martedì 6 dicembre 2016

IL PITTORE E SCULTORE GIOVANNI ANTONIO DA LUCOLI IN MOSTRA ALL'AUDITORIUM SERICCHI

LA MOSTRA

Memoria e Appartenenza l’arte sacra dell’Aquila

La collezione dell’ex Carispaq in mostra dal 7 dicembre all’Auditorium Sericchi Dal Quattrocento all’Ottocento un percorso nell’identità storica del capoluogo.
03 dicembre 2016
di Giuliano Di Tanna
Un dipinto di Giovanni Antonio da Lucoli

“Memoria e Appartenenza - Arte sacra all'Aquila tra il XV e il XIX secolo” è il titolo della mostra, organizzata dalla Fondazione Carispaq, che sarà inaugurata, il 7 dicembre alle ore 17, nell'Auditorium Sericchi (sede della Bper) in via Pescara, 4 all'Aquila.
Per la prima volta, un'accurata selezione di opere della collezione ex Carispaq viene esposta al pubblico. Si tratta di quattordici opere che compongono un percorso lungo quattro secoli in cui si ripercorre la storia dell'Aquila e del suo territorio. La mostra, curata dalla giornalista e storica dell'arte Angela Ciano, intende «condividere una memoria storica ed artistica privata riuscendo a restituire il senso di appartenenza ed identità al proprio luogo».
Il pubblico potrà visitare l’esposizione dall'8 dicembre al 5 febbraio. La mostra sarà aperta nei giorni feriali dalle 15 alle 18, e nei festivi dalle 10.30 - 12.30 e dalle 15.30 alle 18.
« Questa mostra è la presentazione di un patrimonio privato ad una comunità che si riappropria di una parte delle sua identità», spiega il presidente della Fondazione Carispaq, Marco Fanfani. «La collezione della ex Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila rappresenta l'aspirazione di un istituto bancario, storicamente radicato sul territorio, a lasciare testimonianza e memoria della sua appartenenza. Chiunque avrà la possibilità di visitare questa mostra-presentazione potrà rendersi conto di persona della bellezza e della suggestione delle opere esposte ed immergersi in una storia fatta di splendore e potere ma anche di decadenza e tragedia. Un percorso - viaggio nelle vicende dell'Aquila viste con gli occhi degli artisti che qui hanno operato oppure attraverso il gusto e la sensibilità delle famiglie gentilizie che grazie ad uno spiccato spirito collezionistico hanno fatto conoscere alla città i maggiori artisti italiani».
Nell'anno in cui Papa Francesco ha voluto il Giubileo straordinario della misericordia, la Fondazione Carispaq offre un'occasione per scoprire la storia dell'arte sacra dell'Aquila e del suo territorio.
«Nella selezione di capolavori esposti», si legge nelle note di presentazione della mostra, «si ricompone la vicenda di una città in un percorso cronologico che ricuce fatti e personaggi di una storia lunga e preziosa che attraverso le stesse opere d'arte esposte diventa, di nuovo memoria condivisa e scambio delle proprie personali memorie».
Tra gli artisti presenti in mostra ci sono nomi di primo piano: Saturnino Gatti, Giovanni da Lucoli, Maestro dei Polittici Crivelleschi, Cola dell'Amatrice, tutte personalità che contribuirono alla grande stagione di potere e splendore dell'Aquila. Il periodo tra la seconda metà del Trecento e i primi decenni del Quattrocento fu quello in cui si sviluppò la cosiddetta Scuola aquilana, il momento più alto del Rinascimento abruzzese.
La mostra raccoglie anche opere di artisti come Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena, Francesco De Mura, Vincenzo Damini e Teofilo Patini che, spiegano le note del catalogo, « raccontano un'altra storia fatta di dominazione e impoverimento, di terremoti e rinascite durante la quale le famiglie gentilizie aquilane danno impulso al fenomeno del collezionismo che porterà in città nomi di risonanza internazionale».
La mostra espone anche un bozzetto di Teofilo Patini riguardante la grande pala d'altare che si trovava nella Cattedrale dell'Aquila, San Carlo Borromeo che visita gli appestati. Il terremoto del 2009 ne ha fatto scempio ed essa è uno dei tesori che quell'evento ha cancellato per sempre.
«Ci resta», spiegano le note del catalogo, «questa testimonianza come Memoria e Appartenenza mai persa, come incitamento alla rinascita di questa città e di tutte le altre che hanno vissuto la stessa
dolorosa sorte.

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