lunedì 19 novembre 2018

La regione Abruzzo ha presentato il progetto "Il Cammino del Perdono".


L’Aquila. Si è parlato dell’esperienza e dell’opportunità di sviluppo che offre il progetto Il Cammino del Perdono dell’omonima DMC del Movimento Celestiniano dell’Aquila, nel corso dell’incontro svoltosi sabato 17, pomeriggio, all’Aquila a Palazzo dell’Emiciclo, promosso dalla Regione Abruzzo ed aperto in particolare ai Sindaci e agli operatori dei territori coinvolti dal progetto di promozione turistica. Alcuni nostri soci hanno partecipato. Sulle tracce degli antichi avvenimenti storici risalenti al XIII secolo in chiusura dell’epoca medievale, il Movimento Celestiniano ha ricostruito, secondo l’attuale visione geografica ed ambientale, quei percorsi spirituali ed umanistici che hanno caratterizzato quell’epoca tanto intensa quanto ricca di contrasti. Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la riappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane. Tra i luoghi più importanti dell’epoca, e sulla storia e la vita di San Pietro Celestino V e delle altre figure importanti di quel periodo (Federico II, il Sultano ElKamil, San Francesco D’Assisi), nascono cinque stupendi quanto unici percorsi turistici che attraversano mete sconosciute alle masse e garantiscono un viaggio non solo fisico, ma emotivo e trascendentale. Dei cinque rami che il progetto del cammino del Perdono prevede: Sui Passi di Celestino, Sui Passi dei Papi, Sui Passi dei Pastori, Sui Passi di Francesco e sui Passi del Sapere ad oggi i primi tre sono perfettamente fruibili e pronti per ospitare i pellegrini che vorranno percorrerli, quello dedicato a San Francesco è fermo a causa del sisma del 2016 mentre per il quinto: Sui Passi del Sapere è in corso di realizzazione la guida al percorso. “La Regione Abruzzo sta puntando su progetti di promozione turistica come Il cammino del Perdono”, ha spiegato l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti, "Io sono da sempre promotore e sostenitore dei cammini e di questo genere di iniziative che consentono, a un pubblico vasto e di tutte le età e provenienze geografiche, di entrare in contatto con le eccellenze del nostro territorio. Attraverso questa idea, infatti, abbiamo la possibilità di conoscere, scoprire e apprezzare zone dalle bellezze culturali, naturalistiche e architettoniche spesso sconosciute e per questo intatte. Il progetto presentato oggi è un fatto assolutamente concreto e questo produce una micro economia particolarmente utile alla nostra Regione e ai nostri comuni. In questi anni la mia attenzione sul tema è sempre stata elevata, ed a testimonianza di ciò vi sono gli sforzi prodotti in campo normativo che hanno fruttato una serie di leggi e regolamenti atti a sviluppare attività analoghe, non ultimo il regolamento che la giunta regionale a giorni prenderà in esame”. 
Il Cammino del Perdono è stato dunque presentato come un’importante opportunità di promozione e sviluppo del territorio “…che crea comunità”, ha spiegato Piero Paolo Giorgi coordinatore del Movimento Celestiniano, “cioè crea le condizioni per una condivisione di sviluppo locale attorno ad un’idea che ha radici molto profonde. Radici che provengono da un assetto socio culturale che secolo Celestino V propose. In termini attuali il progetto risponde alle moderne esigenze di un turismo compatibile, ecosostenibile e socialmente allettante”.
L'idea dei "percorsi del perdono" viene oggi riproposta dopo essere stata presentata con una pubblicazione del Comune dell'Aquila, nel 2012, dal Sindaco Cialente.
La pubblicazione prevedeva anche uno specifico spazio dedicato alle Chiese di Lucoli.

Queste iniziative pubbliche nascono dall'esigenza di valorizzare e promuovere l’identità del territorio aquilano, ma una rete di operatori del territorio, religiosi e/o turistici, deve però, essere in grado di sviluppare sinergie per realizzare questo tipo di turismo. 
E ciò a Lucoli, dal 2012, non è accaduto. Le presenze di fedeli vengono annoverate per l'Abbazia di San Giovanni Battista, che pur essendo interessata da lavori di restauro e messa in sicurezza, ha sempre ospitato attività di culto, costanti e partecipate, anche da parte di persone provenienti da diverse località dell'Abruzzo. La partecipazione dei fedeli si è anche tradotta in attività di volontariato volte a preservare in pulizia ed ordinata manutenzione il bene storico architettonico e l'area circostante che è una delle più belle di Lucoli.
La Regione ha dato un nuovo impulso occorrerebbe impegnarsi su dei piani concreti per favorire le presenze di fedeli interessati a questo tipo di turismo.

mercoledì 14 novembre 2018

PRODUCCION SOSTENIBLE DE FIBRAS, TEJIDOS y TINTES NATURALES

Conferencias Facultad de Ciencias Agropecuarias
Universidad Nacional de Córdoba

La Ing. Agr. Doctora Honoris Causa Beti Piotto  efectuará una Jornada de Conferencias el día martes 20 de Noviembre a las 16 horas en el Aula 12 Sur de la FCA-UNC. 


La Dra. Honoris Causa Beti Piotto nos ofrecerá la conferencia: “Hilar, tejer, teñir, crear: historias de sostenibilidad”. Dónde abordará diversos aspectos de la temática desde tecnológicos, históricos hasta artísticos
También disertarán docentes- investigadores de la FCA-UNC: 

“Las especies tintóreas para un desarrollo sustentable”. Ing. Agr. Esp. Ana Meehan. 
“Uso sustentable tintóreo de la vegetación de los espacios verdes” Ing. Agr. Esp. Alicia Bobone.
En dichas conferencias se darán a conocer la existencia de:

* producciones logradas en paralelismo (e-book) tanto en Italia como en Argentina con el apoyo del ISPRA y Donne in Campo y 
* de investigaciones realizadas por docentes de la FCA-UNC en esta área de conocimiento.

venerdì 19 ottobre 2018

"LO VISCOVO E LO ABBATE, .....AMBO CON LE MITRE, STAVANO CANTU LATO".

