista, accompagnatore di media montagna e componente della società Albatros, afferma: ''Negli ultimi anni l'aumento delle temperature ha anticipato il ciclo vitale di questo animale".
Un inverno con le temperature miti è una delle principali cause che porteranno quest'anno ad un vero e proprio boom di processionaria il nostro GIARDINO DELLA MEMORIA di Lucoli non è esente da questo fenomeno e quest'anno avremo pochissimi frutti. Sono moltissimi i grossi nidi bianchi sugli alberi che nelle ultime settimane cerchiamo di debellare con molteplici interventi.
Il nome scientifico è Thaumetopaea pityocampa è una farfalla diffusa in tutta l’Europa meridionale che attacca soprattutto il pino silvestre e il pino nero. Uno dei fattori limitanti di questa specie, infatti, è rappresentato sostanzialmente dalle basse temperature invernali. Ogni anno ci sono quindi delle fluttuazioni numeriche sulla presenza che per il 2020 è prevista consistente. 
Il ciclo vitale della processionaria fa si che l'inverno venga superato in forma di bruco e non sono molte le specie che effettuano questa trasformazione. I bruchi durante la stagione fredda rimangono protetti in un grosso nido di seta che si costruiscono dopo essere nati sulla pianta dove la femmina della falena ha deposto le uova. Da qui scenderanno solo quando avverrà la metamorfosi nella primavera successiva. Sulle piante adesso ci sono i nidi che contengono i bruchi nati durante l'estate 2019 dalle uova depositate dagli adulti. Sono rimasti in quel posto in agosto, settembre, ottobre e poi tutti assieme hanno fanno il nido dove passare l'inverno. I bruchi sono già usciti e pur mantenendosi ben ancorati alle piante, escono di notte per mangiare le foglie. Hanno già terminato la loro crescita, e dovrebbero lasciare definitivamente il nido per poi scendere sul terreno dove sprofondare e fare il bozzolo, trasformarsi in crisalide e poi in falene.
L'inverno quest'anno è stato mite e la mortalità di questa specie è stata quindi molto bassa anche se ovviamente ci sono stati dei parassiti. 
Questo insetto può causare problemi di ordine sanitario all’uomo e agli animali che entrano in contatto con i peli urticanti di cui sono provviste le larve. I peli urticanti possono provocare reazioni allergiche con sintomi a carico della pelle, degli occhi o del sistema respiratorio.
Oggi 26 Giugno i nostri soci hanno lavorato per la cura degli alberi e per la sfalciatura dell'erba.
Cerchiamo di recuperare la situazione e di salvare i nostri alberi.


Il lavoro di sfalciatura

domenica 31 maggio 2020

DONATECI IL VOSTRO 5X1000 PER IL NOSTRO IMPEGNO A COLTIVARE LA MEMORIA



Il 5 per mille NON è una tassa in più: è una parte dell'Irpef, l'imposta che tutte le persone fisiche sono tenute a pagare in base al loro reddito annuo. Questa quota obbligatoria può essere usata per aiutare un'organizzazione di volontariato - Onlus come NoiXLucoli.
Sono dieci anni che ci occupiamo del Giardino della Memoria di Lucoli dedicato alle vittime del terremoto del 2009 e coltiviamo specie da frutto appartenenti alle cultivar dell'Appennino in pericolo di erosione e/o scomparsa.
La nostra Associazione valorizza la cultura della memoria e della cura per la natura principalmente attraverso il mantenimento di due “monumenti verdi” che cura e coltiva rendendoli liberamente fruibili a tutta la Comunità: Il Giardino della Memoria del Sisma ed il Parco della Rimembranza.
I volontari sono meritevoli di sostegno sulla base di ciò che realizzano, della reputazione che acquisiscono, l'Associazione non ha finanziamenti pubblici ed è per questo, con i risultati del nostro lavoro sotto gli occhi di tutti, che chiediamo un aiuto concreto, finalizzato in primis alla gestione, conservazione e arricchimento del patrimonio arboreo di questi siti.
Le foto dei frutti recuperati che coltiviamo nel Giardino della Memoria illustrano il nostro paziente lavoro. 
Ricordiamo che lo scorso anno abbiamo donato 60 alberi di queste piante alla Comunità locale.









