giovedì 4 luglio 2019

CALENDARI VENATORI IN FORMAZIONE

L'appello delle Associazioni: Rispettate la legge, la Fauna non è passatempo dei cacciatori


La fauna è di tutti e non può essere gestita come passatempo dei cacciatori è questa una premessa indispensabile, da considerare se sono in discussione i calendari venatori regionali 2019/20 nelle regioni italiane e il Wwf, insieme alle associazioni Enpa, Lac, Lav e Lipu, fa appello ai presidenti di regione, agli assessori regionali e ministri con delega alla caccia per chiedere la corretta applicazione della legge quadro sulla tutela della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio (Legge n. 157/1992).
“Sembra incredibile dover scrivere a dei rappresentanti istituzionali per chiedere il rispetto della legge, ma lo dobbiamo fare – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Nella passata stagione buona parte delle Regioni ha continuato a violare in maniera sistematica le leggi italiane e i principi europei e internazionali riguardanti la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria – aggiunge Caserta – Come Wwf, spesso insieme ad altre associazioni, siamo stati costretti a ricorrere ai tribunali amministrativi (Tar) impugnando 12 diversi provvedimenti regionali sulla caccia, riportando ben 10 vittorie”.
Tra le principali richieste delle associazioni ambientaliste sono la chiusura della stagione venatoria a tutte le specie di uccelli al 31 dicembre, secondo il principio di garanzia della completa protezione delle specie. In subordine, chiusura dopo questa data solo per le specie che non sono in pericolo e su cui ci sono informazioni sufficienti e accertate, e comunque mai oltre il 31 gennaio. Inoltre si chiede un rigido rispetto dei periodi di caccia per tutti i mammiferi, in particolare per le specie a rischio e ancora prive di adeguati piani di gestione e programmi conservazionistici per loro e per i relativi habitat, anche in attuazione dei Management plan eventualmente adottati dalla Commissione europea. Sono indispensabili l’apertura generale della stagione venatoria al 1° ottobre, evitando ogni forma di preapertura, la sottoposizione a Valutazione di Incidenza di tutti gli strumenti di gestione venatoria (piano faunistico-venatorio regionale, piani faunistico-venatori provinciali e calendari venatori), in mancanza della Vinca o in presenza di una Vinca con esisto negativo, esplicito divieto di caccia nei siti della Rete natura 2000 quali Zone di Protezione Speciale (Zps), Zone di Conservazione Speciale (Zcs) e siti d’importanza comunitaria (Sic); l’estensione delle misure di conservazione previste dalla normativa vigente per i siti natura 2000 agli habitat esterni, quali ad esempio le zone cuscinetto, la rigorosa applicazione del divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco come previsto dalla normativa vigente. Il divieto di utilizzare munizioni da caccia contenenti piombo (sicuramente nelle zone umide, ma il pericolo di inquinamento per l’ambiente e anche per l’uomo vale dappertutto).
Per l’Abruzzo si aggiunge la richiesta di rendere effettiva la presenza dell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituita con decreto di giunta regionale 480 del 5/7/2018; nelle aree contigue, in base alla normativa nazionale di riferimento, la legge 394/91, sono ammessi solo i cacciatori residenti e il calendario venatorio in via di definizione non può trovare scappatoie a questa norma, citando l’area contigua, ma di fatto continuando a non far valere le norme che essa prevede. “Il nostro appello è ancora più forte per l’Abruzzo – dichiara Luciano Di Tizio, delegato del Wwf Abruzzo – Anche quest’anno andiamo incontro ad una stagione venatoria senza Piano faunistico-venatorio regionale, visto che l’ultimo approvato è ormai scaduto e in proroga dal 2007. Il nuovo Piano, predisposto dalla passata maggioranza, è ancora in discussione e quindi per l’ennesima volta si autorizzerà la caccia senza avere un quadro della situazione. Ricordiamo che negli ultimi anni il Wwf ha praticamente impugnato il calendario venatorio della Regione Abruzzo ogni anno. Siamo stati costretti perché la volontà dei nostri amministratori, di qualsiasi colore politico, è stata sempre quella di accontentare la lobby dei cacciatori, fortunatamente sempre in diminuzione, e non quella di amministrare un bene che appartiene a tutti. Speriamo che su questo la Giunta Marsilio voglia dare un segnale di discontinuità”.

martedì 25 giugno 2019

24 GIUGNO UNA DATA MOLTO SENTITA A LUCOLI: LA FESTA DI SAN GIOVANNI

I riti dedicati a San Giovanni Battista in Abruzzo sono molto sentiti: dall’acqua di rugiada allo scambio dei ramajetti, fino ai falò notturni.