SAN GIOVANNI BATTISTA DI COLLIMENTO DI LUCOLI DENTRO E FUORI LE MURA DELL'AQUILA: LUOGHI DEL POTERE E MAESTRANZE

di Chiara Marcotulli
La fondazione dell'Aquila rappresenta un grandioso processo di sinecismo iniziato in epoca federiciana e sostanzialmente definitosi con la "riforma angioina", sancita dal diploma di Carlo II d'Angiò del 1294, seguito dalla distruzione operata da Manfredi nel 1266.
La civitas nova che ne deriva è topograficamente e fiscalmente organizzata in quattro quarti, a loro volta suddivisi in locali, così come il territorio del suo Comitatus. Tutto il "sistema città-territorio", come tramandato dalle fonti scritte, ruota attorno allo stretto legame (sociale, giuridico, fiscale) fra castelli, chiese parrocchiali e comunità inurbane, intus ed extra civitatem.
La chiesa di origine, replicata nello spazio urbano, consentiva di testimoniare e mantenere salda l'appartenenza alle singole universitates: le chiese di locale e, ancor di più, le chiese capoquarto furono quindi il vero polo accentratore e organizzativo del nuovo nucleo urbano.
Lo studio dell'edilizia ecclesiastica di un territorio campione, il quarto di San Giovanni intus ed extra civitatem, ha consentito, attraverso il riconoscimento della circolazione delle maestranze, di mettere a fuoco, fra i molti aspetti del processo di inurbamento, il particolare caso del monastero di San Giovanni Battista di Collimento di Lucoli. Le sue vicende costruttive, fra XIII e XIV secolo, lo confermano, infatti, come singolare fenomeno di signoria abbaziale: "defilata" chiesa capoquarto nella civitas nova aquilana, ma vero luogo del potere nel Comitatus.
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La chiesa di San Giovanni Battista di Lucoli intus
La chiesa capoquarto di S. Giovanni di Lucoli intus venne demolita nel 1898 per lasciare posto alla nuova via XX Settembre e si conserva attualmente solo un bel portale romanico, rimontato sulla facciata della chiesa di S. Francesco di Paola.
Tradizionalmente si ritiene che questa traslazione abbia suggellato un lento declino della chiesa lucolana cominciato già dal XIV secolo: da molti attribuito ai numerosi sismi che colpirono, anche e in particolare, il locale di Lucoli. Infatti, benchè nel 1404 si deliberasse la realizzazione della bandiera del quarto di S. Giovanni, nella pianta urbana di Fonticulano del 1575- Taxatio dei confocolieri - figura come nuova chiesa capoquarto S. Marciano di Roio. Il quartiere, però, continuò a titolarsi a S. Giovanni fino all'elenco dei fuochi del 1712.
Questa dualità fra ruolo di capoquarto e titolazione del quarto stesso, è giustificabile perchè la chiesa di San Giovanni intus, molto probabilmente, non fumai concretamente attiva nel processo di inurbamento, dato che, si è visto, molte delle energie economiche e politiche del monastero di origine erano rivolte al contado. E' quindi più corretto parlare, relativamente alla sostituzione della parrocchia capo quartiere, dell'affermazione di un dato di fatto che aveva visto la chiesa di S. Marciano, dai primi decenni della fondazione della città, sempre attivamente presente come polo accentratore locale. San Giovanni intus sarebbe stata invece una sorta di propaggine dell'abbazia benedettina extra.
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La tradizione storica locale vuole che il San Giovanni intus sia stato gravemente lesionato, e successivamente abbandonato, già dal XV secolo, a causa dei sismi del 1315 e del 1349, dato che, in quegli anni, non è certa la sua stessa esistenza. Fu invece il grande sisma del 1703 che causò il reale tracollo dell'edificio determinandone una rapida scomparsa dalla topografia cittadina. La pianta del Vandi del 1753 testimonia infatti il tentativo post sisma di arrangiare una piccola chiesetta nel luogo della parrocchiale originaria, tentativo evidentemente fallito se si decide nel XIX secolo di demolirla.
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Conclusioni
Concludendo vale la pena di richiamare altri particolari che concorrono a definire meglio la congiuntura politica che il monastero Collimentano si trovò ad attraversare fra il XIII e XIV secolo. L'abbazia, infatti, che agli inizi del XIII secolo si era trovata al centro di dispute fra ingerenze vescovili e rivendicazioni di autonomia - sempre risolte con una sostanziale posizione bipartisan dell'autorità papale (da cui dipendeva giuridicamente il monastero) - è oggetto verso la fine del Duecento di tentativi forzosi di conversione religiosa. Nel 1291 Niccolò IV, infatti, confermò l'elezione di un monaco cistercense ad abate del monastero Collimentano, che depose l'incarico dopo oli quattro anni. Nel 1294 Celestino V unì San Giovanni Battista al monastero celestiniano di S. Spirito di Sulmona ma, successivamente, Bonifacio VIII revocò la bolla.
Sembra abbastanza significativo che il tentativo di condurre il monastero di San Giovanni Battista di Collimento extra moenia sotto la dipendenza di uno di questi ordini fallisse, per ben due volte, nel volgere di pochi decenni (rimarrà benedettino fino alla sua secolarizzazione), proprio mentre fra XIII e XIV secolo all'Aquila si andava definendo la presenza di vari ordini religiosi: Cistercensi, Francescani, Domenicani e, soprattutto, riformati Celestiniani, questi ultimi così strettamente legati alla propaganda politico-religiosa di Celestino V e Carlo II. 
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Un ruolo, dunque, "controcorrente", rispetto alla maggior parte della realtà ecclesiale del Comitatus, nel processo di urbanizzazione portato avanti con la "rifondazione Angioina". Infatti, se in genere furono le collegiate aquilane ad assumere un ruolo predominante rispetto alle "gemelle" nel contado (S. Pietro di Coppito, S. Giusta, S. Biagio - fra le prime inurbatesi), divenendo le sedi esclusive anche delle parrocchie extra, nel caso di San Giovanni gli sfozi di aggiornamento edilizio delle strutture furono dedicati non alla chiesa di locale (anche capo quarto), ma alla chiesa-madre extra. Anzi da alcune fonti più tarde, si apprende che l'abate affiancava il vescovo in compiti di responsabilità e, quasi, compartecipazione amministrativa. Fino al XVI secolo, nonostante la soppressione della vita monastica, San Giovanni continuò a godere di privilegi abbaziali con giurisdizione sia nel Lucolano sia, soprattutto, nella chiesa intus.
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L'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli oggi
Ringraziamo la Professoressa Chiara Marcotulli per averci concesso l'autorizzazione alla pubblicazione di questo estratto del suo articolo.

venerdì 12 ottobre 2018

LE TORTE CAPOLAVORO DI ANNAROSA FIORENZA E' PROPRIO UN PECCATO MANGIARLE!






Ogni anno, per la Festa di San Michele a Vado Lucoli, Annarosa prepara delle vere e proprie sculture di delizia e di zucchero, colorate, scolpite, decorate. 
Sono così belle che è persino difficile ricordarsi che sono fatte per essere mangiate… e non solo con gli occhi. Questi dolci capolavori, sono protagonisti della festa di San Michele a settembre per la Comunità di Vado Lucoli e Lucoli Alto.
Annarosa è una vera "Cake Design” come si può vedere da alcune sue creazioni più belle, queste torte rappresentano l’incontro perfetto di arte e pasticceria.
Dovremmo farci dare tutte le ricette.
Bravissima Annarosa! 

