martedì 10 settembre 2013

Parchi: si vota oggi la dichiarazione d’urgenza per il disegno di legge D’Alì. Contrarie le associazioni ambientaliste.

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I confini del Parco Sirente Velino vicinissimo a Lucoli
Oggi al Senato si vota la dichiarazione di urgenza per il disegno di Legge D'Alì n.1820, approvato all’unanimità, in sede deliberante, da parte della commissione Ambiente del Senato. In esso alcune innovazioni: dall’estensione del potere regolamentare del Parco alle aree contigue, allo snellimento delle procedure per l’approvazione degli atti di pianificazione, dalla conferma rafforzata del divieto di attività venatoria nei parchi, all’inserimento degli Enti tra i beneficiari delle royalties per le attività che si svolgono al loro interno, dalla concessione gratuita ai Parchi dei beni demaniali con possibilità di concederli a terzi e riscuotere il relativo canone, alla riduzione del numero dei consiglieri, della giunta, e alla definizione dello status e dei poteri del Presidente, del ruolo di vigilanza del ministero dell’Ambiente e di un comitato nazionale delle aree protette.
Ma alcune Associazioni ambientaliste hanno posizioni discordanti. Non sembra che ci sarà un dibattito, vista la richiesta che sarà votata oggi, il Governo, sembra avere talmente a cuore la questione ambientale da volerla chiudere in fretta e furia.
Sono contrarie le seguenti Associazioni: FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia, Associazione 394, AIDAP, AIGAP e AIGAEE. Mancano all’appello Legambiente e Federparchi.
Le associazioni, con due comunicati differenti, ma sulla stessa lunghezza d’onda, mettono in evidenza che la 394 del 91, la legge quadro sui parchi, è un buona legge, che può essere modificata, ma dopo un’ampia discussione che coinvolga tutti gli attori. Gli argomenti caldi della modifica sono diversi. Uno riguarda il meccanismo delle royalties a favore degli Enti gestori a compensazione di impianti impattanti nei parchi che, secondo le associazioni “rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti.” Altro argomento caldo riguarda un nuovo modello di gestione della fauna in collaborazione con le associazioni venatorie: “è piena d’insidie la distinzione artificiosa che si vorrebbe introdurre tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica, pur con la supervisione dell’ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente. Si prevede di fatto un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione della fauna all’interno delle aree naturali protette. La normativa attuale già consente interventi da parte degli Enti Parco per la gestione dei problemi che alcune specie, essenzialmente il cinghiale, possono determinare se presenti in sovrannumero. "La riforma prevista rischia di aprire le porte alla caccia nei parchi per interessi lontani dalla conservazione della biodiversità nel nostro paese”, spiegano le Associazioni.
E ancora la nomina di presidenti e direttori dei parchi, dei rappresentanti degli organi di gestione a favore di una maggiore rappresentanza degli enti locali, ma questo, secondo le associazioni, senza che ci si sia intesa su quale sia il futuro dei parchi e mettendo forse in secondo piano il fatto che la loro mission principale è la tutela dell’ambiente al di sopra di qualsiasi interesse privato. 
Per questo le Associazioni tutte chiedono che oggi il disegno di legge non sia votato e che sia dato nei prossimi mesi ampio spazio ad una discussione sulla funzione e il futuro dei parchi, discussione che ad oggi non è mai veramente decollata.
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