Associazione NoiXLucoli Onlus Codice Fiscale: 93047640664

GRAZIE

martedì 19 maggio 2020

BIODIVERSITA' ORTICOLA AL VIA LA SESTA EDIZIONE

Sono sei anni che selezioniamo semi per i nostri orti sulla base del loro grado di rarità seguendo le indicazioni dell'Associazione Culturale "Cercatori di Semi". Acquistiamo le sementi tramite web e con l'aiuto dell'Azienda Agricola che cura il Giardino della Memoria del Sisma di Lucoli iniziamo la coltivazione, i nostri soci entrano in possesso di piante in ottime condizioni fitosanitarie da piantare nei loro orti.
I semi sono di massima purezza, essiccati e disidratati con l'aiuto del Silica Gel 8, secondo le istruzioni dell'Orto Botanico della Sapienza di Roma. Infine sono stoccati ad una temperatura di 5 gradi. Tutto il materiale biologico che acquistiamo non è ibrido F1. 
NoiXLucoli promuove questo progetto di coltivazione per salvare i semi, promuovendo la biodiversità attraverso la divulgazione di specie antiche e anche delle tecniche per produrre e conservare le sementi in proprio. 
Nel momento della raccolta l'orgoglio dei frutti dei nostri coltivatori viene divulgato e premiato.
Tomatillo viola
Una tra tutte le sperimentazioni di quest'anno il: Tomatillo Viola (Physalis ixocarpa). Proviene dal Messico ed è una specie davvero interessante. La Pianta è a portamento cespuglioso dalle belle foglie verdi, arriva all'altezza di circa un metro, molto produttiva e regala numerosissimi frutti verdi della grandezza di un pomodoro, al quale somigliano per la forma. I tomatillo sono racchiusi in un involucro dalla consistenza cartacea, che li protegge fino alla maturazione. Il gusto acidulo lo rende ingrediente di buonissime salse, che offrono molti nuovi spunti culinari verso nuovi sapori. Si coltiva come il pomodoro ma manca di fiori perfetti, occorre quindi avere più piante per l'impollinazione. Teme il gelo ed è consigliabile trapiantarlo quando le temperature sono più miti. La pianta è rustica e molto resistente a fitopatologie e parassiti. È utile aiutarla con un sostegno per via del peso dei frutti. Il tomatillo viola è meno acidulo delle altre varietà e contiene antociani come il mirtillo.

venerdì 8 maggio 2020

CIAO SOFIA! AVEVI SOLO UNDICI ANNI MA CI HAI REGALATO TANTA GIOIA.


”La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata”,

mi spiegò mia madre poco prima di andarsene.
“Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te”.
“Mi ricorderò di te” le promisi. […]
Poi mi prese una mano e con gli occhi mi disse quanto mi amava, finché il suo sguardo non divenne nebbia e la vita uscì da lei senza amore.
Isabel Allende, Eva Luna
Sofia Marrelli in un disegno
Non ti dimenticheremo.
Tutti noi con i quali hai giocato e lavorato al Giardino della Memoria

mercoledì 6 maggio 2020

CE L'ABBIAMO FATTA! RIPOSIZIONATA LA NUOVA TARGA IN PIETRA CON L'INDICAZIONE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA



Siamo affezionati a questa targa in pietra della Majella che fu realizzata e ci fu donata per l'inaugurazione del Giardino della Memoria da Claudio Di Biase. 
Lui ci disse che "voleva esserci" in questa impresa e ci riscaldò il cuore per la sua generosità verso un'idea di monumento verde per le vittime del terremoto di certo innovativa......e pensare che non ci siamo mai incontrati ancora oggi.
A novembre scorso un incidente con un mezzo pesante mandò in pezzi la targa originaria e dopo sei mesi (con una pandemia contro) siamo riusciti a collocare la nuova targa ripristinata.


Claudio Di Biase ha realizzato e consegnato la nuova targa per sostituire quella danneggiata anticipando costi e lavoro, prima dell'indennizzo e come sempre ha dimostrato grande generosità. E' un artigiano che ben conosce il valore dell’etica del dono e delle azioni giuste superando anche i meccanismi del sacrosanto interesse in questi momenti di grande crisi.

Quella dei Di Biase è una "razza" di scalpellini: prima il trisavolo, Antonio Di Biase (1853 – 1937), poi il bisnonno Camillo Di Biase (1890 – 1955), successivamente il nonno Antonio Di Biase, classe 1930, quindi il padre Claudio Camillo Di Biase nato nel 1956 ed infine Antonio Di Biase, classe 1987. Tutti nel paese di Lettomanoppello sono conosciuti con il soprannome di “La Bobba”. 
Claudio Camillo e Antonio Di Biase lavorano la pietra bianca della Majella, nella propria bottega in via Prati di Tivo a Lettomanoppello, con i metodi assolutamente artigianali e secondo i dettami della tradizione locale ereditata da quattro generazioni di scalpellini. Sono membri dell’Associazione Regionale Arte della Pietra (A.R.A.P. Abruzzo), la loro bottega è stata riconosciuta come Scuola-bottega dalla Regione Abruzzo. E’ il punto d’incontro e di lavoro di molti scultori, abruzzesi ma non solo. 
Di nuovo grazie a tutti, noi non molliamo, non potremmo...... con il sostegno di questi grandi amici.
http://www.turismoreligiosoabruzzo.it/ABRUZZOMANIA/2019/01/31/eccellenza-dabruzzo-n-23-lettomanoppello-pe-la-piccola-carrara-paese-degli-scalpellini/

PARCHI, RISERVE E RETE NATURA 2000: QUALI LE FORME PIÙ EFFICACI DI PROTEZIONE DELLA NATURA?

