giovedì 19 maggio 2016

MA A LUCOLI SERVE UN PARCO NAZIONALE?

 
Noi crediamo di sì.
Un parco che vincola una parte del territorio ricco di tesori naturali porta alla responsabilizzazione costruttiva dei cittadini, alimenta la fiducia nella gente, che viene chiamata, personalmente e collettivamente, a ruoli protagonisti nella gestione dei propri beni territoriali.
Un piccolo paese come Lucoli ha bisogno di visibilità per le sue risorse naturali e territoriali. Un piccolo paese è marginale in seno alla Regione e pure alla Provincia. Si deve bloccare l’abbandono dei territori e l’invecchiamento della popolazione e il parco potrebbe essere uno degli strumenti in grado di farlo. Il valore aggiunto del parco, è il suo progetto partecipato, si può attuare la concreta possibilità di uniformare il livello e il significato della tutela di un territorio in alcuni casi fino ad oggi "subìta" da qualcuno  (pensiamo a Campo Felice area SIC) in una concreta possibilità di sviluppo.
Abbiamo voluto scrivere questo articolo per porci e porvi delle domande a tutto campo sui pro e contro del progetto, le stesse che vorremmo presentare agli esperti che dibatteranno sabato prossimo al Civil Centre di Lucoli sul tema.
Su questa iniziativa va subito scritto un commento positivo, che evidenzi lo sforzo degli Amministratori locali di portare sul nostro territorio esperti in campo ambientale, geologico e naturalistico a dibattere con la popolazione locale: è una vera occasione di confronto, stimolo e crescita.
Si dibatte su un nuovo parco nazionale oggi che in Italia è in atto una vera offensiva contro habitat e biodiversità (essere controtendenza è spesso un valore).

Non tutti sono attenti a cosa si legifera in questo periodo: la legge Remaschi in Toscana, la proposta di legge Caleo di riforma delle Aree Protette, persino il piano di abbattimento del lupo, l'allenamento dei cani nelle Aree Protette in periodi di ripopolamento faunistico.…normative portate avanti da coloro, che sembravano un tempo paladini dell'ambiente e che con queste bandiere sono andati al potere.
La confusione è totale e per chi cerca di capire e fare qualcosa per i territori in cui viviamo le frustrazioni sono grandi.
Ciò che accade è la manifestazione di un problema culturale.
Noi consumiamo territorio e distruggiamo la natura, ma ci preoccupiamo solo dei danni che fanno i cinghiali, le cornacchie o il lupo cattivo. E questo perché non abbiamo il coraggio di ammettere le cause del problemi, ovvero toccare gli interessi che nascondono. E’ lo specchio di un fallimento generale. Se solo volessimo, infatti, potremmo lavorare con scienza, etica e buon senso, e trovare le soluzioni migliori.

Entrare con una porzione di territorio in un parco nazionale sarebbe un'opportunità per Lucoli?
Di principio sì, per cercare di riconsegnare ai nostri figli quello che ci è stato dato dai nostri genitori e nonni, di curarlo e mantenerlo senza perderne i pezzi, cementificandolo o costruendo opere inutili (Campo Felice insegna...).
Continuiamo con le domande: ma la gente di Lucoli (per tradizione poco avulsa alla messa in comune di risorse, sforzi, attenzione e cura collettiva) ce la potrebbe fare ad essere orgogliosa di condividere la sua vita in un parco trovandovi motivazioni ed indotto economico? I suoi amministratori espressione della Comunità sarebbero competenti per governare questa nuova realtà?
Le domande sono tante.