mercoledì 26 settembre 2018

Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza

Il Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell'ambiente e per la conservazione della biodiversità dell’ISPRA, insieme a Donne in Campo della Confederazione Italiana Agricoltori, ha condotto un indagine sulla produzione eco-compatibile di fibra da fonti naturali e/o di recupero, filati da tessitura artigianale, tintura naturale e confezioni con materiali e metodi compatibili con l'ambiente.  I frutti dello studio sono contenuti nel volume di cui è indicata la copertina e visionabile in internet.
Uno degli autori è la nostra socia Beti Piotto già del Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell'ambiente e per la conservazione della biodiversità dell’ISPRA, Area per la conservazione e gestione di specie, habitat ed ecosistemi, l'uso sostenibile delle risorse agroforestali.
La ricerca ha fornito un panorama di attività e prodotti di eccellenza così marcatamente variato da risultare difficilmente incasellabile in settori. Sono state descritte alcune di queste realtà per lo più poco note al pubblico ma esempi viventi di sostenibilità, biodiversità ed economia circolare.
Una costatazione rilevante è che questi saperi, facenti parte della ricca diversità culturale italiana, raramente usufruiscono di una qualche agevolazione o finanziamento da parte dello Stato a supporto della loro importante attività.  Da sottolineare però che molti dei giovani contattati sono riusciti a rivisitare la tradizione con creatività sorprendente.
La storia ci dice che non è un caso che la filiera relativa alla filatura e tessitura, con numerose attività interconnesse, sia spesso in mano alle donne.  Questa “vicinanza” tra le donne ed il tessere è vivissima anche oggi a dirci del grande contributo del mondo femminile alla sostenibilità della filiera.
Vi raccontiamo la storia di due donne dell'Abruzzo: Assunta Perilli (nostra amica da tempo) di Campotosto e Valeria Gallese di Santo Stefano di Sessanio.
Assunta Perilli Archeologa-tessitrice custodisce una antica varietà di lino a Campotosto (AQ)
Assunta Perilli venuta più volte a Lucoli animatrice di nostre iniziative.

A Campotosto, paese sulle sponde dell’omonimo lago artificiale in provincia dell’Aquila, Assunta Perilli, archeologa e tessitrice, ha raccolto l’eredità di nonna Laurina. Morta nel 1995 a 101 anni, nonna Laurina custodiva un tesoro: semi di lino di un’antica varietà che aveva sempre coltivato, anche nei vasi davanti la sua abitazione. Conservazione è un sostantivo al femminile e al femminile è stata per millenni l’opera di difendere e conservare le sementi, il cibo, la terra, la pace. Ora, forse con ritardo, si capisce che è dovere di tutti conservare la diversità. Conservare ciò che esiste in tutte le sue forme perché la sopravvivenza e la naturale evoluzione di tutti noi si basa proprio su questa ricchezza: la grande e misteriosa eterogeneità della vita. L’omogeneizzazione delle colture, la riduzione di cultivar a disposizione, agisce in modo esattamente opposto. Proprio per questo motivo, per l’unicità di questa coltivazione di lino, le Università di Cambridge e di Copenaghen hanno iniziato a studiarla per capire se nel corso dei decenni le sue caratteristiche specifiche sono rimaste intatte o hanno subito modifiche sostanziali. Il progetto europeo TeSet, cioè Textiles in Southern Etruria, si è proposto di ricostruire le antiche rotte commerciali per individuare i mercati del lino da Oriente ad Occidente e per capire se sia possibile una distinzione tra le produzioni di lino in aree geografiche differenti e distanti. Gli studi continuano ora, affinando gli obiettivi, nel progetto “Il lino di Campotosto”, con il supporto del Parco del Gran Sasso ed i Monti della Laga che, tra l’altro, ha investito Assunta Perilli della carica di ambasciatrice del Parco nel mondo. In questa fase si vuole sottolineare gli aspetti naturalistici ed etnografici come lo studio e l’applicazione delle piante tintorie e la ricerca degli abbigliamenti tipici del territorio. Assunta ha messo un po’ da parte i suoi studi di archeologia per dedicarsi al recupero delle antiche tradizioni di tessitura e filatura, utilizzando tecniche e strumenti antichi dalla lana, che viene tinta in modo naturale, ai filati come il lino che appunto si ricavano da questa antica cultivar. Per l’iniziativa dell’associazione culturale Filo da Torcere, nel 2002 sono partite le semine di questo lino per procedere dopo con tutta la filiera fino alla tessitura. E’ stata di nuovo praticata con metodi tradizionali la trasformazione della pianta in filo: la 54 messa in ammollo nelle acque di un torrentello che si trova nei pressi del santuario della Madonna Apparente di Campotosto, a circa 1 Km dal paese, l’essiccamento e la lavorazione. Tutto ciò tenendo conto che la zona di Campotosto, già prima della creazione del bacino artificiale, era particolarmente adatta a questa coltura. L’archeologia è comunque sempre lì, molto presente nel mondo di Assunta perché gli strumenti per ottenere determinati tessuti sono fedelmente riprodotti da quelli antichi con la collaborazione di archeologi, antropologi ed esperti del settore per la tessitura, filatura e tintura. Oltre ad aver realizzato il kilt donato al principe Carlo d’Inghilterra dal sindaco di Amatrice in seguito al terremoto che stravolse il centro Italia, Assunta, insieme a molte donne di Campotosto, ha studiato e catalogato tutti i tessuti dell’alta montagna, dalla conca amatriciana al versante teramano fino a Scanno. Luoghi dove l’utilizzo della lana è tradizione antica.
Nome dell’azienda: AquiLANA Nome e cognome del titolare: Valeria Gallese.
Valeria Gallese con la sua famiglia
Quella di Valeria Gallese è una storia d’amore, nata dall’amore per suo marito e trasformata in amore verso un territorio, un popolo, un mestiere. Valeria, ex studentessa di veterinaria, conosce quello che sarebbe diventato il suo futuro marito durante una giornata di tosatura nell'azienda di un amico. “Ci siamo innamorati mentre raccoglievo i velli delle sue pecore” racconta Valeria. Il marito possiede un gregge di 400 capi, sono pastori da generazioni ma a prescindere dalla storia familiare, la sua è una vera passione. Valeria ha amato sin da subito il suo lavoro, seguendo il marito sulle montagne abruzzesi ma ha anche capito sin dall’inizio che il modo che avevano di utilizzare la lana non consentiva di avere un reddito aziendale sufficiente. Quello del pastore è un lavoro duro, faticoso e poco remunerativo e con la vendita della lana “sporca” (sucida) non si riesce nemmeno a recuperare i costi della tosatura. Allora si è proceduto a recuperare la lana “sucida” dalle pecore dell’allevamento del marito ed a mandarla per la trasformazione in filato ad un apposito consorzio tessile di Biella. La lana torna poi in rocche da un chilogrammo. Il suo osservare con attenzione, le ha fatto inoltre capire che bisognava investire per avere un prodotto di alta qualità. E’ stato così che ha trasformato la produzione filando i primi 200 chili di lana e tingendoli con prodotti naturali. Tramite un processo lungo e meticoloso, le lane vengono tinte a mano con fiori, cortecce e radici. Il giallo si ottiene dall'elicriso, dalla camomilla del tintore e dall'iperico. Il rosso viene dalle radici di robbia mentre il blu è tratto dal guado. Prima si fa macerare il materiale e poi con la mordenzatura si prepara la lana ad accogliere il colore, si sciacqua quindi la lana mordenzata e si mette nel decotto filtrato. La lana viene sobbollita due volte: prima in allume e poi nel decotto di tintura. Con la lana colorata si confezionano gomitoli e matasse da 100 grammi. Il vero pezzo forte è però la colorazione con il vino Montepulciano d’Abruzzo. Valeria fa sobbollire la lana nel Montepulciano rosso perché contiene antociani che mordenzano e tinteggiano la lana con un colore bellissimo che racconta la terra d’Abruzzo. Anche Oscar Farinetti di Eataly è stato attratto dalla procedura in quanto interessato a raccogliere tutti i possibili utilizzi di questo vino abruzzese. La sua capacità imprenditoriale, tutta al femminile, gli ha consentito di pubblicizzare i suoi prodotti che oggi vengono venduti in tutta Italia. Nel 2014 ha aperto la sua attività in uno dei borghi più belli d’Italia: Santo Stefano di Sessanio (AQ) perché voleva dare un’identità territoriale ai propri prodotti, un posto dove Valeria racconta la sua attività a chi la passa a trovare. Non vende semplicemente un articolo, ma con esso racconta la sua terra. La “signora della lana” come spesso viene chiamata collabora con l’Associazione Rocca San Vito di Tornimparte (AQ), partecipando al progetto interdisciplinare “Filalalana”, per portare nelle scuole la conoscenza dell’arte della lana e della tintura naturale. Gli alunni hanno imparato l’antico mestiere partendo dalla tosatura, poi la cardatura e la filatura ed infine la tintura con metodi naturali, cioè utilizzando la barbabietola per il rosso, il mirtillo per il blu ed il viola, la radice dell’iris per il grigio ed il nero. Con grande coraggio Valeria Gallese è riuscita a valorizzare la lana delle sue pecore e quella di tanti pastori, costretti spesso a regalarla perché rappresentava un problema per lo smaltimento. Nel 2014, infatti, si è costituita l'Associazione "Pecunia" per la valorizzazione della lana nell’ambito del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L'associazione si adopera per tutelare e promuovere la valorizzazione della filiera della lana per restituirne il giusto valore commerciale e per incentivare e rivitalizzare la microeconomia e la diversificazione del reddito del comparto agropastorale e dell'artigianato rurale legato alla filiera della lana.