Il falò di mezzanotte all'Abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli
La festa di San Giovanni poggia su tradizioni secolari molto diffuse, sia in Italia che in altri paesi europei. Spesso l’iconografia rappresenta San Giovanni nel suo epilogo terreno, ovvero con la testa decapitata, ma nel rito celebrativo la testa mozzata è simboleggiata dal sole i cui raggi, come benefiche appendici insanguinate, conferiscono proprietà particolari a tutte le acque: mare, fiumi, fontane e rugiada. Per chi ha voglia di crederci – e in fondo che male fa – la preziosa aurora del 24 giugno, giorno di San Giovanni, ha diversi poteri, non solo di tipo “cosmetico”. Infatti è anche il momento giusto per stringere o rinnovare legami di amicizia fraterna (il cosiddetto comparatico, o comparanza) suggellati lavandosi reciprocamente mani e viso e scambiandosi mazzolini di fiori campestri, detti ramajetti, recitando contemporaneamente la formula dei “compari a fiori”. In sostanza, il compare o la commare sono invitati a volersi bene e a non sciogliere mai un legame che un giorno permetterà loro di ritrovarsi in paradiso. Ogni anno sono diversi gli appuntamenti organizzati in Abruzzo per celebrare il 24 giugno, molti prevedono lo scambio dei ramajetti o il falò notturno per scacciare demoni e streghe e per illuminare l’autunno che si avvicina. La notte tra il 23 e 24 giugno, ritenuta magica già in epoca pre-cristiana, è la più lunga dell’anno e coincide col solstizio d’estate, dopo il quale ha inizio la riduzione delle ore di luce. La leggenda narrava che la prima a vedere nel sole infuocato il volto di San Giovanni avrebbe trovato marito entro l’anno, per questo le giovani donne d’altri tempi si svegliavano all’alba del 24 giugno per vedere il sorgere del disco solare. Ma la notte di San Giovanni, o meglio l’aurora, è preziosa anche per la rugiada e le erbe. Tra queste c’è l’iperico, detta non a caso erba di San Giovanni, chiamata così perché i suoi fiori giallo-oro sbocciano a fine giugno, in concomitanza con la festa del santo. Secondo la tradizione le erbe bagnate dalla rugiada nella notte tra il 23 e il 24 giugno si caricano di energia nuova. Per la preparazione di quella che viene chiamata acqua di San Giovanni occorre raccogliere erbe aromatiche e fiori in luoghi non contaminati, porre tutto in un recipiente con dell’acqua e lasciare la mistura fuori, nella notte fatidica, a catturare la rugiada del mattino del 24. Poi la si usa per lavarsi viso e mani. Le erbe devono essere non meno di 24, dalle ginestre, ai petali di rosa, dall’artemisia al finocchio selvatico, dal rosmarino al basilico, tutto può diventare ingrediente “miracoloso” per l’acqua di San Giovanni. Per raccogliere la rugiada basta stendere un panno tra l’erba e strizzarlo il mattino successivo. Oppure scavare una piccola buca in cui inserire un bicchiere, sopra al quale si mette un telo impermeabile fissato ai bordi della buca e con un foro al centro, proprio sopra l’orlo del contenitore. La rugiada si deposita sul telo e scende nel bicchiere. Nella notte di San Giovanni molti usano anche raccogliere le noci acerbe da porre sotto spirito per arricchire il gusto del nocino fatto in casa. Fra le cose che non possono mancare a San Giovanni c’è anche l’aglio, comprato, regalato o raccolto non fa differenza e assicura le tasche piene, come afferma il detto: “Chi non prende aglio a San Giovanni, è povero tutto l’anno”. 

A Lucoli si cerca di mantenere viva la tradizione soprattutto per le cerimonie religiose e si cerca di curare gli anziani, le persone sole per le quali la Parrocchia organizza un bel pranzo e una festa.

La nostra Associazione, da cinque anni, partecipa al pranzo degli anziani donando dei pacchi alimentari che vengono estratti tra i presenti. I prodotti provengono da coltivazione biologica e da agricoltori dell'Abruzzo. 
il primo pacco estratto

il terzo pacco estratto

il quarto pacco estratto

Siamo felici di aver potuto allietare questa giornata organizzando una piacevole sorpresa per i vincitori dei pacchi.

mercoledì 5 giugno 2019

IL NOSTRO LAVORO A SOSTEGNO DELLA BIODIVERSITA'? LO SVOLGIAMO ANCHE COLTIVANDO I NOSTRI ORTI.

Pomodoro "Seccagno"

Pomodoro "Seccagno"

NoiXLucoli Onlus come associazione senza scopo di lucro si propone di difendere la biodiversità attraverso diversi progetti, non solo con il Giardino della Memoria del Sisma, ma anche, ad esempio, con la coltivazione di varietà orticole, antiche, che distribuisce gratuitamente ai suoi soci.

Reputiamo importante anche l'educazione alla conservazione della biodiversità e ad una agricoltura sostenibile, per questo ci siamo rivolti all'Associazione "Cercatori si Semi" che ricava le sementi coltivando le piante in una propria tenuta in affitto. Coltivano diverse varietà di piante per poter riprodurre le sementi e controllarne la genetica. Coltivano solo con metodi naturali e noi acquistiamo da loro i semi anche per sostenerli.
Perché recuperare i semi antichi? Basta passeggiare per qualsiasi mercato rionale oggi per vedere come la biodiversità si stia assottigliando a favore di poche varietà selezionate a scopo commerciale, adatte al trasporto ed alla grande produzione ma disastrosamente dipendenti da trattamenti fitosanitari massicci.
Questi prodotti di un agricoltura irresponsabile fanno si che le varietà locali, antiche, selezionate di orto in orto per qualità organolettiche, resistenza alle fitopatologie ed alle condizioni pedoclimatiche del luogo di provenienza, vadano scomparendo portando con loro un'eredità preziosa. 

