venerdì 11 dicembre 2015

11 DICEMBRE GIORNATA DELLA MONTAGNA. MA E' L'AMBIENTE LA VERA RICCHEZZA.

Il Presidente generale del Cai Umberto Martini invita le 498 Sezioni e 310 sottosezioni a celebrare la giornata Mondiale della Montagna indetta dall’Onu nel 2002 in occasione dell’Anno Internazionale delle Montagne, con un evento da organizzare la sera dell’11 dicembre 2015.Una ragione per incontrasi e per una serata tra amici nel segno della cultura e della montagna. Ma anche un’opportunità per i non soci di frequentare la sede del Cai della propria città e paese. Un’esperienza che val la pena di fare.“L’Onu con la Giornata Internazionale delle Montagne ha voluto dedicare ogni anno l’11 dicembre all’importanza delle zone montane nel mondo – dice Martini -, anche ai fini dello sviluppo sostenibile e della difesa dell’ambiente e degli abitanti delle Terre Alte. Il nostro Sodalizio è portatore degli interessi della montagna vissuta e frequentata, e quest’anno intende celebrarla in grande stile, anche raccogliendo l’invito in tal senso della Presidenza della Convenzione delle Alpi. A tal fine il Comitato Direttivo Centrale ed io invitiamo le Sezioni a celebrare in tutta Italia e in tutte le proprie sedi la Giornata Internazionale delle Montagne nella serata dell’11 dicembre 2015. Per avere un comune denominatore della celebrazione suggeriamo che sia cantato l’inno ufficiale del Sodalizio “la Montanara”, sia letto un brano di uno scrittore di montagna e data notizia del documento sui cambiamenti climatici in montagna – proposto dal CAI votato all’unanimità dall’Assemblea dell’Unione internazionale delle associazioni alpinistiche (Uiaa)”.
Campo Felice - Foto Roberto Soldati
Natura o turismo? Il contrasto tra passato e futuro in un habitat, specie quello alpino invernale, dagli equilibri delicatissimi.
Articolo di Franco Brevini

Nonostante la mancanza di neve, la grande carovana dello sci ha ricominciato a girare, trascinandosi dietro problemi, preoccupazioni, polemiche, che rimbalzano di anno in anno. La giornata internazionale della montagna (11 dicembre) può essere una buona occasione per fare il punto sulla questione, partendo da un convegno che si è tenuto a Sondrio lo scorso 28 novembre. Organizzato dal Collegio delle guide alpine della Lombardia, con il supporto di una serie di enti locali, aveva un titolo più che eloquente: Le Alpi in inverno, conservazione della natura ed attività turistiche. C’è spazio per tutti?
Conflitti tra impiantisti e ambientalisti
Al centro della zona più antropizzata d’Europa, le Alpi sono oggi visitate da 120 milioni di turisti, percorse da 4 mila chilometri di autostrade e da 12 mila chilometri di impianti di risalita, che servono 6 mila piste. Ogni anno la maggior parte dei turisti è durante l’inverno che si riversano sulla catena alpina, dove lo sci fa la parte del leone nell’economia delle vallate. Questo ha creato soprattutto in passato grossi conflitti tra impiantisti e ambientalisti, conflitti che riproponevano le due opposte esigenze di chi in montagna ci vive e di chi la frequenta solo nel tempo libero. Oggi queste polemiche paiono superate, perché anche nelle valli è penetrata la consapevolezza che la vera ricchezza è la qualità dell’ambiente e che, se la montagna è un prodotto turistico, è importante che continui a esserlo anche per le generazioni future.
La pista non basta più
In questa prospettiva stanno emergendo alcuni nodi critici legate a due punti: primo, la vacanza multitasking, alla quale la pista non sembra bastare più; secondo, la tendenza a una frequentazione della montagna, che si dirige sempre più verso le zone selvagge. Principali indiziati sono l’eliski, le motoslitte, il fuoripista, ai quali qualcuno comincia ad aggiungere anche lo scialpinismo, cresciuto enormemente nell’ultimo decennio. La denuncia di biologi e naturalisti non lascia molti margini: la montagna invernale è un mondo dagli equilibri delicatissimi. Un’improvvisa fuga e il relativo consumo di energie può mettere a serio rischio la sopravvivenza dei capi spaventati, soprattutto dei più deboli. Per sopperire a queste difficoltà in Svizzera e anche in Italia sono nate apposite zone di quiete invernale, zone totalmente off limits, dove, indisturbata dagli sciatori, la selvaggina può riparare nei duri mesi invernali. L’ostracismo più inflessibile è rivolto alle attività con mezzi a motore, come eliski e motoslitte, alle quali alcune valli rimaste ai margini dello sviluppo turistico, come, per fare due esempi, la val Formazza in Piemonte e la Valgrisenche in Val d’Aosta, guardano con fiducia per il loro futuro.
Eliski e oltre
Campo Felice - Foto Roberto Soldati
Possibiliste anche una parte delle guide alpine, che di eliski campano, ma che chiedono norme chiare e una precisa delimitazione di aree e mete, lasciando tutto il resto ad attività più sostenibili come lo scialpinismo o le ciaspole. Il Club alpino italiano ha assunto sulla questione un atteggiamento di fermo rifiuto, che riflette la posizione tenuta anche verso il motocross sui sentieri. Allo stesso modo il Cai respinge ogni pretesa di porre vincoli e limitazioni alla frequentazione della montagna, come di tanto in tanto propone all’indomani degli incidenti qualche politico in cerca di consensi. L’appello è alla responsabilità individuale degli alpinisti, che sanno di inoltrarsi in aree dove il rischio non può essere eliminato, ma proprio per questo deve venire consapevolmente gestito da ognuno.
Campo Felice - Foto Roberto Soldati
ANCHE LUCOLI HA LE SUE MONTAGNE DA AMARE E PRESERVARE.

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