martedì 19 dicembre 2017

PER IL NATALE 2017

René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke alla madre per…..... il Natale :

“Assapora con cuore aperto, la grande solennità e lascia che le sue mani soavi ti sollevino il cuore da ogni cura. Chi ha fiducia è forte e quest’ora silente di Natale è una di quelle che possono dare forza, perché è carica di prodigio e carica di mistero. E si deve essere soltanto abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perché in loro c’è tanto rumore e niente ordine”.

 

giovedì 14 dicembre 2017

Lo "ZUMPO" che donò a Lucoli un'opera d'arte: Il Paliotto della Chiesa di San Michele.

Soprannominato lo Zumpo perchè irruente e litigioso, "insofferente ai freni", Francesco Antonio Saverio Grue, agli appassionati della ceramica piuttosto noto come "il dottore", rappresenta il primo e forse unico caso di pittore di maioliche realmente laureatosi in Filosofia e Teologia: peraltro dopo appena un anno di corso presso un'università di notevole rilevanza storica, quale quella di Urbino. Conseguì il diploma di laurea il 5 ottobre 1706, ed oggi conservato presso il museo delle ceramiche di Castelli, proveniente dalla raccolta di Gaetano Bindi. Questo titolo di studio è l'ulteriore prova che Francesco Antonio Saverio fu personalità eclettica, incline a ricercare sempre nuove esperienze e con impennate improvvise nell'intero arco dell'esistenza. Figura centrale della maiolica italiana del Settecento, ma anche incisore di qualche rilevanza e compositore di poemetti e versi satirici dai contenuti sferzanti: nacque a Castelli il 7 marzo 1686, primogenito di Carlo Antonio Grue e Ippolita Pompei.

Il giovane Grue era stato destinato al sacerdozio, perchè "maggior lustro ne venisse alla sua famiglia", quindi per una questione di prestigio.
Dal 22 aprile 1713 il magnifico Francesco Antonio Grue terre Castellorum visse e lavorò a Bussi, dove rivestiva la carica di governatore. La sua attività di pittore di maioliche in quel centro fu del tutto sporadica, e non certo motivata dalla volontà di procurare qualche positiva ricaduta alla locale economia, ma piuttosto dall'esigenza di ingraziarsi questo o quel protettore, che magari lo aiutava ad ottenere qualche privilegio o piuttosto a superare le conseguenze delle sue continue malefatte.
A ciò fa pensare innanzitutto il suo intervento più eclatante: l'altare in maiolica già situato nella chiesa di San Michele a Lucoli, interamente rivestito di formelle con storie e sonetti inneggianti alla Vergine e a San Francesco Saverio.

Parliamo del "Paliotto di Lucoli" oggi parzialmente conservato nei depositi del Museo Nazionale d'Abruzzo (Le Ceramiche di Castelli Museo Nazionale d'Abruzzo, catalogo a cura di C. Tropea e E. Amorosi, Paleani Roma 1986, pp 50-63). Quest'insieme comprende una mattonella interamente occupata d auna lunga dedica: Franc.s Ant. s Xav. S Gruel Phil.ae, et Sacrae Theol.ae Doctor/inventor, et Pinxis in Oppido Buxi/An° D.i 1713/Procurante pro hac Vener.li Ecc.a/Rev. Do Admodum/Domino Domno/Angelo Petricone/ Luculensis.