NoiXLucoli vuole difendere gli ecotipi locali ed a difesa di questi acquista semi antichi che fa germinare in vivaio e distribuisce poi  ai suoi soci, ogni anno tipologie diverse.
Quest'anno abbiamo dedicato la nostra attenzione a diversi tipi di pomodori e tra i tanti:
  • Pomodoro seccangno (che è un ecotipo, particolarmente importante per via della ridottissita necessità di acqua che rende la sua coltivazione altamente sostenibile);
  • Pomodoro Scatolone di Bolsena;
  • Pomodoro Belmonte Calabro;
  • Pomodoro Perino giallo.
Vedremo se saremo bravi come ortolani producendo un buon raccolto.

Per chi volesse andare a conoscere l'Associazione "Cercatori di Semi" forniamo il loro indirizzo:
Sono ad Ardea, a 20 minuti da Roma, nella tenuta in cui coltivano e dove svolgono corsi gratuiti in collaborazione con alcuni docenti universitari vicini all'associazione. I corsi vertono sulle modalità di coltivazione, produzione e conservazione delle sementi. Un'altra modalità per conoscere il loro lavoro è quello di incontrarli alle fiere o alle mostre mercato: a settembre saranno alla “Conserva della Neve”, al parco dei Daini di Villa Borghese, a Roma. 
Gli indirizzi email
info@cercatoridisemi.com
Per richieste generali.
ordini@cercatoridisemi.com
volontariato@cercatoridisemi.com
Per imparare le tecniche di coltivazione sostenibile e di produzione delle sementi prestando un po' del proprio prezioso lavoro.
Associazione culturale no-profit - Via Casali di S. Procula 2 - 00040 Ardea (Roma)  C.F. 97830330581  cell. 3791981253

venerdì 31 maggio 2019

IL VOSTRO 5XMILLE A NOIXLUCOLI ONLUS


Il 5 per mille, l’unica norma di sussidiarietà fiscale del nostro ordinamento, è sposata con convinzione ogni anno da 16 milioni di italiani. Destinare il 5 per mille non costa nulla, ed è un gesto importante.

PERCHÉ CHIEDIAMO IL 5 PER 1000?

NoiXLucoli Onlus  è un'Associazione nata nel 2010 con lo scopo di promuovere il mutualismo, la sussidiarietà e la cura per i Beni Comuni del Territorio tra questi: l’Ambiente di Lucoli.
L’Associazione valorizza la cultura della solidarietà e della cura per la natura, principalmente attraverso il mantenimento di due “monumenti verdi” che cura e coltiva rendendoli fruibili per tutta la Comunità: Il Giardino della Memoria del Sisma ed il Parco della Rimembranza.
I volontari sono meritevoli di sostegno sulla base di ciò che realizzano, della reputazione che acquisiscono, l'Associazione non ha finanziamenti pubblici ed è per questo, con i risultati del nostro lavoro sotto gli occhi di tutti, che chiediamo un aiuto concreto, finalizzato in primis alla gestione, conservazione e arricchimento del patrimonio arboreo del Giardino della Memoria del Sisma dedicato alle vittime del terremoto d’Abruzzo del 2009.




Il Giardino della Memoria è un sito di conservazione della biodiversità delle piante da frutto appenniniche. 


COME DESTINARE IL 5X1000 DELL’IRPEF UNA VOLTA SCELTA NOIXLUCOLI ONLUS 

Nei modelli 730, CU e Unico, c’è una sezione dedicata alla destinazione del 5x1000, divisa in 6 parti. La prima in alto a sinistra è quella per il sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett. a), del d.lgs. n. 460 del 1997. Inserisci il codice fiscale di NOIXLUCOLI ONLUS: 93047640664 e apponi la tua firma per sostenerla col tuo 5x1000. Anche chi non compila la dichiarazione dei redditi, ovvero chi ha solo il modello CU fornitogli dal datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, può destinare il 5x1000.
Grazie!

mercoledì 29 maggio 2019

GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA': Il giardino della memoria di lucoli è stato citato come uno degli esempi di conservazione dell'Abruzzo.

