giovedì 19 aprile 2012

LA MONTAGNA ALTA DEL COMUNE DI LUCOLI: DIVIETO AL PUBBLICO TRANSITO

La montagna per tutti, per pochi o per i consapevoli? La montagna da guardare solo da una finestra piccola?
 “Le montagne sono proibite” 
è un racconto di Dino Buzzati, nel quale lo scrittore ipotizza una società che vieta il solo pensare alle montagne e prevede pene severe per chi osi frequentarle.
Per fortuna nella realtà le montagne non sono proibite, ma la loro fruizione va regolata come ha fatto il Comune di Lucoli.
Che cosa significa affrontare il problema della difesa dell'ambiente per un Comune di montagna e per alcune Associazioni del territorio che si spendono anche per l'ambiente?
La domanda non è nè scontata né accademica. 
Non è scontata perché i Comuni di montagna, soprattutto il Comune di Lucoli, uno di quelli del cratere sismico, dovrebbe avere l'obiettivo dello sviluppo socio-economico del suo territorio, che vede nel turismo il suo sbocco principale e quindi dovrebbe attirare, con il suo bene principale (il territorio), i frequentatori della montagna e non i soli protezionisti della natura. 
La frequentazione della montagna comporta infatti un impatto sull'ambiente (naturale ed umano) di persone animate dalla voglia di esplorare e di conoscere il territorio nonché dal desiderio estetico, emotivo e fisico di ricavarne piacere o appagamento. 
In queste motivazioni di fondo si rileva anche la "diversità" delle motivazioni del vivere la montagna di un'Associazione come la nostra: la preoccupazione prioritaria per noi è quella di una frequentazione responsabile dell’ambiente montano, compatibile con l'esigenza del rispetto di territori delicati sotto il profilo ecologico e di paesaggi particolari sotto il profilo antropologico ed etnografico. 
Non siamo convinti che un ambientalismo ispirato alle sole filosofie del “non agire” o dell'“paradiso incontaminato” o dell'"uso locale geloso ed esclusivo" sia il più giusto, in senso assoluto e, per Lucoli, in questo contesto storico.
Non è un parlare accademico, riteniamo che il "vivere la montagna" debba tradursi in modi di comportamento accettati e condivisi da tutti gli interessati e non da poche "anime belle" depositarie di diritti esclusivi o di un sapere scientifico elitario. 
E' con la condivisione che una Comunità locale cresce ed acquista coscienza del valore del suo territorio e di sè stessa: responsabilizzandosi sul rispetto, governo e difesa delle sue ricchezze naturali.
Più volte, da questo blog, abbiamo parlato di possibili incontri formativi da realizzare con gli operatori locali, la Comunità, la Scuola, per sviluppare una sensibilità ambientale che si potesse tradurre, anche, nell'erogazione di  servizi turistici di qualità ed ecosostenibili. Riteniamo che un utile impegno ambientalista si debba esplicare in atti di attenzione e sensibilità verso l'ecosistema montagna nella sua complessità, con un solido ancoraggio al "principio di realtà": che è quello di una realtà fragile e precaria da fruire con circospezione. 
Ecco perchè il problema viene ad acquistare un significato culturale e morale. 
La sua rilevanza è infatti misurata dal grado di maturazione critica di escursionisti/cacciatori/frequentatori motorizzati della montagna/operatori turistici, che dovranno essere tutti consapevoli che il loro "terreno di gioco" dovrà essere vissuto più come presa di coscienza del senso del limite che la montagna impone, piuttosto che di spazio da consumare nella ricerca ossessiva della performance tecnica o dello sfruttamento egoistico.
Un Comune di montagna dovrebbe favorire la maturazione di una sensibilità di autoregolamentazione etico-comportamentale capace di trasformare l'impegno alla salvaguardia ambientale in un imperativo categorico della coscienza morale individuale e collettiva. 
Sarebbe meglio, quindi, se il “Tu devi” scaturisse da una sensibilità condivisa piuttosto che da un'obbligazione imposta per mezzo di un'ordinanza astratta e lontana dal vissuto territoriale e/o dei possibili turisti, che, non lo dimentichiamo, sono comunque necessari per combattere un'economia stagnante. 
Dal 12 aprile 2012 a Lucoli è stato vietato, con l'ordinanza n.16, il pubblico transito su tutte le strade e/o piste esistenti nella Montagna Alta con i fuoristrada e le moto da cross (Ordinanza n° 16).
E' un positivo inizio e l'Ordinanza Comunale potrebbe essere condivisibile, a patto che non sia l'unico passo, ma l'inizio di un percorso.
E' risaputo che il passaggio dei veicoli a motore sui sentieri di montagna comporta una serie di problemi di diversa natura. Prima di tutto di tipo tecnico, procurando danni in particolare sulla terra battuta e con il fondo bagnato. Poi di tipo ambientale, con la distruzione di flora e vegetazione oltre al disturbo sempre estremamente nocivo alla fauna, in particolare nei periodi di riproduzione. Infine, provoca problemi di sicurezza per coloro che frequentano la montagna a piedi, dagli escursionisti ai ciaspolatori ed a chiunque altro.
Come già scritto la montagna e la natura più in generale, rappresentano un argomento complesso che va affrontato con una visione di ampio respiro salvaguardando tutti i diversi aspetti e contenuti che lo riguardano. 

