giovedì 2 luglio 2015

TROPPI PENSIERI? Basta camminare in mezzo alla natura e a Lucoli ce n'è tanta!

I BENEFICI della natura non smettono di stupire.
Campo Felice (foto di Roberto Soldati)
Mentre quelli della camminata sono noti già da un pezzo. In questo caso è sufficiente metterli insieme: un sentiero in mezzo al bosco, un altopiano...... Ovunque purché ci sia del verde che ci faccia dimenticare lo stress urbano. Poi, il gioco è fatto. Basta passeggiare e i pensieri negativi si riducono sensibilmente.
Gregory Bratman, dottorando in biologia all'Università di Stanford, ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences: 38 persone che vivono in zone urbane e che risultano senza precedenti di disturbi mentali sono state suddivise in due gruppi e invitate a camminare per 90 minuti; 19 di loro hanno passeggiato in un'area naturale vicino al campus di Stanford, l'altra metà ha camminato lungo una strada molto trafficata nel centro di Palo Alto.
Prima e dopo la passeggiata, le persone hanno compilato un questionario sofisticato per indagare la loro tendenza a "rimuginare", una riflessione fatta di pensieri negativi autoreferenziali che innescano un circolo vizioso: più si rimugina più è difficile scacciarli e così si aumenta il rischio di depressione. Questo processo mentale si scova con domande del tipo: "La mia attenzione è spesso concentrata su aspetti di me stesso che vorrei smettere di pensare" e "Trascorro molto tempo a pensare ai momenti del passato in cui mi sono sentito male e arrabbiato".
Poi, sia prima sia dopo la camminata, le 'cavie' dell'esperimento si sono sottoposte a una scansione del cervello: è stata esaminata una regione cerebrale chiamata 'corteccia pre-frontale subgenuale', un'area che è stato dimostrato essere molto attiva mentre si fanno pensieri negativi su se stessi e si mettono in atto comportamenti rinunciatari. Questa è anche l'area interessata quando si verificano fenomeni depressivi e di ciclotimia (sbalzi di umore).
Il gruppo di persone che aveva camminato in mezzo alla natura ha dato risposte differenti rispetto a quelle segnate 90 minuti prima, dimostrando di avere avuto una diminuzione sostanziale delle 'riflessioni negative' e anche il test medico-scientifico ha supportato la tesi: nella zona cerebrale interessata era diminuita l'attività neurale.
(foto Roberto Soldati)
Questo può aprire nuove frontiere nello studio di attività che utilizzino l'immersione nella natura come terapia. È dimostrato che l'urbanizzazione (il 50% della popolazione del pianeta vive in città) è una delle cause che ha portato all'aumento del numero di persone che soffrono di disturbi mentali.
La letteratura scientifica che si occupa dei vantaggi per la salute (mentale e fisica) procurati da una prolungata 'esposizione' al paesaggio naturale è in crescita. Sembra che basti guardare una fotografia per pochi secondi per percepirne già i benefici. È una recente ricerca di Kate Lee e alcuni colleghi dell'Università di Melbourne pubblicata su Environmental Psychology. Se interrompiamo un compito che ci mette in difficoltà con un 'micro-break' di 40 secondi trascorsi a guardare l'immagine di un giardino verde, le nostre performance miglioreranno. 
Dunque, la natura da un lato ci aiuta a liberare la mente da pensieri negativi, dall'altro ci aiuta a recuperare l'attenzione e la concentrazione.
Campo Felice il lago niveo (foto Rossano Soldati)
Stanford researchers find mental health prescription: Nature
Study finds that walking in nature yields measurable mental benefits and may reduce risk of depression.
by ROB JORDAN 
A Stanford-led study finds quantifiable evidence that walking in nature could lead to a lower risk of depression.
Feeling down? Take a hike.
A new study finds quantifiable evidence that walking in nature could lead to a lower risk of depression.
Specifically, the study, published inProceedings of the National Academy of Science, found that people who walked for 90 minutes in a natural area, as opposed to participants who walked in a high-traffic urban setting, showed decreased activity in a region of the brain associated with a key factor in depression.
"These results suggest that accessible natural areas may be vital for mental health in our rapidly urbanizing world," said co-author Gretchen Daily, the Bing Professor in Environmental Science and a senior fellow at the Stanford Woods Institute for the Environment. "Our findings can help inform the growing movement worldwide to make cities more livable, and to make nature more accessible to all who live in them."
More than half of the world's population lives in urban settings, and that is forecast to rise to 70 percent within a few decades. Just as urbanization and disconnection from nature have grown dramatically, so have mental disorders such as depression.
In fact, city dwellers have a 20 percent higher risk of anxiety disorders and a 40 percent higher risk of mood disorders as compared to people in rural areas. People born and raised in cities are twice as likely to develop schizophrenia.
Is exposure to nature linked to mental health? If so, the researchers asked, what are nature's impacts on emotion and mood? Can exposure to nature help "buffer" against depression? 
Natural vs. urban settings
In the study, two groups of participants walked for 90 minutes, one in a grassland area scattered with oak trees and shrubs, the other along a traffic-heavy four-lane roadway. Before and after, the researchers measured heart and respiration rates, performed brain scans and had participants fill out questionnaires.
The researchers found little difference in physiological conditions, but marked changes in the brain. Neural activity in the subgenual prefrontal cortex, a brain region active during rumination – repetitive thought focused on negative emotions – decreased among participants who walked in nature versus those who walked in an urban environment. 
"This finding is exciting because it demonstrates the impact of nature experience on an aspect of emotion regulation – something that may help explain how nature makes us feel better," said lead author Gregory Bratman, a graduate student in Stanford's Emmett Interdisciplinary Program in Environment and Resources, the Stanford Psychophysiology Lab and the Center for Conservation Biology.
"These findings are important because they are consistent with, but do not yet prove, a causal link between increasing urbanization and increased rates of mental illness," said co-author James Gross, a professor of psychology at Stanford.
Nature's services
It is essential for urban planners and other policymakers to understand the relationship between exposure to nature and mental health, the study's authors write. "We want to explore what elements of nature – how much of it and what types of experiences – offer the greatest benefits," Daily said.
In a previous study, also led by Bratman, time in nature was found to have a positive effect on mood and aspects of cognitive function, including working memory, as well as a dampening effect on anxiety.
The studies are part of a growing body of research exploring the connection between nature and human well-being. The Natural Capital Project, led by Daily, has been at the forefront of this work. The project focuses on quantifying the value of natural resources to the public and predicting benefits from investments in nature. It is a joint venture of the Stanford Woods Institute for the Environment, The Nature Conservancy, the World Wildlife Fund and the University of Minnesota's Institute on the Environment.

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