venerdì 21 settembre 2018

TAR boccia cemento nel Parco del Sirente. Pietra miliare per la tutela dei Siti di Interesse Comunitario in Italia


by SALVIAMOILPAESAGGIO on Set 12, 2018 

Vittoria al TAR delle associazioni ambientaliste sulla lottizzazione di Prato della Madonna in pieno Parco naturale regionale del Sirente-Velino. 
Sentenza di straordinaria importanza per la tutela di tutti i Siti di Interesse Comunitario in Italia. 
Venerdì 14 settembre 2018 a Pescara in via Conte di Ruvo 111, presso lo studio legale che ha curato il ricorso, le associazioni ambientaliste hanno tenuto una conferenza stampa sulla sentenza del TAR di L’Aquila che ha accolto il ricorso contro la lottizzazione di Prato della Madonna a Rocca di Mezzo nel parco Regionale Sirente-Velino. 
Migliaia di mc di cemento avrebbero coperto un’area di fondamentale importanza per la biodiversità, con specie rarissime protette a livello comunitario. 
Il ricorso, curato dall’avv. Gianni Piscione, per conto delle associazioni LIPU, Mountain Wilderness e Italia Nostra e con il supporto della Stazione Ornitologica Abruzzese e di Salviamo l’Orso, ha permesso di risolvere a favore dell’ambiente una vertenza che durava da anni. 
La sentenza, inoltre, oltre a sancire la sconfitta delle ipotesi edificatorie in piena area protetta, rappresenta una pietra miliare per la tutela dei Siti di Interesse Comunitario in Italia e sarà di fondamentale importanza per tanti altri casi di attacco alla natura nel Belpaese.