A nostro parere un passo successivo all'Ordinanza n°16 dovrebbe essere fatto verso la definizione di una Politica ambientale del territorio di Lucoli, che si concretizzi con un Piano di salvaguardia delle sue aree di valore ambientale e con la messa a punto, ad esempio, anche di strumenti semplici di comunicazione per i turisti (che valorizzino, illustrandole, le ricchezze naturali) e di quant'altro necessario per aiutare, gli escursionisti, gli amanti della montagna ed ogni possibile fruitore ad una pratica di frequentazione della stessa che lasci dietro di sé soltanto i segni materiali ed immateriali dell'intelligenza.
Senza un vero progetto per il territorio, chiaro e comunicato a tutti, i provvedimenti emanati potrebbero risultare alla stregua di "atti di imperio", non compresi e scollegati dalle vere strategie necessarie per affrontare il futuro.
L'altopiano di Campo Felice 

4 commenti:

  1. idea magnifica

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  2. Grazie del contributo sintetico.
    Di idee nel post ce n'erano diverse.... due sole parole di commento rendono limitato contributo al dibattito (comunque protetto dall'anonimato).
    Se l'approvazione fosse sulla bontà assoluta dell'ordinanza che interdice il transito, rispondiamo con un proverbio latino: "temo il lettore di un solo libro"....
    Saluti.

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  3. In effetti quando si è d'accordo con un provvedimento si risponde in sintesi .
    Comunque nel territorio aquilano è facile vedere degli abusi sul territorio a volte anche da quegli enti che dovrebbero essere preposti alla vigilanza.
    Oltretutto in questi 3 anni post sisma si sono vistidegli scempi all'ambiente non giustificabili (vedi i map a Lucoli alto).

    Un saluto

    MARCO

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    1. Grazie Marco del contributo.
      Ciò che scrivi è vero ed è per questo che crediamo nella circolarizzazione delle idee: il confronto può costituire uno stimolo critico-costruttivo per approcciare i problemi/progetti locali.
      Sull'argomento specifico sosteniamo da sempre l'idea che si può metabolizzare una consapevolezza ambientale, trasformando più persone possibili in "portatori sani" del virus della volontà di salvaguardare il territorio. Crediamo nella condivisione, nello sviluppo della sensibilità di una Comunità e poco nei "veti" che vengono sempre mal percepiti (basta leggere sulla stampa recente le reazioni del Motoclub dell'Aquila).
      Molte Regioni hanno affrontato le stesse problematiche riuscendo a valorizzare il territorio facendo fruire e non vietando, un modo dunque, ci sarà per applicare soluzioni che possano salvaguardare tutti i punti di vista. Basta cercarlo.
      Saluti.
      Emanuela

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