Così come sono sotto gli occhi di tutti i problemi generati dalla politica e dalle amministrazione dei parchi, molti determinati da logiche di spartizione e di scarsa incisività: molti parchi per questo stanno morendo. Li chiamano "carrozzoni" per questo.
In molti territori il rapporto tra parco e comunità locali spesso volge al rosso. L'accusa è mossa verso l’assunzione troppo verticistica delle decisioni: si ignorano le richieste dei comuni e quindi dei cittadini.
L'Articolo 10 della Legge 394 dedicato ai sindaci è quello sulla Comunità del parco. Che in verità al suo primo comma recita: “la Comunità del parco è costituita dai presidenti delle regioni e delle province, dai sindaci dei comuni e dai presidenti delle comunità montane nei cui territori sono ricomprese le aree del parco”. La Comunità è un organo consultivo e propositivo dell’ente parco, continua poi la legge, e il suo parere è richiesto su regolamento, piano, bilancio e – dopo la 426/98 - anche statuto. Soprattutto delibera, con il parere vincolante del consiglio direttivo, il piano socio-economico dove sono previste tutte le iniziative per la promozione economica e sociale “delle collettività eventualmente residenti” – recita candidamente la 394 – all’interno del parco e nei territori adiacenti.

La "comunità del Parco" potrebbe essere impossibile da gestire, pensiamo alla difficoltà di sentire i pareri di tutti. Eppure molte realtà sono riuscite ad organizzarsi si sono costruiti dei gruppi politici, con relativo capogruppo, e anche commissioni permanenti composte ciascuna da diverse persone sulle tematiche più importanti, dalla pianificazione al turismo. In assemblea a quel punto si va con gli argomenti già discussi e filtrati dalle commissioni.
Ma quanti parchi non hanno ancora il piano economico-sociale approvato? Lo stesso Velino Sirente, non si riesce a mettere tutti d'accordo.  Addirittura qualche tempo addietro a chi riusciva ad approvarlo il Ministero promise 500 milioni di Lire in più.

Stanziamenti: c'è anche questo da dibattere, i parchi portano progetti e finanziamenti al territorio.
C'è poi il problema della relazione con gli altri comuni che rappresentano le comunità di un parco: noi siamo l'Italia dei campanili e ognuno porta avanti i propri diritti esclusivi spesso a discapito degli altri.
Eppure nell'Europa forgiata da secoli di civilizzazione e antropizzazione del paesaggio, i parchi possono svolgere al meglio la loro missione di protezione della natura, i parchi non possono essere solo "altro"; devono piuttosto essere "dentro". Debbono essere luoghi speciali sì, ma anche parte di noi, del nostro modo di vivere e di lavorare; dimensioni di cittadinanza consapevole e responsabile, in relazione intima con la governance ordinaria del territorio e delle sue rappresentanze elettive.
Che parole retoriche! Ma come si fa a diventare consapevoli e responsabili? Intanto andando al workshop di sabato 21.......perché si parla di casa nostra e si potrebbe intravedere un futuro diverso.
A questa visione dovrebbe sempre più corrispondere anche la legislazione sui parchi, che in Italia, ha avuto dall'origine un imprinting originario di "altro" e "alternativo". Forse era inevitabile, visto proprio che, da noi i parchi sono nati più tardi che altrove in Europa, solo per la spinta di movimenti e associazioni ecologiste apertamente in lotta con un establishment e un senso comune, tutti immersi nell'idea novecentesca della crescita economica a ogni costo. Pur con questo imprinting, la legge quadro 394/91, elaborata e votata con una larga convergenza parlamentare, ha saputo cogliere la specificità europea dell'intreccio tra storia umana e storia naturale.
In questa fase di dibattito pubblico nazionale Lucoli vive un momento di discussione territoriale accanita su parco sì o parco no.

I motivi sono giusti perché tutti ci domandiamo se i parchi italiani servono bene la missione per cui sono stati istituiti.
Ci sembra che la proposta di partenza dell'Associazione Appennino Ecosistema sia buona visto che prevede di disegnare il nuovo parco nazionale su una ipotesi di zonazione, cosa non realizzata né nell'attuale parco regionale Sirente Velino né in quasi nessun altro Parco Nazionale (con l'eccezione della Majella), questa divisione in aree differenzierà le zone per le attività umane compatibili con la biodiversità esistente, ci saranno parti con quasi nessun divieto, nella foto seguente le frecce indicano tali zone.

