mercoledì 9 gennaio 2013

I PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI, TESTIMONI MUTI DELLA STORIA LOCALE, VANNO TUTELATI E SALVAGUARDATI COME MONUMENTI ARBOREI

A Lucoli vegetano, disseminati sul territorio, molti alberi pluricentenari, è possibile ricostruire delle storie di vita della Comunità ad essi collegate, ciò li fa annoverare tra i  monumenti storici in ottica sia botanica sia antropologica.
Nella foresta reale di Sherwood, cuore storico della Gran Bretagna, il Major Oak sotto le cui chiome leggenda vuole che si nascondesse Robin Hood è ancora saldamente in piedi. Anzi, sulle sue radici. I custodi del parco raccolgono i turisti attorno all’albero millenario e raccontano una storia: «La quercia ci mette 300 anni per crescere, poi riposa 300 anni e per altri 300 declina con grazia». In alcuni casi fortunati, vive anche di più. Com’è successo alla quercia dell’eroe popolare inglese. 
La morte improvvisa della pianta, in natura, non esiste. Avviene solo quando l’uomo arriva con la motosega o qualcosa di più subdolo e silenzioso.
I pochi alberi che vengono ancora messi a dimora nelle città hanno una durata media di 8 anni, senza grosse differenze tra Roma e New York. Otto anni, un soffio.
Nessuno dei nostri nuovi alberi urbani o dei territori anche extraurbani, probabilmente, arriverà alle venerande età dei Monumentali, piante centenarie, imponenti, che hanno fatto la storia del nostro pianeta e anche delle nostre religioni, più antichi dei santi e di Cristo. Come gli olivastri di Luras, provincia di Sassari, 3.500 anni compiuti, che ancora oggi combattono con i venti della Sardegna, accompagnando il genere umano silenziosi e pazienti. Alberi che raccontano storie da ricordare sotto le loro chiome. "Monumento", dal latino monere, ricordare. Questo sono gli alberi, testimoni del nostro passato e, si spera, anche del nostro futuro. Eroi sopravvissuti a guerre, carestie, urbanizzazioni e spopolamenti. Opere architettoniche viventi che anche il Corpo Forestale italiano da anni individua e cataloga. Ogni regione e provincia ormai ha avviato il suo inventario, e quasi tutte si sono dotate di un regolamento per la tutela degli «alberi notevoli». Ma ancora non esiste una definizione unica a livello nazionale, e ancor meno internazionale. 
Alcuni alberi centenari presenti sul piazzale dell'Abbazia di San Giovanni Battista
Lucoli ha molti di questi monumenti arborei e la nostra Associazione sta pazientemente lavorando per vederne formalmente riconosciuti alcuni seguendo il Decreto Regionale n. 72. 
Siamo convinti che sia necessaria una nuova cultura dell’albero, c’è sempre posto per un albero, se si vuole trovarlo, ed il suo futuro sarà garantito soltanto se le comunità locali arriveranno a comprendere la sua importanza e il suo valore.
Sono passati trent’anni dal primo censimento nazionale degli alberi monumentali d’Italia, completato dal Corpo Forestale dello Stato nel 1982: secondo i risultati di quell’immane lavoro, esistevano 22.000 alberi “di particolare interesse”, dei quali 2.000 “di grande interesse”, tra i quali solo 150 “di eccezionale valore”. La tutela di quest’enorme patrimonio ecologico, storico e culturale diveniva quindi possibile, essendone note e geo-referenziate le componenti fondamentali. Ma la loro effettiva protezione era ancora affidata alla sensibilità dei proprietari e degli operatori forestali, salvo ricorrere alla contestazione del reato di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali”, previsto dall’art. 734 del Codice Penale per “chiunque, mediante ostruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'Autorità”. Poiché in moltissimi casi gli alberi monumentali si trovano in aree sottoposte a vincoli speciali (primo fra tutto quello idrogeologico), la contestazione del reato è possibile, anche se è attuata solo in casi di particolare gravità.  
La definizione degli alberi monumentali come “beni di notevole interesse pubblico”, e quindi da tutelare in modo assoluto al pari dei più importanti monumenti e complessi archeologici, entra nella legislazione italiana a pieno titolo con le modifiche al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 22/01/2004 n. 42) apportate dal D.Lgs. 26/03/2008 n. 63.
Un recentissimo Decreto della Regione Abruzzo pone finalmente sotto la massima tutela, al momento, 370 alberi monumentali censiti e georeferenziati. Con il decreto 72, la Regione Abruzzo ha inteso classificare gli alberi come monumenti naturali, come ha affermato il Presidente della Regione Chiodi come "beni da salvaguardare e valorizzare anche da parte dei sindaci, perché le nostre comunità amano e voglio proteggere queste piante".
Recentemente, a fine legislatura, inoltre, è stata approvata una Legge contenente norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani che interessa anche i "patriarchi della natura".
In sintesi quanto prevede la normativa:
1. In base alle modifiche del 2008 al Codice dei beni culturali e del paesaggio, ogni danneggiamento di alberi monumentali dichiarati "beni di notevole interesse pubblico" è punito penalmente, con la reclusione da 1 a 4 anni.
2. Il disegno di legge "Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani" è divenuto Legge, in data 21/12/2012: la Commissione Ambiente del Senato lo ha approvato in sede deliberante, quindi con i poteri dell'aula.
3. La nuova normativa, pur essendo di ottima qualità, presenta però parecchi problemi:
  • si sovrappone a quella del Codice del paesaggio, innovata appena 4 anni fa, creando due procedure parallele per il riconoscimento formale degli alberi monumentali (senza considerare l'altra procedura della LR dell'Abruzzo);
  • stabilisce una lunga e complessa procedura per tale riconoscimento, delegando il censimento ai Comuni, la raccolta dei dati alle Regioni e il definitivo inserimento in un Elenco nazionale gestito dal CFS;
  • la legge non prevede sanzioni penali, bensì solo amministrative, anche se molto elevate (da 5.000 a 100.000 Euro, quindi 10.000 Euro se il pagamento in misura ridotta avviene immediatamente).
Lucoli faggi pluricentenari presenti ai prati di Cerasolo
Per saperne di più: http://www.patriarchinatura.it/contenuti/it/home/index.php
http://www.progettoconalpa.org/index.php?option=com_content&view=article&id=115&Itemid=132