Pubblicato il 10/09/2018

N. 00362/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00479/2015 REG.RIC.
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 479 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da 
Lipu - Lega Italiana Protezione Uccelli, Italia Nostra Onlus, Mountain Wilderness Italia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentate e difese dall'avvocato Gianni Piscione, domiciliato presso la Segreteria T.A.R. Abruzzo in L'Aquila, via Salaria Antica Est, n.27; 
contro
Regione Abruzzo in persona del Presidente pro tempore rappresentata e difesa dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, sua domiciliataria ex lege in L'Aquila, Via Buccio da Ranallo; 
Comune di Rocca di Mezzo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Francesco Camerini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Vincenzo Camerini in L'Aquila, via Garibaldi, n. 62; 
Provincia di L'Aquila, non costituita in giudizio; 
nei confronti
Biocasa S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Vincenzo Antonucci, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Piera Farina in L'Aquila, via della Croce Rossa, n. 215; 
Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
- della delibera consiliare del Comune di Rocca di Mezzo di adozione del piano di lottizzazione in zona C/6 denominato "Prato della Madonna" n.8 del 3 marzo 2011;
- della delibera consiliare del Comune di Rocca di Mezzo di adozione definitiva del piano di lottizzazione in zona c/6 denominato" Prato della Madonna" n. 41 del 21 dicembre 2011;
- dell’atto di approvazione o auto-approvazione del Comune di Rocca di Mezzo del piano di lottizzazione mai pubblicato sul B.U.R.A. e non conosciuto nei suoi estremi;
- del giudizio del Comitato CCR V.I.A. della Regione Abruzzo n. 2391 del 17 aprile 2014;
- del nulla osta comunale in ambito ambientale rilasciato con prot. 11419 del 25 novembre 2009
e sui motivi aggiunti del 12 novembre 2016, per l’annullamento
- degli atti impugnati con il ricorso principale;
- dell'atto di approvazione del Comune di Rocca di Mezzo del piano di lottizzazione, e precisamente della delibera di Consiglio n. 24 del 29 luglio 2016 avente ad oggetto "Approvazione definitiva Piano di Lottizzazione denominato Prato della Madonna a seguito degli adempimenti del giudizio favorevole con prescrizioni emesso dal CCR VIA Regione Abruzzo n. 2391 del 17/04/2014";
e sui motivi aggiunti depositati il 4 luglio 2017, per l’annullamento
- degli atti già impugnati con il ricorso principale e i primi motivi aggiunti.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione Abruzzo, del Comune di Rocca di Mezzo e di Biocasa S.r.l.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 giugno 2018 la dott.ssa Maria Colagrande;
Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Le Associazioni ricorrenti impugnano gli atti di adozione del piano di lottizzazione per edifici residenziali da realizzare su un’area di 22.690 mq in località “Prato della Madonna” zona C6 estensiva di espansione di tipo 2 del programma di fabbricazione del Comune di Rocca di Mezzo, compresa nel territorio del "Parco Regionale Sirente Velino e in zona SIC (siti di importanza comunitaria) IT 7110206 – Monte Sirente e Monte Velino e ZPS (Zone di Protezione Speciale) IT 711130- Sirente Velino.
Con il primo articolato motivo sono dedotti vizi del parere del Comitato regionale CCR-VIA n. 2391 del 17 aprile 2014 (propedeutico all'approvazione del piano di lottizzazione): eccesso di potere per incongruenza - contraddittorietà - violazione della direttiva comunitaria "habitat" 92/42/CEE recepita in Italia con d.P.R. n. 357/1997, modificato e integrato dal d.P.R. n. 120 del 12.3.2003 - direttiva comunitaria "uccelli" 2009/147/CEE che sostituisce la direttiva 79/409/CEE - violazione del principio di precauzione -violazione art. 9 lett. f) della l.r. Abruzzo n. 42/2011.
Detto parere sarebbe in contrasto con il diverso esito della relazione resa dall’Ente Parco in seno al procedimento di valutazione di incidenza ambientale secondo la quale l’intervento edilizio e le misure mitigative indicate dalla ditta proponente pregiudicherebbero l’equilibrio ambientale e idrogeologico superficiale dell’area interessata nonché la conservazione della specie floristica klasea lycopifolia che vi dimora ed è protetta dalla direttiva habitat CEE 92/42; lo studio di incidenza ambientale allegato dalla ditta proponente al piano di lottizzazione, sulla base del quale il CCR ha espresso il giudizio impugnato, viene censurato perché ritenuto:
- lacunoso perché riporta la sola area SIC e ZPS occupata dall’insediamento edilizio ma non l’area delle prate pantane che pure sarebbe occupata per un’estensione ben maggiore;
- dannoso perché, al fine di schermare la lottizzazione, prevede l’introduzione di specie arboree non autoctone vietata dall’art. 9 comma 2 lett. f) della legge regionale Abruzzo n. 4/2011;
- contraddittorio perché prevede di condurre ex post - a conferma della lacunosità della valutazione -rilievi floristici per la rilevazione di eventuali specie vegetali protette presenti nel SIC IT 7110206 monte Sirente Velino;
- dannoso perché prevede lo spostamento e il trapianto nei prati adiacenti delle specie floristiche rilevate in situ senza considerare che la tutela delle specie protette implica anche la conservazione dell’habitat dove esse dimorano che sarebbe così occupato dall’intervento edilizio e quindi irreversibilmente perso.
Il giudizio favorevole espresso dal CCR-VIA sarebbe inoltre gravemente illogico e pregiudizievole della conservazione delle specie protette perché prevede una fascia di rispetto delle aree dove è insediata la klasea lycopifolia di soli cinque metri, benché la stessa ditta proponente aveva stabilito un distacco del cantiere di almeno 10-15 metri.
Sussistevano invece secondo le ricorrenti le tre condizioni - effetti potenzialmente gravi, valutazione di dati scientifici disponibili, ampiezza dell’incertezza scientifica - che secondo il principio di precauzione avrebbero dovuto indurre la Regione e per essa il CCR VIA ad esprimere parere negativo.
Con il secondo motivo viene dedotta la violazione del piano regionale paesistico (PRP) della Regione Abruzzo e dell'art. 6 della l.r. Abruzzo n. 18/1983 e dell'art. 9 l.r. Abruzzo n. 42/2011.
Le norme di attuazione del piano paesistico, la cui applicazione alle zone A2 di conservazione parziale ove ricade l’area interessata dalla lottizzazione è stabilita dall’art. 9 della legge regionale n. 42/2011, consentirebbe limitati interventi in dette aree di quali resta escluso l’uso residenziale oggetto del piano di lottizzazione, né potrebbe opporsi in contrario che l’art. 18 delle NTA del piano paesistico fanno salvi gli interventi previsti dagli strumenti urbanistici preesistenti al PRP, essendo di converso imposto dall’art. 20 l’adeguamento dei piani territoriali sottordinati al PRP nei novanta giorni successivi alla pubblicazione.
Resiste la controinteressata Biocasa S.r.l. che eccepisce l’inammissibilità del ricorso sotto vari profili:
a) per nullità della procura perché generica e redatta su un foglio separato e non numerato progressivamente rispetto al ricorso;
b) perché il piano di lottizzazione, così come adeguato al giudizio espresso dal CCR, non è stato ancora adottato né approvato ai sensi della legge regionale n. 18/1983;
c) perché notificato ben oltre i termini di decadenza decorrenti dalla pubblicazione degli atti impugnati;
d) perché non risulta indicata nel ricorso la data della notificazione comunicazione o conoscenza degli atti impugnati come prescritto dall’art. 40 lett. b) del codice del processo amministrativo;