Campo Felice Zona di Protezione Speciale e Sito d’Importanza Comunitaria tutelato dall’Unione Europea
La priorità delle aree protette è la conservazione dei valori ecologici, la chiave per raggiungere simultaneamente anche tutti gli altri obiettivi è proprio quella immaginata da Parpagliolo e Sarti già nel 1918 e rilanciata da Pirotta nel 1955 (PEDROTTI, 1998), cioè la divisione in zone a tutela variabile di tutto il territorio protetto, una zonazione, cioè, da definirsi su basi scientifiche attraverso i piani dei parchi. Così la legge (art. 12) prevede la ripartizione del territorio in quattro zone, con diverso grado di tutela e diverse attività consentite: se nella zona A di “riserva integrale” non può essere consentita alcuna attività umana, nella zona B di “riserva generale orientata” possono essere consentite (dietro “nulla osta” dell’Ente parco) “le utilizzazioni produttive tradizionali, la realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie, nonché interventi di gestione delle risorse naturali a cura dell'ente parco stesso”; le ”aree di protezione” (zona C) sono invece dedicate alle attività tradizionali agro-silvo-pastorali, che “possono continuare, secondo metodi di agricoltura biologica ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità”; infine, nelle aree più antropizzate, le cosiddette “aree di promozione economica e sociale” (zona D) “sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori”. 
Sono aree protette, secondo la legge, i parchi nazionali e quelli regionali, le riserve statali e quelle regionali. 
Oggi, in Italia, vi sono 24 parchi nazionali istituiti, che coprono complessivamente oltre un milione e mezzo di ettari, pari al 5% circa del territorio nazionale. Le aree protette regionali (ormai oltre 1.000) coprono infine una superficie di più di un milione di ettari. Insieme alle 143 riserve naturali statali, si arriva così ad una superficie formalmente protetta di quasi tre milioni di ettari, pari al 10% circa del territorio nazionale, raggiungendo così finalmente l’obiettivo (“La sfida del 10%”) che era stato lanciato nel 1980 a Camerino dai migliori ecologi e conservazionisti dell’epoca. 
Dopo quasi settant’anni dall’istituzione dei primi parchi nazionali e a venti da quella dei primi parchi regionali, l’Italia si è finalmente dotata di una legge organica “per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese” (legge-quadro n. 394/1991). Come è sostenuto da autorevole dottrina, “la novità storica di questa legge è nel superamento della concezione antropocentrica del diritto; per una volta, non è più l’uomo l’oggetto finale del diritto, ma la natura; ciò che è di tutti, e dunque di nessuno, è definitivamente sottratto allo sfruttamento e all’egoismo individualista della produzione economica” (DI PLINIO & FIMIANI, 1997). Su questa scia, il Consiglio di Stato (Sez. VI), nella storica e modernissima sentenza n. 7472/2004, ha affermato che “la protezione della natura mediante il parco è la forma più alta ed efficace tra i vari possibili modelli di tutela dell’ambiente, il cui peggior nemico è senza dubbio la produzione economica moderna” e che, poiché la ragion d’essere di un’area protetta è la “protezione integrale del territorio e dell’ecosistema”, “l’esigenza di tutelare l’interesse naturalistico è da intendersi preminente su qualsiasi altro indirizzo di politica economica o ambientale di diverso tipo”. Nella stessa sentenza, il Consiglio di Stato ha anche attaccato frontalmente il concetto di “sviluppo sostenibile” quando applicato all’utilizzazione economica delle aree protette, proponendo di ribaltare completamente la prospettiva e parlare invece di “protezione sostenibile”, che ne è l’esatto contrario, consistendo invece “nei vantaggi economici ed ecologici diretti ed indiretti che la protezione in sé, considerata come valore assoluto e primario, procura” (DI PLINIO, 2008). Lo stesso autore si spinge ancora oltre, affermando addirittura che “la legge-quadro, all’art. 1, dichiara direttamente patrimonio naturale, cioè bene giuridico gli oggetti della natura e ne dichiara l’appartenenza al paese. 
Conseguentemente le aree protette sarebbero beni di proprietà collettiva, in cui l’appropriazione privata è ammessa solo in forma eccezionale, condizionata e subordinata”. Infatti, secondo l’art. 1, comma 3, della legge, le aree protette, il cui territorio è “sottoposto 
