giovedì 8 dicembre 2011

Ma il lupo fotografato a Campofelice lo saprà tutto quello che si dice di lui?

Un esemplare di lupo dall'aria spaventata fotografato a Campofelice
foto di Edoardo Di Carlo
Il Lupo italiano era stato in passato ascritto alla sottospecie italicus, ma recenti indagini genetiche hanno smentito la validità di tale sottospecie. Lupo e cane (Canis lupus familiaris) appartengono alla stessa specie polimorfica e sono quindi tra loro interfecondi.
Distribuzione Geografica del Lupo in Italia sugli AppenniniDistribuzione geografica del Lupo in Italia.
Il Lupo è uno dei mammiferi selvatici con la distribuzione geografica più estesa. L’areale originario, infatti, interessava gran parte dell’emisfero settentrionale e comprendeva l’intero continente nord-americano ed eurasiatico. In seguito alla persecuzione operata dall’uomo, ha progressivamente ridotto il suo areale, fino a risultare estinto, nel secolo scorso, da tutta l’Europa centrale e settentrionale.
Un quadro articolato e completo della evoluzione del popolamento di lupo in Italia è quello presentato nella relazione introduttiva "Evoluzione della popolazione di lupo in Italia dal 1900 ad oggi" al Convegno di Sanremo (30 novembre 2000, "Grandi carnivori e attività umane: come gestire i conflitti").
Status e Conservazione del Lupo in Italia.
Nonostante il numero di lupi in Italia abbia mostrato negli ultimi decenni un costante e progressivo aumento, la specie resta minacciata per la limitata consistenza complessiva della popolazione presente nelle montagne dell' Italia, che è stimata in 400-500 individui. Il principale fattore di minaccia è rappresentato dalla persecuzione diretta operata dall’uomo. Attualmente si stima che 50-70 lupi vengano uccisi illegalmente ogni anno, con un impatto sulla popolazione superiore al 10%.
Ecologica e etologia del Lupo.
L’adattabilità del Lupo è anche legata al carattere opportunistico della sua dieta; questo carnivoro infatti, oltre a predare mammiferi selvatici e domestici di dimensioni molto variabili, si ciba di carcasse, rifiuti, e limitate quantità di frutta. Questo predatore è caratterizzato da bassissime densità, determinate dall’organizzazione sociale: vive in piccoli gruppi familiari, di solito formati da una coppia di adulti con la prole, all’interno di un territorio che viene difeso dai conspecifici. Le limitate dimensioni dei gruppi (2-7 individui) e le amplissime dimensioni dei territori determinano densità medie di 1-3,5 individui/100 Km2.
Il lupo è protetto da tempo anche dal progetto “Life Wolfnet”: esso è promosso da Parco Nazionale della Majella, Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Monte Falterona e Campigna, Provincia dell’Aquila, Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Tosca, Legambiente, insieme hanno proprio il compito di combattere quei fattori che possono essere rischiosi per il lupo, attraverso dei programmi che migliorino anche il contesto in cui l’animale vive e limitando i danni che possano essergli arrecati.
Il lupo nei tempi: cosa pensavano di lui .....
Benché il significato simbolico di tale animale sia generalmente legato al male, alla distruzione e all’ingordigia, le sue qualità di fierezza possono anche assumere un carattere protettivo e quindi procuragli una forma di venerazione. Nel suo aspetto maligno è associato con gli dei delle morte e può rappresentare la morte stessa; nelle civiltà primitive, i lupi e i corvi rappresentano spesso i “familiari” delle divinità dei morti.
Secondo una leggenda diffusa nel medio ed alto Sangro la tradizione popolare vuole che i lupi accompagnino, una carrozza nera con i vetri oscurati, trainata da cavalli infernali, che trasporta le anime delle persone trapassate attraverso un sentiero che porta ai luoghi dove sono tumulati gli avi.