Il giorno 22 maggio a L’Aquila presso la sede della Regione si è svolto il convegno per la GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’ 2019. 
Alla presenza del Vice Presidente della Giunta Regionale con delega all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Parche e Riserve naturali, Sistema idrico e Ambiente, i numerosi relatori intervenuti hanno illustrato le loro competenze e attività condotte nel settore. Trattandosi della prima volta di festeggiamento in Abruzzo dei prodotti animali e vegetali tipici che tanto caratterizzano il nostro ricco territorio di biodiversità agraria, l’incontro pubblico è stato organizzato soprattutto per avviare concretamente un confronto attivo tra i tanti soggetti coinvolti. All’inizio il dott. M. Odoardi responsabile dell’ufficio biodiversità, ha illustrato la normativa nazionale e regionale in materia di biodiversità agricola e agroalimentare, in particolare la Legge 194/2015 e DM applicativi e la DGR 1050 del 28.12.2018. Con quest’ultimo provvedimento si sono create le condizioni per realizzare in Abruzzo l’Anagrafe della biodiversità vegetale e animale, i Registri degli Agricoltori Custodi (AC) e degli Allevatori Custodi(AC) e il Centro di conservazione ex situ e/o Banche del germoplasma - di conseguenza la Rete organizzata che sarà collegata con quella nazionale. I numerosi relatori intervenuti come previsto dal programma, in rappresentanza delle Università abruzzesi, studiosi, dei Parchi Nazionali e Regionali, della Rete Semi Rurali, dell’ARA, di Slow Food e soggetti diversi operanti nel settore, hanno evidenziato le numerose attività condotte e che continuano a svolgere nei loro ambiti territoriali. L’insieme di quanto presentato ha evidenziato un quadro prospettico positivo per rendere più operativi i provvedimenti regionali tesi sia al recupero che alla valorizzazione della biodiversità abruzzese. Nelle conclusioni l’Assessore Imprudente, forte delle maggiori e collegate competenze attuali, ha ribadito la volontà dell’ente Regione di procedere in maniera diversa dal passato, ossia con un’azione amministrativa più unitaria, di squadra che deve portare risultati concreti e continuativi nel tempo. In Abruzzo, la grande biodiversità animale e vegetale deve poter contribuire con azioni concrete allo sviluppo delle filiere dei prodotti tipici per realizzare maggiori e migliori condizioni di vita sull’intero territorio e soprattutto per le popolazioni delle zone interne. Inoltre, con queste attivazioni sarà possibile prevedere l’attivazione di Misure del prossimo PSR di sostegno al comparto. 
I nostri soci hanno partecipato all'incontro ed il vivaista che cura per conto di NoiXLucoli Onlus il Giardino della Memoria ha illustrato l'esperienza di Lucoli e l'origine delle cultivar che vi sono custodite.
Ringraziamo la Regione Abruzzo per averci concesso questa opportunità di comunicazione.

giovedì 9 maggio 2019

Thirty years of ecological research at the Gran Sasso d’Italia LTER site: climate change in action


Bruno Petriccione1 , Alessandro Bricca

1) Carabinieri, Biodiversity and Park Protection Dpt. (Castel di Sangro Biodiversity Unit), via Sangro 45, Castel di Sangro (AQ), Italy. 2) University of Roma Tre, Science Dpt., V.le Marconi 446, Roma, Italy



