martedì 5 aprile 2016

QUESTA NOTTE PER IL 7° ANNIVERSARIO IL GIARDINO DELLA MEMORIA SARA' ILLUMINATO DALLA LUCE DELLE CANDELE


 Il monumento del Giardino della Memoria con i nomi delle 309 vittime del terremoto


Tante commemorazioni ed eventi nella ricorrenza del sisma del 6 aprile 2009.
NoiXLucoli Onlus lascerà alle fiammelle delle candele accese, durante la notte del 5 aprile, l'onore della testimonianza.
In modo semplice e rispettoso del dolore ricorderemo simbolicamente chi non c'è più. In modo tangibile e molto "terreno", legato ai cicli della natura ed alla fatica di chi si improvvisa contadino nel tempo libero, teniamo in vita, da sei anni, i 65 alberi catalogati tra i "frutti dimenticati in via di estinzione" che popolano il Giardino della Memoria del Sisma (che abbiamo dedicato alle 309 vittime del terremoto d'Abruzzo del 2009). Le piante "raccontano" e gratificano la comunità con il loro vegetare e hanno regalato frutti deliziosi a molti visitatori: perché il Giardino è di libero accesso e luogo riconosciuto di spiritualità. Una testimonianza scritta vogliamo però proporla, è uno scritto del poeta Franco Arminio, che fu dedicato al terremoto dell'Emilia Romagna, parole durissime che potrebbero, però, valere anche per quello d'Abruzzo........


Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Dopo il terremoto ci vuole un poco di silenzio o, se si vuole parlare, allora bisogna parlare dei morti.
Forse vedere un corpo appena è tirato via da un capannone sarebbe uno squarcio alla retorica che nebulizza ormai ogni evento, ne fa un altro cartone da imballaggio per intrattenere i consumatori della notizia. Se non si vuole far vedere un piede, un occhio, se non si vuol far vedere una mano rotta, la macchina che aveva quel tizio, la borsetta dell’operaia, il quadro alla parete, i profumi dentro il bagno, se non si vuol far vedere la vita allora è meglio oscurare il video, togliere l’audio, mandare in onda solo una scritta con le notizie, solo la parola nuda, se davvero si vuole essere la prossima volta un poco più pronti.
Invece il terremoto è uno spettacolo, perfetto per la pista facile delle polemiche, per dare la parola agli esperti, per mischiare scienza e paure spicciole e poi dire degli aiuti e dei provvedimenti del governo. Le parole, le scene sono sempre quelle. Si dice di un paese distrutto, non si da alcuna notizie dei gatti morti, per esempio. Nelle case che cadono spesso abitano anche i gatti. Andiamo a raccogliere un libro tra le macerie, andiamo a salutare qualcuno con un sorriso molto sincero, molto affettuoso. Pensiamoci veramente al vedovo, alla vedova, alla madre che ha perso il figlio, al figlio che ha perso la madre. Consideriamoci quel che siamo, animali che possono farsi gentilezze. Dobbiamo essere contadini del sacro, piuttosto che spacciatori di disincanto. E dobbiamo mettere i pali di una democrazia profonda, chiudere nei cassonetti la scartoffie dei banchieri, gli intrallazzi dei calciatori, le compassate viltà dei cardinali. C’è da pensare intensamente a quei capannoni crollati, pensare che il capitalismo ha sempre più un cuore macabro e mangiare alle sue mense può sfamare ma non rende felici. Una democrazia degli scontenti non serve a niente, non serve a niente crescere, uscire dalla crisi, se non ci prendiamo veramente cura di chi soffre, se non sentiamo il dovere di onorare veramente i morti.
Sarebbe stato bello se il Presidente della Repubblica avesse ordinato di fermare la sfilata del due giugno o di annullare l’acquisto di bombardieri. Il Presidente auspica, i partiti studiano come conservare i privilegi senza darlo troppo a vedere. Non accade altro nei palazzi della politica. Il bello e il brutto sono giù nel mondo.
I nomi delle vittime illuminati dalle fiamelle - Foto G. Soldati
 

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