Quindi, come già si sente dire in giro a Lucoli, non ci saranno limitazioni alla libertà degli operatori economici se non compresi nell'area di riserva integrale.


Le aree protette sono in corso di riforma legislativa proprio in questi giorni e pensiamo che una riforma dei parchi dovrebbe considerarli come una parte dell'ordinamento statutale e della governance territoriale nel suo insieme. Il funzionamento e l'efficienza degli enti parco è importante. Ma altrettanto importanti sono le relazioni con altre istituzioni, con imprese, istanze della società civile e con soggetti privati (quegli stessi che oggi a Lucoli hanno paura di acquisire troppi legami e vincoli per poter lavorare). 
Un parco apre gli orizzonti crea esperienze che mettono in valore le relazioni collaborative tra questo e più vasti territori circostanti e che allargano creativamente il raggio e la mappa delle collaborazioni con istituzioni e istanze della società, nel campo della ricerca, della formazione culturale, della nascita e della crescita di professioni e imprenditorialità orientate allo sviluppo sostenibile.

La parola parco non compare in nessuno dei 139 articoli della nostra Costituzione.
Ma i valori interpretati oggi dai parchi, le loro potenzialità per dare identità e ricchezza all'Italia sono tutti iscritti fin dal 1948, dentro l'art. 9 dei suoi principi fondamentali della Carta.

Oggi, a 70 anni da quella data e a 25 dalla legge 394, i parchi nazionali, regionali e rete natura 2000 coprono quasi il 20% del territorio e disegnano un reticolo istituzionale diffuso in tutto il paese.
Questa rete tende a espandersi ulteriormente, proprio mentre, all'opposto, si riduce la storica articolazione istituzionale, come testimoniano l'abolizione delle Province, e la spinta a ridurre e accorpare piccoli comuni, Camere di Commercio, consorzi e municipalizzate.
In questo secolo dove si deve assumere la sfida globale nello sviluppo sostenibile i parchi sono indiscutibilmente parte integrante, imprescindibile della governance pubblica.

E' per questo motivo che a Lucoli dovrebbe interessare un parco nazionale, per continuare ad esistere come territorio con una propria tradizione culturale. Questo tema ha a che fare con la qualità e la competitività del sistema di un territorio, del turismo, del suo agroalimentare, della sua enogastronomia, della sua creatività, del valore del bello, della qualità del modello di vita. È più concreto di tante ingegnerie amministrative.
Tra i tanti argomenti in discussione generale ci piacerebbe proporne (agli esperti che incontreremo il 21 a Lucoli) alcuni temi già dibattuti in ambito nazionale relativamente alla nuova normativa in corso di esame da parte del Senato e che sarebbe applicata in una nuova entità nascente di parco.
Che margini ci sarebbero in un nuovo parco nazionale per scegliere di perseguire dei temi di ricerca e innovazione? Ecco alcuni concetti che costituiscono nuove domande.......alle quali far seguire eventuali decisioni.