Since 1986, vegetation monitoring of alpine plant communities has been performed at the Gran Sasso d’Italia LTER site (https://deims.org/c0738b00-854c-418f-8d4f-69b03486e9fd) in the Central Apennines, through phytosociological relevés and abundance and coverage estimation of the vascular flora at fine scale. The monitoring activities for abiotic parameters regard air and soil temperatures, rainfall, snowfall and snow cover persistence. A comparative analysis of changes in species composition, life forms, life strategies and morpho-functional types allowed recognition of dynamical processes (fluctuation and degeneration) and an increase in stress- and drought-tolerant and ruderal species, probably linked to a general process of climate change. A trend of variation forced by increasing drought was recorded in high-mountain plant communities, normally within a dynamic fluctuation process. There has been a 50–80% change in species composition with respect to the total number of species observed over the years. Whereas the total number of species has increased in all communities, in high-mountain mesic grassland 20% of sensitive species have completely disappeared. Early signs of a degeneration process were already discernible after seven years: such signs are more evident in snow-dependent communities, with a quantitative increase in more thermophilic and drought-tolerant species and a parallel decrease in more mesic, cryophilic and competitive species. In particular, the following phenomena have been recorded in high-mountain mesic grassland, in agreement with predicted or observed phenomena in other Alpine or Arctic areas: (a) coverage increase (or appearance) of ruderal and stress- and drought-tolerant species; (b) coverage decrease (or disappearance) of cryophilic, mesic and competitive species.
Study area The LTER site EU IT 01-003-T “Appennino Centrale: Gran Sasso d’Italia”, established in 1985, covers an area of ca. 0.5 km2 , with an elevation range from 2130 to 2385 m a.s.l. (approx. latitude 42°26N and longitude 13°33E, Suppl. material 1, Figure S1). The Gran Sasso d’Italia massif is located in the Central Apennines, which reach their highest elevation with the Gran Sasso peak (2914 m a.s.l.). The research site, one of the highest in Italy, has been a protected area both at National (as a National Park) and European level (as part of the EU Natura 2000 Network) since 1995. Land use in the site has remained unchanged over the last 50–100 years (personal observations, Falcucci et al. 2007): the only relevant activities are based on winter sports (a small ski resort is located at the southern boundary of the site), mountaineering and, more recently, nature tourism, all with very low impact on plant communities. In the past, land use was based on transhumant sheep farming, in progressive and rapid abandonment after the major political and economic change affecting Italy at the end of the 19th century (Clementi 1995). As a result, land management has not changed significantly, at least not since 1986, the year of ecological research at the site began. The climate is Mediterranean-mountain (Pignatti 1969, Petriccione 2005), with an average annual temperature of 3.7 °C, average annual precipitation of 1170 mm, maximum rainfall in spring and autumn, no drought period in summer, but an extreme and prolonged frost period in winter, for 5–6 months, with prolonged snow cover for more than 6 months a year. The average monthly maximum temperature is not very high (17.4 °C), whereas the average monthly minimum temperature is very low (- 8.9 °C). Since 1986, the same ecologists (first from the Universities of Rome and L'Aquila, from 1999 the Corpo Forestale dello Stato (National Forest Service) and since 2017 the Biodiversity and Park Protection Department of the Carabinieri) have been continuously studying the state of the high elevation vegetation, analysing all the plant species present in permanent plots where surveys are carried out once a year. Since 2013, the microclimate has also been studied directly using automatic temperature measurement devices installed in the soil. The site consists of high elevation plant communities above the timberline, in the central Mediterranean basin, along the Apennine mountain range, included in the alpine and Mediterranean high-mountain altitudinal belts (Petriccione and Persia 1995). They belong to two habitat types protected by EU Habitat Directive no. 92/43/EEC and listed in its Annex I (attribution to EU habitat types according to Biondi et al. 2009 and personal observations). Two biocenoses are studied in detail, both described by Petriccione and Persia (1995) and characterized by perennial species, particularly well adapted to cold and drought conditions, with high resistance, but very low resilience: (a) high-mountain primary dry grassland (Pediculari elegantis-Seslerietum tenuifoliae, corresponding to habitat “6170 – Alpine and subalpine calcareous grasslands” ), with non-continuous plant coverage, occurring between 2000 and 2300 m a.s.l. in the Central and Southern Apennines, in wind-swept peak and ridge zones with spatially limited and temporally discontinuous snow-cover, below zero night temperatures for ca. eight months a year and intensive cryo-nival phenomena (ice needles) in all seasons (except for the summer); soil is shallow (ca. 20 cm) and pH is basic (7.20–7.50, Furrer and Furnari 1960, Suppl. material 1, Figure S2); (b) high-mountain primary mesic grassland (Luzulo italicae-Festucetum macratherae, corresponding to the priority habitat “6230* – Species-rich Nardus grasslands, on siliceous substrates in mountain areas and submountain areas in Continental Europe”), with continuous plant coverage, occurring between 2000 and 2400 m a.s.l. throughout the Central Apennines, in wind-free zones with snow-cover for ca. six months a year, below zero night temperatures for ca. eight months a year and the absence of crio-nival phenomena (due to the prolonged snow-cover); soil is deep (cm 35–55 ca.) and pH is acid (4.50–5.90, Furrer and Furnari 1960, Suppl. material 1, Figure S3). The two plant communities are sampled on the basis of six permanent plots (three plots for each community), each measuring 100 m2 , grouped in two three-plot clusters, representative of a larger area of ca. 0.5 km2 . The site parameters observed include primary producers (species frequency and abundance, yearly) and microclimate (soil temperature, hourly, throughout the year). Some information on the microclimate characteristics of the Pediculari-Seslerietum community are already available for that specific site, although only for one summer season (Brucculeri and Petriccione 1994): the maximum recorded temperature is 27.5 °C.
The warming trend at global level is confirmed and reinforced by data related to the LTER site “Gran Sasso d’Italia”: the mean annual temperature has increased by 1.7 °C over the last 65 years, corresponding to an average increase per decade of +0.26 °C. This is more than double the same values at global level (+0.7 °C in the last 60 years and +0.1 °C per decade, IPCC 2014), and very near the forecasted increase of +2.0° C by the year 2100 (IPCC 2014). This exceptional warming in alpine areas, together with a decrease in total precipitation (as recognized for the Central Apennines as a whole, even if not significant at the site) and snowfall (significant at the site), an increase in climate inter-annual variability and extreme events, and a frequent lack of snow cover, are the combined drivers of the intense species turnover observed, occurring over the last 30 years in all the biocenoses studied, although more marked in snow-dependent communities. A quantitative increase in more thermophilic and stress- and drought-tolerant species and a parallel decrease in more mesic, cold adapted and competitive species have been clearly detected. These results confirm the preliminary assumptions provided in Petriccione (2012) for the first 18–25 years of observation at the same LTER site. Ecological indicators demonstrate that the key factor in the ecological changes of the alpine biocenoses studied is drought, associated with the combined action of temperature increase, precipitation decrease and lack of snow cover and precipitation. The two communities studied react in different ways to these abiotic drivers: (1) the Pediculari-Seslerietum dry grassland, highly resistant and well adapted to drought, frost and drastic temperature ranges, shows very slow or no changes over time (in accordance with the results of Frate et al. 2018); (2) the Luzulo-Festucetum mesic grass- 32 Bruno Petriccione & Alessandro Bricca / Nature Conservation 34: 9–39 (2019) land, with low resistance (increase in species richness and invaders) and not adapted to drought and soil frost, shows important and rapid changes, increasing cover values for species with ruderal and stress-tolerant strategies, and a parallel decline in the former dominant species, towards first signs of drought stress. The fluctuation stage typical of these primary alpine plant communities seems to be changing toward a dynamical tendency of degeneration, with an important disgregation of the community due to deterioration of the ecological connections: as in the Central Alps, this process can lead to an ecological vacuum or a disequilibrium state in the biocenoses (Cannone and Pignatti 2014). In conclusion, our results enable us to answer the four questions listed in the introduction: a) plant communities are significantly changing over time, more for mesic grassland and less for dry grassland; b) toward a disequilibrium state; c) species are responding in different ways, altering the intra-community ecological connections; d) there is a relationship between the changes in the features of the communities and the predicted and the observed changes in the temperature and precipitation regimes. Additional long-term observations over the next decades are, in any case, required to confirm the hypothesis of a cause-effect relationship between climate change and changes in plant communities and to exclude natural and unknown fluctuations. The combined monitoring of vegetation (composition and structure) and temperature at high elevation will provide updated data on the processes currently underway on the high summits of the Apennines and will guide the local in-situ policies to conserve the associated plant communities and threatened species.