Priva di allusioni all'incarico governativo, forse non ancora ratificato al momento dell'esecuzione nel 1713, tale scritta può essere quindi interpretata in chiave politica, nell'accompagnare il nome del reverendo Angelo Petricone di Lucoli con tanti aggettivi e il proprio dalla precisazione della laurea in Filosofia e Sacra Teologia, nonché nella rivendicazione dei modelli originali da lui dipinti sulle diverse piastrelle.
Il Paliotto di Lucoli costituiva una sorta di viatico o, se si preferisce, di un ex-voto al suo santo patrono Francesco Saverio per grazia ricevuta, per lo scampato pericolo di andare in carcere ovvero pe rla conquista di un incarico di potere, quale appunto quello di governatore. Il Paliotto era noto agli studi sin dalla metà dell'Ottocento, già Angelo Leosini nel 1848 cita il primo altare a sinistra (A. Leosini, Monumenti storici artistici della città di Aquila e suoi contorni con le notizie di pittori, scultori, architetti ed artefici che rifiorirono, Aquila Perchiazzi, 1848, p. 262) mentre Vincenzo Balzano parla di un "quadro di mattonelle" (V. Balzano, l'Arte abruzzese, Bergamo 1910, p. 131), quando si trovava ancora nella Chiesa di San Michele. Il Paliotto attualmente si compone di trentatre elementi sciolti, al momento custoditi in casse, oltre a diversi elementi che compongono una cornice nuova tutt'ora murata in una sala del Museo Nazionale d'Abruzzo.

La sua configurazione originaria nella Chiesa di San Michele prevedeva certo molte altre tessere perdute, indispensabili per completare un mosaico che quanto resta oggi non permette di ricomporre. La vita del Santo gesuita è limitata a soli tre episodi: la predica di San Francesco Saverio in India; l'unione dell'India alla Chiesa Cattolica e la Morte del Santo sull'isola di Sancian.
Il depauperamento del gruppo ceramico, si può ipotizzare, cominciò durante il disastroso terremoto del 1915 a seguito del quale la chiesa andò distrutta.
Successivamente iniziarono le vicissitudini per i pezzi recuperati: dapprima trasferiti all'Aquila e subirono nei decenni successivi vari spostamenti: perché dalla Congregazione della Carità furono poi affidati al Museo Diocesano.
Esposti nel 1986 nel Museo delle Ceramiche di Castelli in occasione di una mostra (fu stampato un catalogo poi ritirato dal commercio), oggi, gli elementi superstiti sono conservati presso il Museo Nazionale dell'Aquila.

La nostra Associazione ha fatto riprodurre una tessera in maiolica del Paliotto e l'ha donata alla Chiesa di San Michele, ove è stata inserita nell'intonaco, volendo far simbolicamente "tornare" quest'opera d'arte al territorio anche perché non se ne perda la memoria.
frammento riprodotto per la Chiesa di San Michele di Lucoli

Cenni storici tratti dal libro scritto dalla Soprintendente Luciana Arbace dal titolo: "Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746). L'attività del Dottore maiolicaro da Castelli a Napoli". Andromeda Editrice.

martedì 5 dicembre 2017

Un nuovo scandire del tempo per Vado Lucoli e Lucoli Alto: l'orologio del campanile è riparato. Promessa mantenuta.