1) Sarebbe possibile consentire al nuovo parco nazionale di dotarsi di agenzie che possano operare con gli strumenti del diritto privato per entrare in relazione dinamica con gli attori veri dello sviluppo sostenibile, quali imprese e professioni?
2) I piani dei parchi e i piani paesaggistici non possono continuare ad essere cose diversi, in assurda competizione. Leggiamo i principi della nostra Costituzione e vedremo che sono parti della stessa cosa. E possibile assegnare al territorio del parco un ruolo di laboratorio e battistrada - e non di competitore - delle più estese previsioni e azioni di tutela del paesaggio?
3) Vanno superate tutta la mitologia, la burocrazia e le lentezze che si sono organizzate intorno alla parola "Piano", che (in questo campo l'esperienza negativa parla chiaro) ha assorbito e annullato i fini nel mezzo ed è divenuto un impiastro piuttosto che uno strumento. Cosa si potrebbe fare?
4) Argomento caldissimo: come poter intervenire per costruire nell'ambito dell'Arma dei Carabinieri e del processo di "fusione/assorbimento" del CFS un omologo italiano del Park Service degli Stati Uniti? Sarebbe un'operazione che si potrebbe fare "senza costi", riorganizzando meglio quelli che sono gli attuali CTA (Coordinamento Territoriale per l'Ambiente) e UTB, estendendone le funzioni e la collaborazione ai Parchi Regionali e aggiungendo una funzione di presidio e tutela - promozione del ricchissimo patrimonio culturale (dai Siti Unesco alle Città d'Arte). Un simile "corpo" non sarebbe solo "di polizia". Sarebbe irrobustimento dell'autorevolezza e delle risorse umane a disposizione dei parchi; sarebbe presidio, identificazione, guida, informazione, accoglienza, gestione, educazione: un investimento dell'Italia sui suoi beni comuni più preziosi.
Troppe domande?
Andiamo ad ascoltare le risposte il 21 maggio p.v. a San Menna presso il Civil Centre di Lucoli.

8 commenti:

  1. Credo che porre dei vincoli per poi godere in un futuro prossimo le bellezze della nostra terra, sia un bene per noi e per i nostri figli...ai quali vadano insegnati valori e rispetto per il mondo che ci, li, circonda..io sono Pro parco...tutela del territorio in primis, i cacciatori si cacciassero tra loro!!! La nostra Fauna, la nostra Flora, da conservare.

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  2. Grazie della risposta Anna Rita,
    La molteplicità di forme e funzioni assunte dalle aree protette fanno sì che non tutte siano
    funzionali allo sviluppo socio-economico in ottica di business spinto o al soddisfacimento di alcune motivazioni "egoistiche" quali quelle dei cacciatori (che non sono tali perché hanno bisogno di cibo), ma ovunque la conservazione e le necessità umane di sviluppo si incontrino, le politiche di conservazione possono essere determinanti nel contribuire alla creazione di benessere e di radicamento nei territori: una regolamentazione seria dei diritti di proprietà
    intellettuale sulle risorse genetiche, l’equa distribuzione dei proventi derivanti dal turismo
    o forme di sovvenzione alle comunità custodi degli ambienti naturali da parte della
    Comunità Europea che prenda coscienza degli effettivi valori d’esistenza degli ecosistemi di Lucoli potranno certamente portare ad una situazione positiva in primo luogo su scala locale.
    Non ci dimentichiamo, poi, che la Terra (e Lucoli è sulla Terra), essendo nel suo complesso un sistema chiuso, ha bisogno che una porzione dei suoi diversi ambienti naturali sia conservata per evitare un progressivo squilibrio dei cicli vitali che se venissero meno avrebbero gravi
    ripercussioni sull’umanità intera.
    Cominciamo da una porzione di territorio che ci è stata donata come "custodi" e che è ricchissima di specie altrove estinte. Ne dovremmo essere orgogliosi.

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    1. Si, ne dovremmo essere orgogliosi davvero