Citation: Petriccione B, Bricca A (2018) Thirty years of ecological research at the Gran Sasso d’Italia LTER site: climate change in action. In: Mazzocchi MG, Capotondi L, Freppaz M, Lugliè A, Campanaro A (Eds) Italian Long-Term Ecological Research for understanding ecosystem diversity and functioning. Case studies from aquatic, terrestrial and transitional domains. Nature Conservation 34: 9–39. https://doi.org/10.3897/natureconservation.34.30218

Si ringraziano gli autori per aver potuto pubblicare questo estratto del loro studio.

venerdì 19 aprile 2019

AUGURI DI BUONA PASQUA 2019 A TUTTI I NOSTRI LETTORI



La Pasqua è la tradizionale festa del risveglio della natura e i suoi simboli.
Dopo la lunga pausa invernale, le corte e fredde giornate, in primavera la Natura si risveglia e in tutto l’emisfero boreale si celebra in vari modi il ritorno della vita, osservata attraverso la lente empirica, antica e popolare, dei fenomeni legati alla flora e alla fauna, e al loro ciclo naturale.
In primavera infatti dalla terra spuntano nuove tenere piante, sui rami degli alberi tornano gemme e boccioli, poi foglie e fiori, preludio di frutti eduli. Nascono nuove vite in seno agli animali domestici dell’uomo: pecore, capre, galline: agnelli, capretti e pulcini sono l’emblema del rinnovato accordo armonico tra la Natura e gli uomini.
Così tra i simboli delle feste primaverili, pagane e religiose, non mancano mai motivi floreali, ornitomorfi, zoomorfi, ritenuti bene auguranti.
Un altro simbolo caratterizza le feste a cavallo tra marzo e maggio: l’uovo.
Basta pensare all’importanza dell’uovo pasquale per i Cristiani, all’usanza antica di colorare e donare uova sode, e più recentemente di cioccolato, o di preparare pietanze pasquali con le uova come immancabile ingrediente.
In alcune regioni europee meridionali i giovani girano per le case facendo la “questua delle uova”: i doni ottenuti sono considerati fausti. Nei paesi germanici e anglosassoni vi è classica “caccia al tesoro con le uova” in cui vengono coinvolti i bambini; in quei paesi è il Coniglio pasquale, figura mitologica di origine germanica, animale fertile e prolifico, quindi portafortuna, a portare in dono le uova.
L’uovo in molte civiltà simboleggia l’eternità, e la continuità della vita oltre la morte.
NoiXLucoli ha il Giardino della Memoria e dei frutti antichi, le piante sono in fiore e ci ricordano sempre a chi sono state dedicate. Se la stagione sarà clemente anche quest'anno avremo tanti frutti da condividere con gli amici che ne faranno richiesta e con le persone che hanno adottato gli alberi permettendoci di curarli.
Auguriamo Buona Pasqua a tutti i nostri lettori.



martedì 9 aprile 2019

6 APRILE 2019 LE NOSTRE FOTO PER RICORDARE UNA COMMEMORAZIONE PIENA DI VITA E DI SIGNIFICATI

Il fuoco delle fiammelle sotto i nomi delle vittime nella notte del 5 aprile 
La commemorazione del decennale del sisma dei soci di NoiXLucoli Onlus è stata dedicata alla bellezza ed alla speranza. 
Quella che esprime la musica eseguita da un violino del 1700, quella della natura con gli alberi dei "frutti antichi" che si vanno perdendo alla nostra conoscenza, quella dell'arte nelle forme della scultura e della poesia. Al centro del nostro stare vicini per un anniversario abbiamo messo la civiltà contadina con il nostro progetto del Giardino della Memoria che è una specie di "arca di noè" di piante antiche, che abbiamo voluto regalare ai presenti affinché non morissero nelle tradizioni culturali agricole di questi luoghi. 
Il Giardino dei Frutti Antichi di Lucoli è un progetto di speranza.
Con le foto ripercorriamo le tappe del nostro evento.

