giovedì 14 maggio 2015

L'AQUILA, LE SORPRESE E LE SCOPERTE DEI RESTAURI DELLE MURA CIVICHE: PORTA LUCOLI. LA STORIA DA NON DIMENTICARE.


Si avvia a conclusione il lavoro di restauro e recupero delle Mura civiche aquilane, che sta restituendo una nuova immagine della città, nei suoi antichi limiti storici e nei suoi rapporti con l’intorno. Reintegrate dopo i crolli, liberate dalla vegetazione e ricostituite nella loro continuità fisica e visiva, le mura disegnano oggi una linea quasi ininterrotta nello skyline cittadino: alte e incombenti nel tratto settentrionale su viale della Croce Rossa, in ripida discesa verso i settori orientale e occidentale, antichi accessi alla città, seguono poi l’andamento dell’altura, fino allo stretto passaggio sul fiume Aterno e alla Rivera. La cinta muraria aquilana, quasi 5 km di sviluppo lineare, è uno dei pochi esempi di fortificazione trecentesca quasi integralmente conservata. L’attento lavoro di recupero e catalogazione delle pietre crollate con il sisma (o recuperate dagli smontaggi controllati delle parti più compromesse), l’esame ravvicinato delle tecniche costruttive e delle lavorazioni superficiali, il confronto con le piante storiche e gli antichi documenti hanno consentito di individuare inedite configurazioni, a volte ipotizzate a volte del tutto inaspettate, delle mura e delle porte.


Abruzzo Ulteriore di Natale Bonifazi (1587). Incisione conservata alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Particolare ove si vede la Città fortificata di Aquila e le Rocche

I lavori intorno a Porta Roiana, al termine della bella passeggiata sotto il Ponte di S. Apollonia, hanno restituito la traccia perfettamente visibile di un’altra porta cittadina, poco nota perché in una zona particolarmente impervia: Porta Lucoli, intagliata alla base di una torre che si erge alta sulla scarpata verso l’Aterno.
Si ricorda che gli abitanti di Lucoli presero parte, a metà del Duecento, alla fondazione della Città di Aquila, in un periodo in cui nel territorio esistevano strutture difensive primitive, l'organizzazione feudale e quella ecclesiale monastica. 
Dagli Statuti Municipali conservatisi a Lucoli negli ultimi cinque secoli si evince una ricerca da parte degli abitanti del tempo di garanzie a favore della collettività, nelle pratiche di amministrazione delle terre, della giustizia e delle risorse condivise. Purtroppo quelli erano i tempi dei soprusi e dei fiscalismi che continuarono ad opprimere gli abitanti dell'area per secoli.

La parte fondata da Lucoli fu il "Quarto di San Giovanni" Quarto amiternino e fa riferimento al quadrante sud-occidentale della città.
Al suo interno sorge Borgo Rivera, luogo originario della fondazione e l'unico dei castelli originari ad essere parte integrante della città. Il piccolo borgo, che si sviluppa lungo il costolone che va dal Colle San Giovanni a Porta Rivera, alla destra del fiume Aterno, conserva intatto il suo sapore medievale ed ospita la monumentale fontana delle 99 cannelle, simbolico e misterioso omaggio alla nascita dell'Aquila. Questa zona era precedentemente chiamata Acculi, o Acculae, per l’abbondanza delle acque e probabilmente diede il nome all'intera città.
Il Quarto comprende poi i dintorni occidentali di Piazza Duomo, in cui è anche la trecentesca chiesa capoquarto di San Marciano che ha sostituito la distrutta chiesa di San Giovanni di Lucoli, da cui il nome del quartiere, e che si adagia in una caratteristica piazza triangolare con annesso fontanile, come da tradizione. Nella zona sono, inoltre, le Cancelle, curiosi portali in pietra di origine rinascimentale a scopo commerciale formati da due aperture, una ad arco e rialzata per la vendita e una di fianco più stretta e alta, chiamata erroneamente Porta del Morto[17], per l'ingresso nelle abitazioni; un tempo poste direttamente su Piazza Duomo, le Cancelle vennero nel Novecento smontate e ricostruite poco dietro.
La parte più occidentale del Quarto è l'unica intra moenia a non aver subito un importante sviluppo urbanistico a scopo residenziale ed oggi ospita la stazione Centrale, alcuni insediamenti industriali e commerciali ed il polo direzionale del Tribunale di Giustizia.
M. Cartaro, Abruzzo Ultra del 1613, delineata nel 1594 da Mazzetti.

L’intervento di restauro, consolidamento e valorizzazione della cinta muraria dell'Aquila è stato finanziato per 8 milioni di euro con fondi POR-FESR 2007-2013 Asse VI.2.1, assegnati alla Regione Abruzzo e quindi al Comune dell’Aquila, che ha stipulato una convenzione con la ex Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo per l’attuazione. I lavori sono stati affidati alla direzione dell’architetto Antonio Di Stefano, della Soprintendenza Unica e si concluderanno entro la fine dell’estate.
L’intervento di restauro troverà il suo pieno compimento con il collegato intervento di valorizzazione, volto a realizzare le migliori condizioni di visibilità, percezione e fruizione diffusa della cinta muraria recuperata e riscoperta, con le sue torri, le sue porte, i suoi rapporti con la città e il territorio.

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