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  3. Un commento a questo articolo mi pare doveroso in quanto questi signori se lasciati da soli a parlare pensano di aver ragione.L'istituzione del parco è l' ennesimo tentativo di trasformare lucoli in qualcosa che non è non è mai stato e mai sarà.
    Storicamente lucoli si è connaturato come un territorio di alto pregio sia dal punto di vista naturalistico che antropologico la domanda da farsi è perchè?
    Fin dall' antichità i ns padri hanno saputo sviluppare dei sistemi di sviluppo che oggi questi soloni che vengono per catechizzarci su come protergerlo definirebbero eco sostenibile, noi abbiamo saputo mantenere integro il ns territorio loro probabilmente non hanno saputo fare altrettanto e adesso si ergono sul monte dei loro errori per spiegare a noi che abbiamo saputo mantenere il territorio cosa dobbiamo fare.
    Per fare un esempio sembrano gli americani che chiudevano gli indiani in una riserva perchè non sapevano valorizzare le ricchezze del loro territorio e anche loro sognano di chiuderci in una riserva.
    Proteggere il territorio di lucoli con un parco perchè chi vuole attaccarlo?
    Noi lucolani non abbiamo progetti in cantiere che possano stravolgere il ns ambiente naturale
    vorremmo solo andare a spasso per i ns monti sciarvi in libertà raccogliere funghi e tartufi in santa pace andare a caccia nel rispetto della legge, allevarvi i nostri animali come abbiamo sempre fatto farvi legna per scaldarci d' inverno. Facciamo male? Abbiamo bisogno di un tutore che si chiama parco per continuare a farlo?
    Io credo di no credo che il parco serva solo a qualcuno che vi toverà una comoda poltrona dove allocarsi magari perchè quella attuale è divenuta scomoda.
    I parchi sono un fallimento per stessa ammissione di quelli che vi vivono dentro i comuni limitrofi delle rocche farebbero carte false per uscirne, gli abitanti di Corvaro di Borgorose sono in lite perenne con la riserva della duchessa e vogliono uscire dalla riserva.
    Gli abitanti di Assergi e paesi limitrofi hanno raccolto 5000 firme per uscire dal parco Nazionale del Gran Sasso.
    E questi geni vogliono Lucoli nel parco?
    I lucolani farebbero bene a chiedersi a chi giova?
    La risposta sorgerebbe spontanea GIOVEREBBE A POCHI E IL POPOLO S' ATTACCA.
    IL PARCO A LUCOLI NON é MAI PASSATO E NON PASSERA'

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  4. Grazie della risposta.
    Oggi alle 9:37 abbiamo ricevuto il commento che abbiamo pubblicato anche se ANONIMO; esortiamo l’autore a firmare la propria opinione in quanto è poco dignitoso non firmare i propri commenti. Nell’eventualità si ricevano ulteriori commenti anonimi la redazione del Blog sarà costretta ad adottare la modalità di obbligo di registrazione per poter esprimere commenti.

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  5. Ieri abbiamo ricevuto un commento che esprime una opinione ma contiene anche parole offensive e dirette verso un cittadino.
    Pertanto, non riteniamo possa essere pubblicato così come è stato formulato.
    Ci rivolgiamo all’autore del commento e lo esortiamo ad esprimere nuovamente la sua opinione eliminando la parte che riteniamo offensiva e lesiva nei confronti del cittadino e di avere l’onestà morale ed intellettuale per firmarlo.
    Dalle pagine di questo blog vorremmo contribuire a sviluppare un dialogo ed il confronto delle idee, i nostri toni sono civili ed attenti all'ascolto degli altri, ogni volgarità o forma di aggressività verbale non ci appartiene e non sarà pubblicata.

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  6. ALTRO CHE PARCO!!!
    MEGLIO AUTOSTRADE... SVINCOLI... NUOVE STRADE COMODE SIN SULLE VETTE ... W PER FINIRE INCENERITORI E CREATORI. .. ALTRI NON LI VOGLIONO MA LUCOLI È PRONTO AD ACCOGLIERE TUTTO !!! EVVIVA EVVIVA! CHE LA GENTE LUCOLANA CONOSCA CIÒ CHE L'ASPETTA !!!

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    1. Grazie della risposta.
      Lucoli è pronto a tutto tranne che al Parco.....firme sonanti certificano il dissenso e la "volontà popolare" degli interessati.
      La non comunicazione ufficiale e la mancata partecipazione della comunità sono figlie di retaggi ancestrali mai sopiti e impediscono un confronto aperto, alimentando gli "strappi", gli interessi privati di uso dell'ambiente e le furbizie spicciole.
      La "gente lucolana" comunque, con il passa parola più o meno edulcorato, sa sempre tutto.....

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