Il maestro Marcello Canci Professore nell'Accademia di Santa Cecilia a Roma ha eseguito un pezzo di J.S. Bach in Abbazia per celebrare l'anniversario. 
Canci è un musicista di livello internazionale si è esibito in importanti sale tra cui Salle Gaveau(Parigi); Wigmore Hall (Londra); Rundfunk (Berlino); RAI (Roma – Torino); Accademia Filarmonica Romana (Roma); Salle du Conservatoire (Ginevra); Coliseum (Buenos Aires); Music Halle (Amburgo). La sua discografia comprende musiche di Mozart, Beethoven, Franck, Paganini, Kreisler, Gragnani e Vella, alcune delle quali in prima esecuzione discografica. Ha composto musiche per violino solo e per due violini, tra le quali 9 duetti è membro di Giuria in Concorsi Nazionali ed Internazionali. Siamo onorati che abbia creduto in noi ed abbia voluto partecipare a questo nostro evento. Il suo violino un Pietro Guarneri del 1701 ha un suono che a tratti può ricordare quello della voce umana, il suono dell’anima, è uno strumento che emoziona con la sua potenza.
Nel Giardino della Memoria del Sisma di Lucoli c'è una pianta di Pesco dedicata ai volontari della Valle d'Aosta, questa foto illustra la reciproca gratitudine e quanto la piantagione di un albero possa racchiudere significati simbolici.

Gli alberi propagati dai "frutti antichi" del Giardino della Memoria in attesa di essere donati ai presenti.

Gli alpini del Gruppo Salvatore Tosone di Coppito  che hanno partecipato alla commemorazione e che ci sono da sempre vicini.


Il momento dell'estrazione degli alberi da donare ai convenuti. L'estrazione è stato un metodo inevitabile in quanto le piante che siamo riusciti a innestare erano solo poco più di cinquanta. Visto il gradimento dell'iniziativa ci impegneremo per il futuro a riproporla. 
La nostra Associazione ha donato un albero di Mandorlo che è stato piantato in segno di amicizia con il Comune di Valpelline dal nostro Presidente e dai due Sindaci.

Un altro momento simbolico della giornata ha riguardato l'adozione di una pianta di melo da parte della scrittrice americana Kathleen Fraser. Il Giardino della Memoria è pieno di storie: quelle delle cultivar antiche, ma anche quelle delle persone che, credendo nella nostra Associazione, hanno deciso di adottare un albero per aiutarci. Ci sono molte persone di grande cultura e la poetessa americana Kathlen Fraser è una di queste. Ha fondato l'American Poetry Archives, ha diretto il Poetry Center e insegnato all'Università statale di San Francisco dal 1972 al 1992.Dal 1983 al 1991 ha pubblicato e curato la rivista HOW (sempre), incentrata sulla scrittura innovativa di donne contemporanee. Coltiveremo il suo albero di Melo.


In ultima, ma non per importanza, mostriamo la scultura donata per il Giardino della Memoria dallo Scultore Giuseppe Palombo. 
In questa scultura l'artista ha cercato di immortalare plasticamente tre sequenze in rapida successione: ci sono infatti gli stipiti di una finestra negli attimi del crollo, tre volti di un bambino nel momento del sonno, del brusco risveglio e del dramma. E' anche raffigurato l'urlo della madre, consapevole della tragedia che si sta consumando. Sono raffigurati elementi lignei spezzati, presenti nel centro storico di l'Aquila insieme a particolari decorativi medievali.
Il Giardino si arricchisce di arte, di testimonianze che non intendono sovrastare l'ambiente naturale ma cercano un equilibrio che esprima la massima suggestione di spiritualità.
Le parole per ringraziare Palombo possono apparire scontate ma tutti noi gli siamo enormemente grati perché contribuirà a rendere il Giardino sempre più ricco ed unico a Lucoli.
Ringraziamo tutti i partecipanti all'evento del pomeriggio del 6 aprile u.s., tutti coloro che hanno risposto al nostro invito, che ci hanno donato parole di incoraggiamento, che hanno commentato i nostri sforzi e la bellezza degli alberi del Giardino: i volontari hanno bisogno principalmente di questo.

giovedì 28 marzo 2019

DECIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO D'ABRUZZO AL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA DI LUCOLI

IL GIARDINO DI LUCOLI, POPOLATO DI "FRUTTI ANTICHI", E' STATO IL PRIMO MEMORIALE DEDICATO ALLE VITTIME DEL TERREMOTO DEL 2009.

