martedì 21 aprile 2015

FORTE COME UNA QUERCIA


Quando si dice “forte come una quercia” si dice una mezza verità. Ma una mezza verità è anche una mezza bugia. Le querce, ovvero le numerose specie che appartengono al genere Quercus, compaiono spesso negli stemmi per indicare forza: dall’emblema della Repubblica Italiana a quello di molte famiglie (della Rovere, Farnese, ecc.). E la potenza di queste piante è vera tenuto conto della maestosità degli alberi e della robustezza del legno. Quello che non si dice è che le querce hanno un debolissimo tallone d’Achille rappresentato dalla loro propagazione.
Intanto, come tante altre specie arboree, la fruttificazione delle querce è irregolare. Ci sono ”pascione” e cioè anni di elevata produzione di ghiande (per comodità le chiamiamo semi ma botanicamente sono frutti) che si alternano ad anni di fruttificazione scarsa, l’entità dell’intervallo varia con la specie e con le condizioni ambientali. Quando la fruttificazione è scarsa risulta anche bassa la qualità del seme, di conseguenza non è consigliato l’impiego per eventuali rimboschimenti. Dal punto di vista eco-fisiologico, successivi anni di “magra” aiuterebbero a contenere le popolazioni di nemici naturali che diminuirebbero progressivamente la loro presenza. Nell’anno di pasciona, invece, grazie alla massiccia presenza di ghiande la specie vegetale sarebbe in grado di espandere il proprio areale di distribuzione.
Altra limitazione nella propagazione delle querce è rappresentato dalla disseminazione. Le ghiande sono semi relativamente pesanti e rimangono naturalmente vicine alla pianta madre dove la competizione risulta elevata. Vi è quindi bisogno di vettori (uccelli e/o piccoli mammiferi) per trasportare i semi altrove ed espandere così la presenza della specie. Se in territori poco antropizzati questo non è un problema, la disseminazione diventa difficile in aree frammentate, cementificate, intensamente abitate come le zone costiere.

La germinazione della ghianda
Banca dei semi  (Svalbard Global Seed Vault)
Più del 90% delle 7.000 specie di cui è stata studiata l’attitudine alla conservazione del seme ha sviluppato un meccanismo di auto-conservazione che, in modo estremamente semplificato, può descriversi così: raggiunta la maturità, i semi “spengono” tutti i processi fisiologici e si auto-essiccano (in genere fino ad un contenuto di umidità intorno al 10%). In questo stato possono meglio resistere all’inverno, al tempo, ad avversità di diverso tipo (noti sono i chicchi di cereali ancora vitali nelle tombe egizie) e quindi l’uomo ha sfruttato questa caratteristica naturale per conservare a lungo i semi destinati all’alimentazione. La possibilità di conservare a lungo i semi rappresenta un’arma potente per la difesa delle risorse genetiche, un’assicurazione per il futuro. In questo senso è stata recentemente inaugurata nelle Isole Svalbard una gigantesca Banca dei Semi (Svalbard Global Seed Vault, v. foto) che ha la missione di conservare il patrimonio genetico vegetale, principalmente quello agro-alimentare, di tutti i paesi del mondo. Viene perciò naturale chiamare “Banca” un luogo che custodisce tesori genetici per oggi e per il futuro.


In tempi di forti cambiamenti climatici preoccupante è, invece, l’esistenza effimera delle ghiande che vivono soltanto pochi mesi (dall’autunno alla primavera) e sono di difficile (e costosa) conservazione da parte dell’uomo. A differenza dei semi sopradescritti (botanicamente detti “ortodossi”), nella loro evoluzione i frutti delle querce non hanno sviluppato i processi di disattivazione fisiologica ed auto-essicazione, anzi, la disidratazione è letale. Non vi è in questi semi una “pausa” dei processi vitali per cui le ghiande sono portate a germinare subito se vi sono la condizioni. Nei nostri climi è il freddo a rallentare la germinazione fino alla primavera ma se l’autunno non è stato particolarmente severo le ghiande emettono la radice (che assorbe acqua e le mantiene in vita) e aspettano la primavera per completare la germinazione con l’emergenza della parte aerea (vedi grafico). L’assorbimento di acqua porta all’aumento di volume e quindi alla spaccatura delle vestiture esterne; i cotiledoni rimasti così parzialmente scoperti spesso acquisiscono una colorazione rossastra in inverno. Le ghiande che per motivi diversi in primavera non sono riuscite a germinare, muoiono.
La conservazione artificiale delle ghiande, che non va mai oltre i 3-4 anni, è stata intensamente studiata in Polonia ed in Francia in risposta ai crescenti periodi di scarsa fruttificazione che rallentavano i lavori di rimboschimento. La conservazione artificiale delle ghiande è comunque costosa perché abbisogna di grandi spazi e di termo-trattamenti per il controllo di funghi. La crioconservazione in azoto liquido di embrioni diventerà, probabilmente, una via percorribile per molte specie con semi di difficile conservazione come le ghiande; al momento è applicata in via sperimentale per materiale particolarmente prezioso (le collezioni rinascimentali di agrumi di Cosimo dei Medici vengono conservate anche in questo modo).
Le specie quercine sono importanti in Italia in quanto componenti fondamentali delle nostre foreste. Le descritte peculiarità delle ghiande scoprono però lati di vulnerabilità che possono essere ragionevolmente arginati se si lavora per non disturbare gli habitat naturali di queste specie favorendo inoltre la continuità del verde per consentire gli scambi genici tra popolazioni. A questo proposito è bene ricordare ancora che per i semi delle querce non vi sono attualmente vie relativamente poco costose di protezione delle risorse genetiche come la lunga conservazione dei semi in Banche dei Semi, largamente praticate, invece, per altre specie vegetali con semi che tollerano la disidratazione spinta.

Beti Piotto
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
La quercia è il simbolo del nostro logo e grazie alla Dottoressa B. Piotto abbiamo potuto dedicargli questo articolo.

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