giovedì 8 settembre 2016

IL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI CONSERVA LE ANTICHE PIANTE DA FRUTTO

Melo romanella

Pero cotogno
"Conservazione" è un sostantivo al femminile e al femminile è stata per millenni l’opera di difendere e conservare l’albero da frutta, il cibo, la terra, la pace. 
Ora i ruoli sociali sono meno netti e donne e uomini capiscono, forse con ritardo, che è dovere di tutti conservare. Conservare ciò che esiste in tutte le sue forme perché la sopravvivenza e la naturale evoluzione di tutti noi si basa proprio su questa ricchezza: la grande e misteriosa eterogeneità della vita. Dalla storica conferenza di Rio de Janeiro, nel 1992, l’idea “diversità della vita” è stata opportunamente sintetizzata in “biodiversità”, concetto che oggi però si tende a usare in modo improprio, senza la necessaria riflessione sulla vastità di concetti basilari racchiusi in esso.
Nell’ambiente agricolo vi è un patrimonio antico, di notevole valore, che tuttavia è spesso trascurato ed anche poco conosciuto. Ci riferiamo ai cosiddetti “frutti antichi e dimenticati”, vale a dire a quei prodotti che un tempo erano coltivati normalmente e che avevano particolari caratteristiche: ad esempio, fornivano sostentamento alimentare nei periodi di carestia oppure medicamenti naturali per curare ed alleviare i malanni. Tutto ciò che il contadino piantava aveva uno scopo specifico. Nei nostri tempi, le nuove esigenze dei mercati hanno reso queste piante scarsamente commerciabili, perchè spesso hanno un frutto piccolo o sono facilmente deperibili; anche se esse presentano dei valori intrinseci come i loro caratteri genetici che ne fanno piante resistenti alle malattie e adattabili alle più diverse situazioni ambientali. Di conseguenza si è perduta l’abitudine a coltivarle e a propagarle. 
Molte di queste piante vegetano nel GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA DI LUCOLI (Aq).
Le varietà di questi frutti si sono conservate fino ad oggi soprattutto grazie all’azione degli agricoltori, al mantenimento di coltivazioni ed utilizzi tradizionali, allo scambio di semi e materiale di moltiplicazione vegetativa. Il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga realizzò un progetto di reinserimento di tali colture e lo stesso vivaista incaricato dell'attività ha fornito a NoiXLucoli Onlus tali varietà autoctone per il Giardino.
Melo Rosso d'Estate


Melo Renetta Ruggine

Pero d'Agosto

La FAO ha ritenuto opportuno riconoscere esplicitamente che questa memoria storica, connessa ad esperienze attuali di coltivazione, ha un valore importante anche come parte integrante dell’agrobiodiversità, perché: “è l’attività umana che forma e conserva questa biodiversità (FAO, 1999) e l’uomo fa parte del mondo biologico”. Sul piano delle politiche di settore, gli orientamenti della Commissione europea in merito alla riforma della politica agricola comune (Pac) per il periodo 2014- 2020, mirano a promuovere la realizzazione della strategia comunitaria sulla biodiversità per il 2020, riconoscendo, in particolare, anche il ruolo che questa attività specifica dei coltivatori, con la quale sono salvaguardate le colture tradizionali, svolge a favore della diversificazione del paesaggio e della biodiversità. Le conoscenze disponibili in Italia sul tema dei “frutti antichi e dimenticati” sono disperse in un gran numero di esperienze che vedono coinvolti i raccoglitori informali, i cultori appassionati di queste tradizioni, sempre più diffusi, i raccoglitori formali ovvero coloro che operano in tale ambito per motivi di ricerca scientifica. L'esperienza di NoiXLucoli Onlus sarà divulgata a livello nazionale in una pubblicazione scientifica con lo scopo di mantenere viva la conoscenza delle tipologie di questi prodotti e delle tradizioni ad essi collegate, oltre che di far conoscere il memoriale del sisma agli italiani.

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