Il vecchio orologio, rimasto in silenzio da qualche tempo, perché i meccanismi sono stati colpiti da un fulmine, è tornato a scandire il passare del tempo e a indicare l'ora a chi è vicino alla chiesetta di San Michele Arcangelo.
In questa Italia i luoghi con tutti gli "strumenti" della loro vita stanno sparendo, spariscono letteralmente sotto i nostri occhi. 
Molti si ricordano Lucoli com’era trent’anni fa. Impressiona la lacerazione dei legami. Come scrive un poeta: “Ognuno di noi è come se avesse subito un pestaggio e fosse poi stato abbandonato per strada. Siamo infelici non tanto per le nostre vicende personali, ma per il contesto in cui viviamo. Il paese non riesce a trattenerti nel suo pugno, è una mano morta su cui puoi vagare come una formica in cerca dello zucchero di una comunità finita. Fra cinquant’anni questa mano sarà nuova e di plastica, le case antiche saranno ricostruite, torneranno i vicoli e le scale, torneranno le piazze e le panchine, ma solo per mettere in scena per qualche giorno all’anno una vita a cui abbiamo smesso di credere, quella che consiste nel piacere di incontrarsi, parlarsi, passeggiare, passare il tempo senza assaltarlo” (F. Arminio). 
L’orologio del campanile è un orologio pubblico (anche se appartenente alla Curia) ed ha rappresentato per molti anni l’unico indicatore del tempo, scandendo i ritmi religiosi, sociali ed economici delle comunità e dei loro insediamenti. 
La sua importanza era indiscussa: si trattava di un servizio essenziale a favore della vita sociale ed economica, in una parola della “vita pubblica”. Occorre ricordare che prima dell’invenzione dell’orologio l’uomo misurava il tempo solo attraverso il sole. Si aveva un concetto di ciclicità del tempo dovuto allo succedersi delle stagioni, delle fiere, dei mercati, delle feste, delle cadenze del lavoro agricolo, delle tasse e dei tributi da pagare ed il calcolo del tempo era prevalentemente preoccupazione degli ecclesiastici, i quali lo scandivano secondo il calendario liturgico: l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste, l’Ascensione, Ognissanti. Il calendario era pertanto quello della vita liturgica e della vita contadina: la giornata lavorativa dipendeva dal sole: lunga d’estate, breve d’inverno ed il rintocco delle campane - ogni tre ore - scandiva il trascorrere del giorno. 
La concezione simbolica del mondo iniziò a cambiare sotto l’azione dei cambiamenti che avvenivano nelle condizioni materiali di vita, nell’organizzazione del lavoro, nella struttura sociale, nonché da una maggiore conoscenza dello spazio terrestre, grazie ai viaggi e alle esperienze dei mercanti. Le modificazioni intervenute nel rapporto dell’uomo con l’ambiente hanno interagito e modificato il suo senso del tempo e dello spazio: si avvertì la necessità di una misurazione esatta del tempo e di un uso più preciso del numero applicato a cose concrete. L’attenzione al tempo ed alla sua misura ha perso così i connotati religiosi e cominciò ad assumere una impronta laica e prettamente legata alla civiltà urbana. 
L'orologio di San Michele ha lavorato parecchio per la sua piccola comunità.
Gli Amici di San Michele Onlus hanno portato avanti una grande idea: la riparazione dell’orologio della Chiesa di San Michele. Hanno lavorato per informare la gente di Lucoli per costruire quella sottile catena della “colletta”. Hanno risvegliato un sentimento collettivo, un ardore comune e hanno seppellito quella “guerra di solitudine” tra la gente, che non crede più a niente e che ci lascia senza amici e senza nemici, ci lascia soli, disperatamente soli anche nei momenti in cui una volta ci sentivamo insieme: tutto per l’orologio di San Michele!
Grande lavoro e tante risposte dai lucolani, che hanno risposto e hanno partecipato, questo va detto a tutti.
Si è finalmente arrivati alla riparazione: sono stati valutati tanti preventivi, esaminati i capitolati, scelto il fornitore e oggi l'orologio è stato riparato. 
L’obiettivo è stato anche quello di celebrare il “tempo” del Natale, che riporta alla tradizione, alla comunità, alla famiglia, alla festa religiosa e che quest’anno sarà un “nuovo tempo” di speranza e di vita quotidiana: di resilienza!
Questa volta si sono messi insieme il cuore e l’impegno civile, i “manovali del rancore”, gli “scoraggiatori militanti”, i “luminari del disincanto”, i “piromani dell’entusiasmo” si sono convertiti ed hanno partecipato anche loro. 
C’è chi resiste e non si da alla fuga da Lucoli, da questo piccolo presidio dove la vita si sforza di manifestarsi e conservare un suo battito. 
Ringraziamo tutto il gruppo dei soci degli Amici di San Michele per il progetto realizzato.
Alcuni momenti della riparazione


Il nuovo meccanismo posto in opera - Foto A. Carbone
E non dimentichiamo la generosità dei lucolani ricordata con un'apposita targa.