2 commenti:

  1. Gli alberi sono (a mio modo di vedere) la manifestazione più bella della natura ... debbo dire che vado spesso a LONDRA e noto che lì in città e in periferia c'è una grande cura per il patrimonio arboreo e anzi spesso si vede che vengono piantumati nuovi alberi e arbusti (non a caso ci sono i parchi più belli d'Europa).
    Credo che siano queste le cose che dovremmo copiare dal mondo anglosassone.

    MARCO

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    1. Grazie della risposta Marco.
      Prima di piantumare e curare occorre a nostro parere "rinverdire" le tradizioni dando un valore al patrimonio arboreo esistente, che non molti considerano a Lucoli.
      In Abruzzo molta letteratura, racconti e tradizioni folkloriche ci hanno consegnato, molte informazioni sui rapporti tra gli uomini e le piante, nella visione di uno stretto parallelismo tra le manifestazioni del vigore della vita naturale e le vicende umane. Un esempio le usanze terapeutiche di curare l'ernia con la transplantatio morbi del querciolo (“Spaccato un querciolo per lo mezzo, in guisa da formare un largo occhiello, restando intatto il fusto da sopra e da basso, si fa passare tre volte il piccolo paziente per quel fesso. Se, dopo ciò, il querciolo continua a vegetare, e se quella fessura riattacca, vuol dire che la “svendature” guarisce”)o l'itterizia con il melograno, o di piantare un albero alla nascita di un figlio, riflettono quell'assoluto rapporto che sempre c'è stato tra uomo e natura, che solo in questi nostri tempi così tristi va scomparendo.
      I nostri avi sentivano rimorso nel momento del taglio di un albero, quasi che l'uomo cercasse il perdono della natura per operazioni da cui ricavava vita e sostegno. Una ecologia integrale e religiosa della storia della cultura umana ha visto sempre accomunate le vicende di vita e di morte degli uomini e della natura, in una unica sorte di universale solidarietà ben distante dai moderni modelli culturali che insegnano ad entrare nei sacrari della natura con il solo proposito della distruzione o dello spirito di profitto (pensiamo a Campo Felice...).
      Consiglio una lettura interessante che riguarda l'etnobotanica abruzzese: "Piante sacre e magiche in Abruzzo di Aurelio Manzi".
      Noi nel nostro piccolo siamo dalla parte della natura che a Lucoli è forte e deve continuare ad essere protagonista.

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