ad uno speciale regime di tutela e di gestione”, sono istituite innanzitutto con lo scopo di preservarne i valori ecologici e paesaggistici. La legge enumera però anche altre finalità, risolvendo così con un felice compromesso l’annosa disputa tra i fautori delle aree protette come “santuari della natura” e quelli che insistevano soprattutto sullo sviluppo economico delle stesse aree: tra gli obiettivi delle aree protette sono infatti anche (a) la conservazione dei valori ecologici e paesaggistici (“conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici e di equilibri ecologici”); (b) l’applicazione dei principi della gestione sostenibile che armonizzino l’ambiente naturale e le attività umane (“metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali”); (c) la “promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili”; ed infine (d) la “difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici”. 
La Rete Natura 2000 per la protezione della flora, della fauna, degli habitat e delle loro interazioni
La Direttiva 92/43/CEE Habitat segna una svolta fondamentale, in chiave ecologica, della politica europea di conservazione della natura: si passa dalla tutela delle singole specie a quella dei sistemi ecologici (habitat = ecosistemi), considerando le relazioni ecologiche necessarie al loro mantenimento a lungo termine. L’entrata in vigore della Direttiva dell’Unione Europea “Uccelli” (79/409/CEE) e soprattutto di quella “Habitat” nel 1992 fa così compiere un deciso salto concettuale anche alle normative nazionali del settore, istituendo in modo rigoroso e chiaro una rete di aree protette ad un livello sovranazionale (la Rete Natura 2000), in grado di proteggere efficacemente tutte le specie animali e vegetali rare e minacciate su scala continentale, anche attraverso la protezione dei loro habitat, riconoscendo che un’efficace conservazione delle specie può essere ottenuta solo attraverso la conservazione delle interazioni tra di esse, cioè tutelando i loro habitat naturali. 
Panoramica di Campo Felice
La tutela penale di habitat e specie di interesse dell’Unione Europea 
L’imponente corpo normativo di derivazione europea è presidiato da altrettante norme di carattere generale (D.lgs. n. 42/2004 art. 181, opere eseguite in assenza di autorizzazione, c.p. art. 635, danneggiamento, c.p. art. 650, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, e c.p. art. 734, distruzione o deturpamento di bellezze naturali), da quelle sulle aree protette (L. n. 394/1991 art. 13 e 30, interventi non autorizzati in aree protette) e da nuove fattispecie di reato, introdotte nel codice penale dal D.lgs. n. 121/2011 (approvato in recepimento della Direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente), che puniscono severamente ogni azione in danno agli habitat o alle specie protette. L’art. 733-bis c.p. vieta “la distruzione o il deterioramento (compromettendone lo stato di conservazione) di un habitat all'interno di un sito protetto”, mentre l’art. 727-bis c.p. vieta “l’uccisione, la cattura o la detenzione di esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta, nonché il prelievo o la detenzione di esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica protetta”. 
Per “sito protetto” s’intendono le aree classificate come SIC o ZPS in base alla presenza di habitat e specie di interesse comunitario, mentre per “specie selvatica protetta” s’intendono quelle indicate nell'allegato IV della Direttiva 92/43/CE “Habitat” e nell'allegato I della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli”, ovunque si trovino (quindi anche al di fuori del territorio protetto da SIC o ZPS). 
Secondo la Corte costituzionale, la tutela del paesaggio (che è uno dei principi fondamentali dell’ordinamento) va intesa nel senso lato della tutela ecologica e della conservazione dell’ambiente, che è un bene giuridico di valore primario e assoluto. Nel 2007, la Corte ha definito l’ambiente come valore costituzionalmente protetto, che ha come oggetto di tutela la biosfera, non solo nelle sue varie componenti, ma anche nelle interazioni fra quest’ultime, i loro equilibri, la loro qualità e la circolazione dei loro elementi: una definizione scientificamente ben fondata sui principi cardine dell’ecologia. Dopo quasi settant’anni dall’istituzione dei primi parchi nazionali e a venti da quella dei primi parchi regionali, l’Italia si è dotata finalmente, nel 1991, di una legge organica per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, la legge-quadro n. 394/1991. Secondo la legge, le aree protette sono istituite innanzitutto con lo scopo di preservarne i valori ecologici e paesaggistici, ma anche per altre finalità di tipo socio-economico, risolvendo così con un felice compromesso l’annosa disputa tra i fautori delle aree protette come “santuari della natura” e quelli che insistevano soprattutto sullo sviluppo economico delle stesse. 
Estratto dallo studio di Bruno Petriccione 
Associazione Appennino Ecosistema - L’Aquila
Si ringrazia l'autore per l'autorizzazione alla pubblicazione