Come incarnazione di tutti i poteri del lato oscuro e distruttivo della natura, il lupo, se adorato diviene una delle divinità terribili. Il dio egizio Upuat, o Ap – Uat, può essere ritratto sottoforma di lupo, o anche soltanto con la testa di lupo o di sciacallo; egli è anche Kenti Amenti, “Colui che apre la via”, ed era uno psicopompo cioè una delle creature che avevano il compito di condurre le anime dei defunti oltre la porte che essi dovevano superare, e di governarle; inoltre, guidava l’imbarcazione del sole e il suo stendardo precedeva il re nel trionfo.
Viceversa il lupo appare sotto una luce generalmente favorevole nella mitologia celtica e irlandese. Una tribù irlandese sosteneva di discendere da un lupo e Cornac, re d’Irlanda era stato allattato dai lupi, come Romolo e Remo, e sovente si faceva accompagnare da loro.
Fino all’età moderna questo predatore è stato considerato, in Europa centrale, molto pericoloso. Non meraviglia che nelle favole esso costituisca la minaccia maggiore per gli uomini, che assumono la figura del nemico in forma di animale e che i lupi vengano ritenuti esseri umani sanguinari, che hanno subito una trasformazione come i Lupi Mannari. A tal proposito esistono nella zona pedemontana e montana della Majella Orientale, delle leggende nella quali si narra che di canidi molto feroci e di branchi di lupi famelici capeggiati da strani esseri, che la fantasia popolare identifica con demoni. Si dice che lungo l’antico braccio tratturale che da Torricella Peligna porta a Bomba, si incontra una strana figura che somiglia a un grande lupo che si muove velocemente e a volte prende la postura eretta come quella di un essere umano!! Spesso si avventa contro sprovveduti viandanti che all’imbrunire di notti stellate scelgono di passare per quel sentiero!!
Durante la Prima Guerra Mondiale molti soldati abruzzesi, per andare nel molisano, dovevano attraversare il valico chiamato “Colle del Soldato” dalle parti di Agnone. Questa zona pare che fosse infestata da lupi; una sera particolarmente rigida e nevosa alcuni soldati attraverso il valico, ma mentre lo oltrepassavano gli si parò davanti una oscura ed enorme figura che sbarrò loro il cammino una nebbia fredda e gelida avvolse questi uomini che furono circondati da miglia di lupi con gli occhi di fiamme. Il giorno dopo, quando un altro gruppo di militi passò di qui videro solo alcune paia di scarpe buttate sul giglio del sentiero. Presso i romani, la comparsa di un lupo prima della battaglia poteva significare vittoria poiché esso apparteneva alla sfera culturale del dio guerriero Marte.
Al contrario, gli Spartani temevano la sconfitta prima delle battaglia di Leuttra (371 a.C.) allorché alcuni lupi assalirono le proprie greggi. Benché il lupo, dato che vede “di notte”, possa essere considerato un simbolo del Sole mattutino (Apollo Linceo), riguardo a esso prevale il significato negativo di immagine delle potenze selvagge e sataniche.
In contrasto di quanto detto sinora, ci sono leggende in cui lupe allattano e crescono bambini come il succitato Romolo e Remo, in cui il temuto animale diventa protettore di creature indifese anche se in ogni caso prevale sempre la paura del lupo.
Nell’iconografia cristiana il lupo compare in primo luogo come simbolo del nemico diabolico, che minaccia il gregge dei fedeli. Solo ai Santi è concesso il potere di trasformare in devozione, con la loro amorosa forza di persuadere il carattere selvaggio di questo animale da preda, così, per esempio San Francesco d’Assisi, San Franco da Assergi, Guglielmo da Vercelli, che sellò un lupo solo per citarne alcuni. Tra queste leggende di canidi ammansiti vi è da annoverare quella del lupo di Pretoro; la leggenda vuole che tanti e tanti secoli fa una famiglia di boscaioli, che vivevano al limitare del bosco, fu aggredita da un lupo che rapì il loro piccolo. I genitori si disperarono e in special modo l’uomo che era assente durante incursione del predatore. Il boscaiolo rimproverò aspramente la moglie e mentre faceva ciò gli apparve San Domenico,che impietosito dalla situazione, opera il miracolo di ammansire il lupo, che riportò il bambino rapito alla famiglia. In ricordo di tale episodio si celebra una festa popolare, la prima domenica di Maggio, in onore di San Domenico che secondo la tradizione ammansì un lupo ed è anche signore dei serpenti, poiché Egli è protegge dal morso delle serpi e si invoca in presenza di rettili. Si dice, inoltre, che tutte le donne di Pretoro abbiano qualità divinatorie come le streghe e conoscano perfettamente le proprietà medicinali delle piante della Majella.
