mercoledì 15 giugno 2016

Ispra, Italia terra di bracconieri

Il bracconaggio è diffuso su tutto il territorio italiano, con ben 7 black spot. Per fermare questo business criminale il Ministero dell’Ambiente e Ispra preparano un piano d’azione nazionale.
L’Istituto superiore per la protezione dell’ambiente (Ispra) lancia l’allarme: l’uccisione, la cattura e il commercio illegale di uccelli sono pratiche diffuse su tutto il territorio nazionale. Secondo un’indagine dell’Ispra, il bracconaggio è un fenomeno che interessa tutta la penisola, ma esistono almeno 7 aree geografiche, chiamate black-spot, in cui è particolarmente intenso: le Prealpi lombardo-venete, il Delta del Po, le coste pontino-campane, le coste e zone umide pugliesi, la Sardegna meridionale, la Sicilia occidentale e lo Stretto di Messina. Le specie e il numero di uccelli coinvolti sono incalcolabili perché i mezzi di cattura e uccisione non sono selettivi.
I black spost del bracconaggio (Credits: Ispra)
 
Le tecniche di cattura e uccisione sono diverse. Possono andare dall’impiego di “archetti”, reti e trappole di vario tipo. Ciò non toglie che l’abbattimento delle prede con armi da caccia sia ancora un’attività frequente. Quanti uccelli vengano uccisi in questo modo non è facile da stabilire, perché non tutte le prede abbattute vengono raccolte dai cacciatori. Ma stando ai dati dell’Ispra, le uccisione sono numerosissime: solo nello Stretto di Messina si stimano circa 200-300 uccelli abbattuti durante la migrazione di primavera, e 400-600 in autunno.
Vista l’entità del problema, il Ministero dell’Ambiente è stato chiamato a redigere un piano d’azione nazionale per il contrasto del bracconaggio, che verrà steso con il supporto scientifico e tecnico dell’Ispra e sarà poi sottoposto a una consultazione pubblica prima di procedere con l’approvazione istituzionale. A questo scopo, il 9 e 10 giugno l’Ispra ha organizzato un workshop presso il Parco regionale del Delta del Po Veneto, per raccogliere informazioni e condividere le linee del piano con tutti i soggetti coinvolti nel contrasto del bracconaggio: Corpo Forestale dello Stato, Amministrazioni regionali e provinciali, Polizie, associazioni ambientaliste e venatorie.
“Il piano – ha dichiarato Barbara Degani – costituisce uno strumento di lavoro fondamentale e indispensabile per ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili, coordinare l’attività dei diversi soggetti coinvolti a vario titolo nelle attività di lotta al bracconaggio e migliorare il quadro normativo esistente, oltre a essere la risposta migliore che l’Italia possa dare alla Commissione Europea a seguito dell’avvio della procedura EU Pilot. Per questo motivo faremo in modo di giungere al più presto a una versione finale del documento discusso in queste due giornate così da poterlo condividere con le Amministrazioni e renderlo ufficiale”.
Purtroppo, il fenomeno non riguarda solo l’Italia. L’uccisione finalizzata al commercio illegale minaccia seriamente la conservazione delle popolazioni di molte specie a livello globale, e in particolare nel bacino del Mediterraneo dove transitano ogni anno milioni di uccelli durante le migrazioni. A livello internazionale la Convenzione di Berna e la Convenzione di Bonn stanno cercando di ridurre questa causa di mortalità innaturale e illegale, anche attraverso l’avviamento di un piano d’azione internazionale denominato Piano d’Azione di Tunisi.
https://www.galileonet.it/2016/06/contro-il-bracconaggio-serve-un-piano-di-azione-nazionale/

1 commento:

  1. nicola geronimo cipriani20/06/16, 20:56

    Due articoli di seguito, uno che esalta il presunto buon lavoro dei parchi e uno che mette in allarme sul presunto eccidio compiuto dai bracconieri, la dice lunga sulla linea editoriale di questo blog in un momento in cui la comunità lucolana è in fermento contro una proposta di inserire il territorio comunale entro un futuribile parco nazionale.
    A pensare che fate "propaganda subliminale" a favore di questo scellerato progetto si fa peccato ma non si va distante dalla verità.
    Giova ricordare che il progetto life coronata, così bellamente esaltato dall' articolo da voi postato, solo 3 anni fa correva il rischio di essere chiuso dalla comunità europea su proposta danese a nome di tutti gli altri stati membri che ne contestavano la validità. Tre anni dopo diviene uno dei primi 25 life migliori, potere di trasformare i progetti da presunti non validi in progetti vincenti, cosa non si fa per non perdere la poltrona.
    Comunque a nome mio e di tutti i componenti del comitato spontaneo sorto a Lucoli contro l' ingresso di Lucoli nel parco Velino Sirente ribadisco che oltre tutte le contrarietà economiche e pratiche che muovono il nostro NO AL PARCO rimangono intatte le motivazioni culturali e sociali che ci muovono. Nessuno ci potrà trattare come gli indiani d' america non ci chiuderete nella vs riserva e non verrete mai a decidere per noi sulla nostra terra. Non abbiamo nessuna intenzione di divenire l' alibi dei cittadini che dopo aver distrutto il loro ambiente vogliono scaricare il loro senso di colpa creando l'ennesimo parco da andare a gestire.
    Nicola Cipriani cittadino lucolano

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