mercoledì 22 aprile 2020

IL MELO. Era meglio se Adamo ed Eva mangiavano una bella pera.

Forse il Paradiso Terrestre era a Bagdad, forse a Bassora, ma poteva essere perfino nel Kuwait, senza escludere Kabul, visto che si tratta d'interpretare i testi in ebraico e in greco della Bibbia e l'ubicazione del Paradiso è sempre stata oggetto di discussione da parte degli studiosi. Per la verità, prendendo per oro colato qualche traduzione, non ci dovrebbero essere dubbi, nel senso che l'Eden andrebbe ricercato tra i due grandi fiumi Eufrate e Tigri, dove il Signore piantò un grande giardino. "Il Signore - dice l'antico testo - piantò un paradiso nell'Eden, a oriente, e vi mise l'uomo che aveva modellato". La faccenda del "paradiso" viene fuori dal testo greco ("paradeiesos") che in realtà vuol dire la stessa cosa del termine ebraico "gan", e cioè "giardino", o meglio "parco piantato ad alberi", mentre "Eden" va interpretato come "pianura". Quindi si tratta di un parco creato in una pianura a oriente.
In un incredibile numero di storie intriganti c'è sempre di mezzo la mela, e nella mela dobbiamo vedere l'origine di molti nostri guai. (E vien fatto di azzardare, un'ipotesi: che tutto sarebbe stato diverso, che il mondo sarebbe stato migliore, e la nostra vita più semplice, se Adamo ed Eva, quando erano nel giardino orientale, avessero mangiato - anziché la mela - una bella pera, una susina claudia, o magari un fico.)
Mele cotogne del Giardino della Memoria di Lucoli (AQ)

Forse tutto deriva dal fatto che la mela è bella tonda. E del resto, gli antichi sovrani romani, convinti di avere come bisavola la dea Venere (la Dea ebbe una breve avventura con l'eroe troiano Anchise, con il quale generò Enea, padre di Ascanio che si chiamava anche Iiulus, e quindi primo della gens Iulia) tenevano in gran conto la mela che era un simbolo di Afrodite insieme agli altri attributi del melograno, della rosa, del mirto. Sovrani di tempi più recenti si facevano raffigurare tenendo con una mano lo scettro e con l'altra un pomo-globo che magari aveva sopra una Croce per far capire che regnavano per "grazia di Dio".
Quindi la mela è stato sempre un frutto foriero di grossi guai, come ben seppero i Troiani, per il quale il famoso Cavallo fu l'ultimo atto di un dramma che ebbe inizio con la mela di Paride.
La mela è il frutto più dannoso per gli uomini anche perché è l'attributo di Venere, il simbolo della bellezza femminile. E chi dice donna, dice danno. anche perché ce la dobbiamo portare sempre dietro, la mela, essendo per definizione "il pomo di Adamo".
E poi dobbiamo dire la verità è un frutto che non sa di niente e non può essere certo paragonato, per sapore, a una pesca, un'albicocca, una fragola, un lampone. Per l'85% è costituito di pura acqua. (Si però - dicono i moltissimi che non sono d'accordo - l'altro 15% è costituito da vitamine A. B, C, PP, E, da zucchero e altri elementi nutritivi salutari. E chi ha scritto questo malevolo testo sulla mela non deve mai dimenticare che "An apple a day, keeps the doctor away". Una mela al giorno leva il medico di torno. Peraltro è anche vero che se Adamo ed Eva avessero mangiato una bella pera, forse non ci sarebbe mai stato bisogno di un medico).
Mele a cipolla - Giardino della Memoria di Lucoli (AQ)
Liberamente tratto dal libro di Giorgio Batini "Le radici delle piante". Ed. Polistampa

sabato 11 aprile 2020

SANTA PASQUA 2020: appelliamoci alla speranza in noi stessi, nel prossimo e in Dio per chi crede


L’analogia fra la Pasqua di duemila anni fa e quella di questi giorni è dolorosamente strettissima. 
Chi è credente e visita le chiese vuote è addolorato nel sapere Gesù lasciato solo nei tabernacoli di quasi tutto il mondo. 
Si fa un gran parlare del male aggiunto al male del coronavirus che però è in qualche modo permesso da Dio, per cui non si può non pensare alle parole del Vangelo di Luca: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso». Deve. Doveva essere così. Ma non solo, Gesù, oggi come allora, è rifiutato dai potenti della terra, oppure ignorato (senza celebrazioni e con le chiese chiuse) come lo ignorò il pagano Pilato, che nel momento della prova preferì lavarsi le mani piuttosto che difendere l’innocente. 
In questa Settimana Santa, piegati dalla pandemia, siamo tutti costernati ed impauriti  e facciamo appello alla speranza.