Il lupo è visto come simbolo di perfidia e slealtà è presente nelle favole come colui che fa la morale agli agnelli o in quella del “lupo e la gru” che una volta salvato dal volatile il canide la uccide; la più famosa in assoluto è senza dubbio quella di Cappuccetto Rosso in cui il lupo sotto mentite spoglie si presenta alla fanciulla che nella versione di Perrault soccombe, venendo divorata dal lupo. La favola termina con la morale che le bambine dovrebbero stare lontano dai lupi che in questo caso simboleggiano inganni sessuali perpetrati a danni di fanciulle sprovvedute.
In vero, il lupo è un animale molto intelligente, timido e fiero, relegato in una nicchia a causa dell’assoluta mancanza di prede selvagge e costretto a vivere in spazi molto angusti dei parchi o delle riserve, nutrendosi, a volte, di rifiuti.
Nelle società agro-pastorali, come l'Abruzzo, questo animale, ha sempre goduto di un fama sinistra, ma presso i Lapponi e gli Esquimesi, esso è venerato come una divinità apportatrice di vita e di morte, del sole e delle oscurità e per il suo straordinario potere sulla luce.
Questa immagine deleteria e perniciosa si è stratificata nei secoli diventando una valida scusante per lo sterminio indistinto di queste povere bestie che nel 1982 sono diventate una specie protetta.
La tradizione del lupo come simbolo della malvagità, è nata, quindi, da un pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia, nelle zone montane, pedemontane e nelle pianure ove il lupo aggrediva le greggi sterminandoli e negli inverni più rigidi si spingevano fino alle porte di molti paesini di montagna facendo temere per l’incolumità dei loro abitanti.
Fonti
Maria Concetta Nicolai, “Calendario abruzzese” ed. Menabo Pescara 1996
Ireneo Bellotta, Emiliano Giangristofaro, “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità dell’Abruzzo” ed Newton & Comptons Roma 1999
Giovanni Pansa “ Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo” Arnaldo Forni Editore Teramo Ristampa del 1924.
Nicoletta Travaglini in Mystero la rivista del Possibile
Nicoletta Travaglini in Park News
Jean Chevalier, Alain Gheerbrand “Dizionario dei Simboli” Biblioteca Universale Rizzoli 2001
Nicoletta Travaglini “ Il Miracolo Eucaristico di Lanciano” in Graal Rivista Bimestrale Anno I n. 3 Maggio-Giugno 2003
In parte tratto da: http://cultura.inabruzzo.it/00840_il-lupo

2 commenti:

  1. Che un web log grande. Passo ore sul blog di lettura netta, circa tonnellate di vari argomenti. Devo prima di tutto dare lode a chi ha creato il vostro tema e il secondo di tutti per aver scritto quello che posso solo descrivere come un articolo favoloso. Onestamente credo che ci sia una capacità di scrivere articoli che solo pochi possiedono e onestamente lo avete ottenuto. La combinazione di contenuti dimostrativi e di classe superiore è da tutte le probabilità super-rari con la quantità astronomica di blog sul cyberspazio.

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  2. Grazie del commento, ci fa piacere se ci visitano e ci apprezzano.
    Il testo voleva essere un MONUMENTO AL LUPO, perchè noi siamo dalla sua parte, come da quella di tutti gli altri animali e delle piante di tutte le specie.
    Il lupo della foto fugge impaurito da chi lo fotografa, ma è la fame che lo aveva attratto troppo vicino al "perfido" umano e di fronte a quella non c'è difesa.....
    Auguriamo a lei gentile lettore ed al Lupo un sereno Natale 2011.

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