e) perché non risultano specifiche le censure avverso gli atti impugnati diversi dal giudizio del CCR VIA, che sarebbe l’unico in effetti sottoposto a critica;
f) per difetto di legittimazione delle ricorrenti non risultandone ex actis la rilevanza nazionale, le finalità statutarie coerenti con l’oggetto del giudizio, la stabilità organizzativa e la vicinitas all’interesse che si assume leso
g) per difetto di legittimazione con riferimento al secondo motivo di ricorso con il quale sono censurati aspetti urbanistici e non ambientali degli atti gravati.
Resistono la Regione Abruzzo e il Comune di Rocca di Mezzo il quale eccepisce l’inammissibilità del ricorso per carenza d’interesse perché l’iter di approvazione del piano di lottizzazione non sarebbe ancora concluso, nonché per tardività del gravame rispetto alla data di pubblicazione degli altri atti impugnati.
Con i motivi aggiunti depositati il 12 novembre 2016 è gravata con le stesse censure del ricorso principale la delibera del Consiglio del Comune di Rocca di Mezzo n. 24 del 29 luglio 2016 pubblicata sul sito internet del Comune senza gli allegati, avente ad oggetto "Approvazione definitiva Piano di Lottizzazione denominato "Prato della Madonna" a seguito degli adempimenti del giudizio favorevole con prescrizioni emesso dal CCR VIA Regione Abruzzo n. 2391 del 17/04/2014".
Con il terzo motivo aggiunto la delibera impugnata è censurata per violazione dell'art. 13 della legge n. 394/1991 in quanto assunta in assenza del nulla osta dell’Ente Parco Sirente-Velino e comunque in contrasto con il parere già espresso dall’Ente in seno al procedimento d’incidenza ambientale.
Con il quarto motivo aggiunto - eccesso di potere per manifesta contraddittorietà e illogicità dell'istruttoria, irragionevolezza e illogicità della motivazione, contraddizione tra motivi e dispositivo e contraddizione tra provvedimenti – le ricorrenti rilevano la contraddittorietà fra il piano di lottizzazione che prevede la destinazione a verde privato delle aree comprese nel piano di lottizzazione ove vegeta la klasea Licopyfolia e l’esigenza, ritenuta imprescindibile dal Consiglio comunale con delibera consiliare n. 5 del 18 maggio 2015, di acquisire dette aree al fine di tenere nella giusta considerazione il parere dell'Ente Parco Sirente Velino, prot. n .33 del 07/01/2014.
La controinteressata reitera le eccezioni mosse opposte al ricorso principale.
Con i motivi aggiunti depositati il 13 giugno 2017, dopo il deposito da parte del Comune dei documenti allegati alla delibera di approvazione del piano di lottizzazione, vengono integrate le censure già edite con il ricorsi precedenti.
Dagli elaborati grafici del piano (Tavola 7 - sistemazione verde" e "Tavola 13 - Relazione tecnico descrittiva" datati ottobre 2014) si evincerebbe che i punti A, B e C segnalati per la presenza di klasea lycopifolia sono interessati da opere di trasformazione (installazione di pali, inserimento siepi) e ricadono all'interno di un'area definita "verde privato della lottizzazione” che implica l’esercizio di attività d coltivazione incompatibili con le il divieto posto dal CCR VIA di ogni tipo di attività, compresa quella di cantiere, nella fascia di 5 metri dalle aree dove è individuata la presenza di klasea lycopifolia.
Il quinto motivo aggiunto introduce censure nuove per violazione delle misure di conservazione per la tutela della rete natura 2000 dell’Abruzzo – direttive 92/43/CEE e 2009/147/CEE– d.P.R. 357/1997 – d.m. ambiente n. 184/2007 – di cui alla d.g.r. n. 877/2016 eccesso di potere per contraddittorietà e illogicità dell’istruttoria, nonché per manifesta contraddittorietà tra provvedimenti.
Il piano di lottizzazione - che si trova all'interno del SIC IT7110206 e della ZPS IT7110230 classificato “prato stabile”, come evidenziato dal Corine Land Cover(lo strumento UE per il rilevamento e il monitoraggio delle caratteristiche di copertura e uso del territorio, particolarmente per le esigenze di tutela ambientale) sarebbe in contrasto con la delibera della Giunta regionale n. 877 del 27 dicembre 2016 che vieta di convertire ad altri usi le superfici a prato permanente e a pascolo permanente, se non per fini di recupero di habitat di interesse comunitario (…) ovvero per ricostituire habitat (…), previo assenso del soggetto gestore, fatto salvo l'espletamento della procedura di valutazione di incidenza.
Il Comune, nonostante avesse avvertito la necessità di tener conto della citata delibera della Giunta regionale, tanto da chiedere alla Regione con nota 823 del 2 febbraio 2017 di esprimere parere sull’applicabilità delle misure di tutela in essa previste al piano di lottizzazione in itinere, portava a termine il procedimento approvando il piano.
Dopo lo scambio di memorie all’udienza del 6 giugno 2018 la causa è stata assunta in decisione.
Il ricorso principale avverso le delibere n. 8 del 3 marzo 2011 e n. 41 del 21 dicembre 2011 di adozione del piano di lottizzazione è improcedibile, in quanto esse sono state superate dalla sopravvenuta approvazione del piano, parimenti impugnata con i primi motivi aggiunti.
Nella declaratoria d’improcedibilità restano assorbite le eccezioni d’irricevibilità e d’inammissibilità del ricorso principale sollevate dal Comune e dalla controinteressata con specifico riferimento al gravame avverso le citate delibere comunali.
Le altre eccezioni non sono fondate.
Sia il ricorso principale che i motivi aggiunti sono infatti corredati della procura alle liti redatta su un foglio congiunto materialmente all’atto.
Tale continuità fisica fra procura e documento contenente il ricorso lascia presumere che le Associazioni ricorrenti abbiano validamente conferito al difensore il mandato di impugnare i provvedimenti indicati rispettivamente nel ricorso introduttivo e nei motivi aggiunti (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 14 maggio 2012, n. 450; Cass. civ. sez. I, 27 dicembre 2011, n. 28839).
L’eccezione d’irricevibilità del ricorso principale sollevata dalla controinteressata e dal Comune con riferimento al gravame avverso il giudizio del Comitato regionale CCR.VIA n. 2391 del 17.4.2014, deve essere respinta trattandosi di un atto endoprocedimentale non immediatamente lesivo in quanto contenente prescrizioni alle quali ha poi fatto seguito l’adeguamento del progetto di lottizzazione successivamente approvato dal Comune.
Ne consegue che la valutazione del CCR.VIA validamente è stata impugnata congiuntamente alla delibera di approvazione del piano di lottizzazione con i primi motivi aggiunti.
È altresì infondata l’eccezione d’inammissibilità per omessa indicazione nel ricorso e nei motivi aggiunti della data della notificazione, comunicazione o conoscenza degli atti impugnati, come prescritto dall’art. 40 lett. b) del codice del processo amministrativo, in quanto l’omissione di detta formalità non può considerarsi causa di decadenza dal diritto d’azione, in assenza di una espressa previsione in tal senso, potendo al più determinare l’onere del ricorrente d’integrare, a fronte di un’eventuale eccezione di irricevibilità, il ricorso che ne risulti carente.
Infondata è inoltre l’eccezione d’inammissibilità del ricorso e dei motivi aggiunti per difetto di legittimazione delle Associazioni ricorrenti.
Tutte sono infatti comprese nell’elenco allegato al decreto Ministeriale 9 luglio 2012, n. 480 ricognitivo delle Associazioni di protezione ambientale, sicché, trattandosi di Associazioni a carattere nazionale riconosciute, è incontestabile la loro legittimazione a ricorrere nelle controversie che (come quella in questione) hanno ad oggetto l'interesse alla tutela dell'ambiente (si veda, tra le tante, Consiglio di Stato, VI, 20 maggio 2005, n. 2534).