La speranza è la più astratta delle virtù. Pochi la comprendono bene. Istintivamente abbiamo “qualche idea” di cosa significhi la speranza. Nella nostra espressione spontanea “io spero…, spero veramente che…, spero per il meglio…” esprimiamo una qualche forma di fiducia o desiderio di un esito felice. Ma spesso non sappiamo nemmeno perché speriamo. A complicare le cose, la speranza è in realtà costituita da due virtù in una. La speranza è in parte soprannaturale (teologica) e in parte naturale (umana). In breve, speriamo in Dio e nella sua capacità soprannaturale di interagire con noi e di salvarci o se non crediamo speriamo nell’uomo e nelle sue capacità naturali di aiutare se stesso e il prossimo. 
Speriamo di tornare presto alle vite che abbiamo vissuto fino ad ora ed in salute.
Nel giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Ci affidiamo alla speranza. Vogliamo trovare la speranza nella natura, in quella a noi più vicina, nelle piante del Giardino della Memoria, che, anche senza cure quest'anno, sono in fiore e ci donano bellezza e fiducia nei frutti del prossimo futuro.

Auguriamo a tutti i nostri lettori una Santa Pasqua piena di speranza.


lunedì 6 aprile 2020

QUANDO COMMEMORARE E' ANCORA PIU' DIFICILE DI SEMPRE MA NON CI SI ESIME.......

Per l'undicesimo anniversario del terremoto dell'Aquila luci accese a mezzanotte davanti alle finestre e balconi
Il silenzio, questa notte, ha il volto di chi abbiamo perduto, ha il respiro di una umanità che lotta contro una minaccia letale, ma quasi irreale nella sua non fisicità, perché materia dei laboratori di ricerca, perché patologia da ospedali. Allora, come oggi, piangiamo la morte avvenuta in solitudine, senza la consolazione dei propri cari”.
Queste le parole del Sindaco di l'Aquila pronunciate la scorsa notte.
Notte del 5 aprile 2020 il monumento con i nomi delle vittime del sisma di Lucoli illuminato dalle fiammelle

E' vero. Il Silenzio del Giardino della Memoria ieri notte era avvolgente ed inquietante, rotto dal canto degli uccelli notturni. Tutto incuteva paura. Paura appesantita dalla solitudine del gesto: non si poteva essere insieme, già essere usciti di casa ed esserne lontani era un problema.
E' stato un problema comprare le ciotole con le candele, un gesto così ordinario eppure non scontato: sono arrivate faticosamente via corriere, addirittura da Potenza. Le candele non sono generi di prima necessità non si vendono ai tempi del coronavirus.
Ma non si poteva mancare perché il dolore costituisce la spinta per rigenerarsi, interrogarsi e raccontarsi ogni anno,  è la base per darsi dei valori per il futuro. Per rafforzare i nostri valori fondati sull'impegno disinteressato di volontari e sulla testimonianza. 
I frutti antichi del Giardino della Memoria fanno il resto, vegetano rigogliosi ringraziando di essere stati recuperati e protetti, questo il nostro progetto di custodia della memoria.

giovedì 2 aprile 2020

L'UNDICESIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Siamo ad inizio aprile 2020 e tutto è sospeso: tutti noi siamo chiusi in casa, anche le commemorazioni degli anniversari sono annullate, perché c'è il coronavirus.

Il 6 aprile si avvicina.......
Noi non possiamo accudire gli alberi del Giardino della Memoria, che pure si stanno preparando alla fioritura e al donarci la loro bellezza: da vera signora, la bellezza non serve a nulla, ma è servita per chi sa amarla e gli alberi dei "frutti antichi" che coltiviamo nel Giardino ne sono dispensatori.

Siamo chiusi in casa e non possiamo neanche piantare nuovi fiori sotto ai nomi di chi perse la vita il 6 aprile del 2009, azione che compiamo da nove anni da quando abbiamo realizzato il Giardino della Memoria del Sisma.

E' il tempo del coronavirus ed abbiamo capito che gli uomini sono animali straordinari perché possono crearsi l'ambiente in cui vivono grazie allo strumento della cultura (il Giardino della Memoria è un progetto culturale dall'alto valore simbolico) ma sono anche animali fragilissimi perché quegli ambienti prodotti dalla nostra incredibile disponibilità simbolica hanno bisogno di manutenzione costante e di essere rafforzati e trasmessi attraverso solide materialità che non possiamo trascurare o cancellare. Le materialità dell'incontro, della parola vis-à-vis, del lavoro comune, dei ricordi narrati che ogni volta generano emozioni che uniscono.
La cultura ed il volontariato hanno bisogno di una struttura sociale per poter sopravvivere. 
Nella crisi del coronavirus il potenziale culturale dei volontari si accorge di quanto ha bisogno degli altri e della loro libertà di incontro per potersi manifestare e rinnovare. Anche la commemorazione del dolore scaturito da un terremoto e la trasmissione della memoria di un evento terribile presuppone l'emozione di un incontro. 
In questo momento che viviamo siamo da soli, ognuno di noi ridotto a sé stesso o al massimo alla rete biologica delle interconnessioni sentite e vissute come naturali e necessarie, siamo privati della nostra umanità di “animali politici”, vale a dire non possiamo condividere la vita sociale. 
Siamo rammaricati perché vorremmo continuare a ricordare l'anniversario del terremoto incontrandoci, proprio perché vorremmo pensarci come comunità di volontari al di là di quel che è biologico e necessario, vorremmo continuare a curare le nostre relazioni affettive e sociali ma, ora, possiamo solo farlo attraverso un blog.  
Affidiamo, quindi, i nostri sentimenti a queste parole ed alle foto del Giardino sotto la neve caduta ieri. 
Le foto illustreranno la bellezza del Giardino, del nostro "monumento verde". La bellezza è nascita, a volte rinascita, e non morte; è passaggio dalla potenza all’atto e non dall’atto all’impotenza; perché il bello è fecondo, il suo contrario è la sterilità. Nella bellezza la natura diviene ciò che è, non segue la china alienante che viaggia dall’essere al niente. 
Le foto che dedichiamo all'anniversario del 6 aprile mostrano la bellezza di una natura custodita con impegno da volontari (ogni fiore ha richiesto più di un momento insieme per essere piantato) affinché trasmetta, in questi tempi difficili, una gioia, perché il Bello nel suo senso più ultimo è il simbolo del Bene, ovvero la metà visibile della tessera. L’altra metà abita nei cieli. 











venerdì 20 marzo 2020

TRA LE CULTIVAR CONSERVATE NEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI LA MELA LIMONCELLA

La Regione Abruzzo ha istituito un apposito elenco tenuto presso il Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca (DPD) degli agricoltori che facciano domanda di accreditamento. 
L'ambizione di NoiXLucoli Onlus è quella di divenire agricoltori custodi della biodiversità vegetale del territorio aquilano.

Esercitiamo nel Giardino della Memoria del Sisma, da dieci anni, un'attività agricola volta alla conservazione di cultivar antiche da pomo a rischio di estinzione o di erosione genetica.
Una delle cultivar che proteggiamo è la Mela Limoncella.
Segue scheda varietale relativa ai tre esemplari coltivati nel Giardino di Lucoli.





lunedì 9 marzo 2020

LA POTATURA DEI NOSTRI ALBERI - 17 FEBBRAIO 2020




Non solo potatura ma anche la pennellatura dei tronchi delle piante fruttifere, azione che ha la funzione principale di proteggerle contro il cancro batterico, ma offre anche molti altri vantaggi. E' una operazione che si fa ricoprendo i tronchi dalla base e l'inizio delle ramificazioni con una miscela a base di calce e di verde rame. 
Il cancro batterico è una malattia delle piante che colpisce soprattutto peschi, susini ed albicocchi, ma non risparmia anche altri tipi di fruttiferi. 
Il lavoro che abbiamo fatto vuole anche proteggere le piante dagli insetti, infatti, al sopraggiungere dell'inverno la maggior parte delle piante da frutto rallenta l'attività vegetativa, per iniziare un periodo di riposo, la stessa cosa accade per la piccola fauna, per gli insetti e per ogni altra creatura che vive nell'orto a scapito delle piante. Dunque, l'inverno è il periodo in cui molti parassiti cercano un riparo, molti producono larve che si interrano, altri, con un ciclo vitale pluriennale, trovano rifugio in tutti i piccoli anfratti utili, tra i quali primeggiano le cortecce degli alberi. 
L'assenza delle foglie ci ha consentito di realizzare una buona pulizia dei tronchi e dei rami maggiori, abbiamo ripulito le piante dalle larve perché gli insetti sono gli agenti di malattie come la bolla del pesco e varie forme di cancro.