Sussiste altresì la loro piena legittimazione a contestare la conformità dei piani urbanistici con quelli sovraordinati quando il gravame persegua, come nella controversia in decisione, la conservazione dell’ambiente suscettibile di trasformazione in attuazione del piano impugnato (in termini vedasi Consiglio di Stato, Sez. IV 14 aprile 2011 n. 2329).
Ciò premesso in rito, può procedersi all’esame dei motivi già editi con il ricorso principale e riproposti con integrazioni con i ricorsi per motivi aggiunti.
Il gravame merita accoglimento.
Occorre premettere, in linea di principio, che al provvedimento amministrativo si applica la regola del tempus regit actum, con la conseguenza che esso è sindacabile assumendo come parametro di legittimità le norme vigenti al tempo in cui è stato adottato (Consiglio di Stato, sez. IV, 28 settembre 2009, n. 5835).
Si è infatti ritenuto che ciascun atto della serie procedimentale deve uniformarsi alla normativa vigente al momento in cui il procedimento, o una sua fase, si sia concluso, intendendosi per procedimento concluso quello per il quale si sia esaurita la fase di decisione (fase costitutiva), anche se non si è ancora completata quella dell'integrazione dell'efficacia […] e che tale effetto si perfeziona soltanto nel momento in cui la fase costitutiva sia pervenuta alla sua conclusione, e cioè nel momento in cui tutti gli elementi costitutivi abbiano trovato la loro realizzazione, cosicché è a questo momento che deve aversi riguardo per identificare la norma applicabile all'atto. Ciò comporta che la legittimità di un provvedimento amministrativo vada valutata in relazione alle norme vigenti al tempo in cui lo stesso è stato adottato. Se, dunque, in pendenza del procedimento interviene una nuova disposizione regolamentare, l'atto che ne è l'epilogo deve ad essa disposizione adeguarsi, salvo che incida su situazioni giuridiche già consolidatesi (T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 26 maggio 2009, n. 3839; T.A.R. Abruzzo-Pescara, sez. I, 24 maggio 2012, n. 234; Consiglio di Stato, sez. V, 10 aprile 2018 n. 2171).
Può aggiungersi che tutti gli atti della sequenza procedimentale sono certamente insensibili alle modifiche normative sui requisiti formali del procedimento di formazione di ciascuno di essi, sicché, se alla data della sopravvenienza normativa erano già stati adottati nelle forme previgenti, non dovranno essere rinnovati.
Tuttavia, sul piano sostanziale essi producono i loro effetti al momento in cui viene adottato il provvedimento conclusivo e saranno pertanto soggetti al regime normativo a quella data vigente nella parte in cui esso introduce una diversa valutazione degli interessi pubblici.
Non vi è dubbio che nel caso di specie la fase costitutiva del procedimento di adozione e approvazione del piano di lottizzazione, nella quale gli atti prodromici producono i loro effetti e la decisione dell’amministrazione si manifesta e prende forma di atto conformativo degli interessi coinvolti, è costituita dalla delibera che approva definitivamente il piano, quale risulta all’esito dei pareri espressi in seno alla conferenza di servizi e dopo l’invio alla Provincia, ai sensi dell’art. 20 della legge regionale n. 18/1983.
Venendo al caso concreto, ai fini della corretta identificazione delle norme applicabili ratione temporis, rileva il fatto che nel corso del procedimento e, precisamente, nell’intervallo fra l’adozione e l’approvazione del piano, la Regione ha approvato, con la delibera di Giunta n. 877 del 27 dicembre 2016, le misure generali di conservazione per la tutela dei siti della Rete natura 2000 della Regione Abruzzo che comprende 54 SIC e 5 ZPS, fra i quali è compreso il “Prato della Madonna” interessato dalla lottizzazione per cui è causa, come si evince dalla nota prot. n. 823 del 2 febbraio 2017 del Comune resistente inviata alla Regione proprio per avere chiarimenti sull’applicabilità al procedimento in corso della citata delibera n. 877/2016.
Detta delibera ha un contenuto certamente normativo perché introduce disposizioni generali e astratte direttamente applicabili alle amministrazioni e ai singoli, integrando e, se più restrittive, prevalendo su previsioni normative definite dagli strumenti di regolamentazione e di pianificazione esistenti (punto 4 del dispositivo) e ponendo prescrizioni, obblighi e divieti (all. 2 secondo alinea lettere a) e b) d.G.R. n. 877/2016).
Essa si applica pertanto ratione temporis, come parametro di legittimità, ai procedimenti in corso non ancora conclusi e, deve ritenersi senz’altro rilevante ai fini della compiuta verifica di compatibilità dell’intervento anche con i vincoli comunitari dei quali costituisce diretta attuazione.
Sul piano sostanziale la stessa nota del Comune sopra indicata aveva, in effetti, colto la rilevanza in seno al procedimento di approvazione del piano di lottizzazione, della delibera regionale il cui allegato n. 2, punto 4) dell'elenco "Divieti", vieta nelle ZPS di convertire ad altri usi le superfici a prato permanente e a pascolo permanente se non per fini di recupero di habitat di interesse comunitario (. .. ) ovvero per ricostituire habitat ( .. .), previo assenso del soggetto gestore, fatto salvo l'espletamento della procedura di valutazione di incidenza.
Ne consegue che il Comune, indipendentemente dalla risposta sul quesito che aveva sottoposto della Regione con la nota prot. n. 823 del 2 febbraio 2017, non poteva prescindere dalla normativa sopravvenuta perché incontestatamente l’area interessata dall’intervento si trova all'interno del SIC IT7110206 e della ZPS IT7 ll 0230 della Rete Natura 2000 della Regione Abruzzo.
Pertanto l’approvazione del piano di lottizzazione è illegittima perché autorizza un intervento di trasformazione dell’area ricadente nel SIC IT 7110206 – Monte Sirente e Monte Velino e ZPS IT 711130- Sirente Velino, senza tener conto, come il giudizio del CCR VIA del 17 aprile 2014 sul quale si fonda, dei limiti e dei divieti introdotti dalle norme di salvaguardia approvate dalla delibera della Giunta regionale n. 877/2016.
L’accoglimento della censura assorbe le altre questioni prospettate dalle ricorrenti con la precisazione, quanto al motivo che deduce la violazione delle norme tecniche di attuazione del piano paesistico, che esse stesse, nella parte in cui consentono gli usi agricolo, forestale, pascolivo, turistico e tecnologico nell’area interessata dal piano di lottizzazione, sono derogate dalla più rigorosa disciplina posta dalla delibera della Giunta regionale n. 877 del 27 dicembre 2016.
Le spese seguono la soccombenza nei confronti del Comune di Rocca di Mezzo e della Regione Abruzzo, mentre ricorrono giusti motivi per compensarle nei confronti della controinteressata.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti,
- dichiara improcedibile il ricorso principale;
- accoglie i motivi aggiunti nei termini di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla la delibera del Comune di Rocca di Mezzo n. 24 del 29 luglio 2016 avente ad oggetto "Approvazione definitiva Piano di Lottizzazione denominato "Prato della Madonna" a seguito degli adempimenti del giudizio favorevole con prescrizioni emesso dal CCR VIA Regione Abruzzo n. 2391 del 17/04/2014”.
Condanna in solido il Comune di Rocca di Mezzo e la Regione Abruzzo al pagamento in favore delle Associazioni ricorrenti delle spese processuali, che liquida in € 3.000,00, oltre accessori di legge.
Contributo unificato rifuso.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 6 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Antonio Amicuzzi, Presidente
Paola Anna Gemma Di Cesare, Consigliere
Maria Colagrande, Primo Referendario, Estensore
 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Maria Colagrande Antonio Amicuzzi
 