CIAO ALAN! AVREMO CURA DEL TUO ALBERO CHE VIVE NEL GIARDINO DELLA MEMORIA. CI MANCHERAI........


Alan Turner, Artist of the Evocative and the Odd, Dies at 76

Alan Turner, who drew on Surrealism, Abstract Expressionism and more in acclaimed paintings and drawings that could be humorous, disturbing or poignant, died on Feb. 8 at his loft in Lower Manhattan. He was 76.
The poet Lee Briccetti, his partner of almost 20 years, said the cause was progressive supranuclear palsy, a degenerative brain disorder. He had been in home hospice care for some years.
Mr. Turner’s art was widely exhibited and wide ranging. In the late 1970s he produced mesmerizing paintings of trees “that seemed to square off like fighters or wrap themselves around one another in a claustrophobic embrace,” as Michael Brenson put it in a review in The New York Times.
Then came works featuring humanoid figures and faces, the eyes, ears and other body parts distorted or bizarrely placed. “Several noses cohabit on a single torso,” Grace Glueck wrote in The Times in 2000, describing an exhibition at the Lennon, Weinberg gallery in SoHo, “an eye doubles as a nose, and a vaginal cleft seams the long flat chin of a grotesque monster face.”
In recent years, spurred by cardboard shelters in the homeless encampments along the Tiber River that he saw on his frequent trips to Rome, he developed a “Box House” series, mostly in graphite, that explored not only those but all sorts of boxes that harbor all sorts of things, whether people, pets or memories.
Alan Lee Turner was born on July 6, 1943, in the Bronx. “I was to be named after my father’s father,” he wrote in an autobiographical sketch in the catalog for a 2018 retrospective at the Parker Gallery in Los Angeles, “but his name had been Adolph, which did not seem a good name for a Jewish boy to be brought up in the Bronx in 1943.”
His father, Louis, operated the projector at the Lane movie theater in Washington Heights in Manhattan, and his mother, Rose (Taylor) Turner, worked at Stern’s department store.
Mr. Turner enrolled at City College, where he was on the fencing team. He started out as a mathematics major but changed to art, receiving a bachelor’s degree in 1965. He then earned a master’s degree at the University of California, Berkeley, in 1967. The artist David Hockney was among his teachers.

Alan Turner è venuto a Lucoli molte volte, così come all'Aquila ed ha vissuto con noi tutta la fase del post terremoto. 
Ha fatto parte della rete di personaggi della cultura stranieri che hanno contribuito a far conoscere all'estero l'esperienza del Giardino della Memoria.
Alan ha passeggiato con noi molte volte per le vie dei borghi di Lucoli, disegnando ogni cosa: i muri, ogni ferita del terremoto, le pietre nude e ogni particolare della vita sospesa che lo colpiva.
Ci ha aiutati quando ci siamo costituiti in Associazione ed ha adottato una pianta di melo nel Giardino della Memoria del Sisma.
Se n'è andato un grande e colto amico sempre interessato alle esperienze italiane ed abruzzesi dalle quali traeva spunto per i suoi quadri.
Grande la sua umanità, grande la sua sensibilità, grande la sua affettività.
Ci lascia un grande vuoto anche se ci rimane la sua pianta che cureremo con grande affetto.
I frutti del "Melo Cotogno" di Alan e Lee

Ciao Amico Alan 
nella foto anche la scrittrice Rose Hayden

https://www.nytimes.com/2020/03/06/arts/design/alan-turner-dead.html
https://www.artforum.com/news/alan-turner-1943-2020-82396
https://contemporaryartdaily.com/2019/01/alan-turner-at-parker-gallery/

venerdì 14 febbraio 2020

PREPARIAMO IL GIARDINO DELLA MEMORIA PER LA PRIMAVERA

Lunedì 17 Febbraio appuntamento alle 09:30 con i soci ed il vivaista per la potatura 
degli alberi


Anche se l'inverno non è finito sapiamo che il mese di febbraio si presta alla potatura delle piante.
Senza vegetazione potremo avere una vista migliore sui rami e sagomare meglio le piante che non debbono coprire la vista dell'Abbazia di San Giovanni Battista. 
Il taglio invernale stimolerà la crescita dei rami nuovi in primavera.
In questo modo le piante si manterranno sane e otterremo una ricca fioritura e fruttificazione che ci permetterà di catalogare i frutti in via di estinzione che sono coltivati nel Giardino.
Ci ritroveremo al Giardino con l'Azienda agricola Martini e chiunque vorrà approfondire per sue personali conoscenze la tematica della potatura sarà il benvenuto.