 
IL SEGRETARIO

lunedì 17 settembre 2018

IL SENTIERO MADONNA FORE A SAN GIULIANO

Dalla pietra di Poggio Picenze sono usciti i corpi delle statue della Via Matrix che racchiudono e sprigionano una forza interiore che ti coinvolge. 
Figure che fanno immaginare un movimento che evocano forza quasi per non arrendersi, proprio come l’anima dell’Aquila.
Lo ricordiamo la Via Matris rappresenta i sette dolori della Madonna: la profezia dell’anziano Simeone sul Bambino Gesù, la fuga in Egitto della sacra famiglia, la perdita del Bambin Gesù nel tempio, l’incontro di Maria e Gesù lungo la Via Crucis, Maria ai piedi della croce, Maria che accoglie nelle sue braccia Gesù morto ed infine Maria al sepolcro.
Siamo veramente felici per il nostro amico scultore Walter di Carlo, dopo anni di lavoro e tanti pensieri.....le statue sono nel bosco, molte le persone all'inaugurazione. 
E' un posto senz'altro da visitare!



 Foto di Marcello Marrelli

venerdì 14 settembre 2018

OGGI L'INAUGURAZIONE DEL SENTIERO MADONNA FORE A SAN GIULIANO


La nostra Associazione è molto legata allo scultore Walter di Carlo che ha ideato per noi il logo del Giardino della Memoria del Sisma:
Walter capì immediatamente il nostro progetto di memoriale e concepì quello che noi chiamiamo "l'uomo albero" che, nonostante sia trattenuto da pezzi di macerie delle case crollate, si libra verso il cielo fondendosi con un albero.
Il logo del giardino della Memoria del Sisma di Lucoli
Di Carlo ha lavorato per molti anni alla realizzazione delle sette statue per i sette dolori della Madonna: è stato un suo voto. 
Abbiamo letto innumerevoli dibattiti su questa sua attività. Qualcuno ha criticato il loro posizionamento e la grandezza delle sculture, veramente imponenti, che stonano con la natura circostante. Ancora, le polemiche alimentate dal nome del sentiero: per il Comune è il Sentiero dei Nove Martiri. Per il CAI è da sempre il Sentiero n°1. Per la Chiesa è per tradizione il Sentiero dei Sette Dolori, da cui appunto la scelta dello scultore aquilano. Storicamente, il sentiero della Madonna Fore è legato alla memoria dei Nove Martiri aquilani che percorsero realmente quel tratto di strada tornando da Collebrincioni alle Casermette, come ricordato dal cippo all’inizio della carrareccia.

Le statue dello scultore aquilano rappresentano i sette dolori della Madonna la profezia dell’anziano Simeone sul Bambino Gesù, la fuga in Egitto della sacra famiglia, la perdita di Gesù nel tempio, l’incontro di Maria e Gesù lungo la Via Crucis, Maria ai piedi della croce, Maria che accoglie nelle sue braccia Gesù morto ed infine Maria al sepolcro.
La Madonna Fore è la chiesa della Madonna dell’Addolorata e le statue rappresentano la passione di Maria. 
Sono in tema, sono fatte in pietra naturale, senza cemento, non deturpano nulla, questo il punto di vista della Confraternita dell'Addolorata che ha donato le statue all'Amministrazione Comunale.
Le statue sono state realizzate da Valter Di Carlo a spese proprie, si pensi ai costi degli enormi blocchi di pietra, e anche tutti gli altri costi, dal trasporto alla posa (in totale parliamo di circa 27 mila euro), sono stati coperti dall’artista e dalla Confraternita.

La natura è essa stessa Arte perché ancora prima dell’intervento dell'artista, il sentiero "Madonna Fore" era già una vera e propria opera d’arte, un luogo di una bellezza non rara ma unica che offre la possibilità di vedere i mille colori di cui si veste la vegetazione durante l’anno, le armonie cromatiche. Un luogo dove il cielo, il panorama circostante e i monti nutrono attraverso la cultura, la storia, e la spiritualità e l’anima di chiunque lo percorre. 
L'arte, attraverso la scultura, seppur di ispirazione religiosa, ben si inserisce nel contesto naturale, tutto si fonderà arricchendo di spiritualità l'esperienza del camminare. La tendenza ad arricchire con opere di arte contemporanea i sentieri della tradizione è una scelta importante, perché vuole sviluppare anche un turismo diverso, ecologico, quello di chi ama camminare, di chi si sposta in modo lento e consapevole, che esercita lo sguardo e rispetta la natura. È una forma di spiritualità non solo religiosa ma anche laica fatta di attenzione e di silenzio, di fatica e di contemplazione, grazie a questo fondo si stabiliranno delle tappe in corrispondenza delle sculture posizionate. Si tratta, anche, di far conoscere e apprezzare i linguaggi della pietra locale, non ancora pienamente legittimati dal tempo e dalla critica. Rappresenta un modo di sentire di più nostri i cammini, di arricchirli, sarà un modo di sentire più vicina e quotidiana l’arte contemporanea.
Auguriamo al nostro amico Walter di Carlo il pieno successo della giornata odierna: ha compiuto un lavoro ciclopico ed ha assecondato il suo voto.

mercoledì 29 agosto 2018

Famiglia e comunità si ereditano. La storia del Maggiore Leslie Young ce lo dimostra.

Non vogliamo che questi valori si spengano, rappresentano la civiltà e con essi si disegna radicalmente la condizione umana. 
Presi dalle vite quotidiane non ci diamo pensiero se questi valori si affievoliscono, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. 
Ereditiamo il vuoto e la perdita di questi significati con naturale passività.
E' per questo che abbiamo faticato tanto a trovare a Lucoli (anche per l'estinzione di diverse generazioni di abitanti) la memoria di alcuni fatti avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Pensavamo che quello della "salvezza" del Maggiore Leslie Young poteva essere un "mito" e ragione di orgoglio per la comunità lucolana e non capivamo come non ne fosse rimasta traccia.
Non ci siamo arresi e non ci siamo barricati tra le rovine della memoria, fingendo che nulla fosse accaduto dopo che il figlio del maggiore "salvato" da una famiglia locale, ha visitato Lucoli nel 2017, ben 75 anni dopo e ce lo ha ricordato.
Abbiamo voluto riannodare i fili per consentire alla memoria collettiva di ravvivarsi ed ai giovani di Lucoli di capire il valore dei loro antenati, che hanno rischiato la vita, accogliendo chi era in difficoltà. 
Allora, per stare nella realtà, siamo partiti da ciò che viveva, dalle azioni di Giulio Cordeschi di Prata, il cui pronipote farà domanda per andare in Gran Bretagna, a spese dell'Associazione fondata dagli ex prigionieri inglesi, per frequentare un corso d'inglese.
Noi siamo ciò che hanno fatto i nostri padri: questa storia deve darci la nostalgia delle origini, dell'infanzia, dei sapori nostrani, l'orgoglio delle azioni giuste. 
Nick Young che è venuto a Lucoli, ci ha ricordato nel suo diario che, senza Lucoli, senza il ricovero salvifico per suo padre di quella notte, sarebbe potuto non nascere.
Ringraziamo lo storico Walter Cavalieri, per le informazioni verbali forniteci e per aver potuto pubblicare parzialmente il testo contenuto nel suo libro "L'Aquila in Guerra" - 1997 . Gruppo Tipografico Editoriale - L'Aquila.


Abbiamo intervistato molte persone discendenti dalla famiglia Cordeschi e le testimonianze ci hanno portato ad individuare un giovane che potrebbe partecipare alla candidatura per la borsa di studio offerta dal "San Martino Trust", possedendo i requisiti preferenziali, in quanto discendente della famiglia che aiutò i due militari fuggitivi. 
Ringraziamo tutti i nostri soci, che in questa estate, si sono dati da fare a contattare i discendenti, alcuni molto anziani, per trovare tracce dell'accaduto è stato un bel lavoro di squadra.
La partecipazione al bando per la concessione delle borse di studio è esteso a tutto l'Abruzzo, oltre che al territorio di Lucoli e pensando di poter aumentare le possibilità di fruizione del beneficio della borsa di studio (che sarà soggetto comunque a valutazione e cernita da parte del Trust) alleghiamo i moduli di presentazione della candidatura.
Il volantino affisso a Lucoli per ringraziare la popolazione