I soci di NoiXLucoli Onlus volevano testimoniare, creando un frutteto, sentimenti e valori.
Piantare un albero, del resto, è sempre un gran gesto, carico di significato. È una metafora della vita, che ha il suo ciclo, le sue ragioni, le sue infinite sfumature. 
Pensammo, nove anni fa, che a qualcuno non sarebbe dispiaciuto, in futuro, passeggiare in un frutteto in cui gli alberi, qua e là, sono anche dei nomi, delle storie, dei momenti. Con discrezione, come gli alberi insegnano.
Dopo il lungo letargo invernale, la Primavera è il momento in cui tutto ricomincia: il sole torna a scaldare, la natura fiorisce attorno a noi e gli alberi da frutto si riempiono di colori e profumi. 
Il ritorno della Primavera è molto simile al momento in cui, dopo la morte di una persona amata, ci rendiamo conto che, sia pur nel dolore, sia pur nella voragine che la perdita ha aperto dentro di noi, ci sentiamo di nuovo pronti a riaprirci alla vita e all’amore. 
Andare avanti con le nostre vite non significa però dimenticare coloro che non ci sono più. Anzi, significa trovare nuovi modi per ricordare, così da interiorizzare la loro assenza e renderla parte della nostra vita e di quello che diventiamo. 
Il Giardino della Memoria di Lucoli ha voluto rappresentare un nuovo spazio per il ricordo. 
Gli alberi del frutteto hanno i nomi di un passato lontano, di un mondo contadino che sbiadisce: il Melo Zitella, il Melo Striata Inverno, il Melo Poggio Santa Maria, il Melo Gelata d’Abruzzo, il Melo Limoncella, il Melo Cipolla, il Pero Bianco del frate, il Pero Coscia, l'Albicocco di Rocca Calascio, ecc. 

Le antiche cultivar che sono state impiantate nel Giardino oggi costituiscono una piccola collezione del germoplasma frutticolo di Lucoli e dintorni. Il progetto, infatti, vuole salvaguardare le risorse genetiche vegetali locali sia perché si è consapevoli della loro importanza ecologica sia per conservare e condividere questo prezioso materiale genetico. 
Sentimenti, valori, ma anche una finalità culturale alla base della realizzazione del Giardino che intende ricreare paesaggi ricchi di agro-biodiversità attraverso il recupero di sapori ed emozioni perdute.

Il tempo è passato e siamo arrivati a commemorare i dieci anni dal sisma del 2009, lo faremo presso il Giardino della Memoria in un modo semplice ma profondo: sarà celebrata dal Parroco una Santa Messa alle ore 15:00 del 6 aprile p.v., proprio vicino agli alberi, i nostri "testimoni" silenti della memoria.
Vorremmo simbolicamente "passare" gli alberi, come "testimoni" vivi del nostro progetto, quasi pensando ad una staffetta. In otto anni dall'inaugurazione del Giardino siamo riusciti a propagare cinquanta nuovi alberi da quelli originali piantati: li doneremo ai presenti, fino ad esaurimento, affinché il loro significato giunga nel privato e si diffonda. 
Gli alberi saranno estratti a sorte tra coloro che manifesteranno interesse, vista la definita disponibilità numerica.
Invitiamo i nostri lettori a partecipare alla commemorazione il 6 aprile p.v. alle ore 15:00.

martedì 5 marzo 2019

E' SCOMPARSO "ARPANORE DEL GAUDIO" a Lucoli molti lo conoscevano anche con questo pseudonimo. Lo scelse per suscitare gioia.

L'AQUILA - Il mondo della cultura e dell'editoria aquilana è in lutto per la scomparsa, all'età di 95 anni di Leandro Ugo Iapadre.

Originario di Vado Lucoli, Storico libraio del centro storico, romanziere, editore e poeta, era molto conosciuto in città, la sua libreria in Corso Federico II, portata avanti per quasi una vita era diventata per gli aquilani di lunga memoria, una delle case della cultura più frequentate.

Nel 2013 aveva avuto un premio dall'Associazione "Volta la carta", come "Pioniere dell’editoria aquilana". “Ci ha lasciati uno dei protagonisti della diffusione cultura e della conoscenza in questa città - ha queste scritto in una nota il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi - Una figura poliedrica, che ha contribuito alla crescita intellettuale e artistica della nostra comunità. Ai famigliari giungano le più sentite condoglianze personali e della municipalità aquilana”.

“La libreria di Iapadre, sotto i portici de 'La Madonnina', era un posto speciale. Quando chiuse, fu una perdita. Oggi pensare che Leandro Ugo Iapadre non ci sia più, mi mette addosso un vuoto profondo, purtroppo incolmabile. Mi ritengo fortunata per averlo conosciuto, per averlo ascoltato, per aver coltivato su suo suggerimento iniziative per valorizzare il libro antico ed il testo colto e la Biblioteca provinciale. Alcuni suoi libri e testi universitari sono pezzi unici, che hanno fatto la storia dell’editoria. Era un uomo coltissimo ed avevo con lui un rapporto bellissimo, lo consideravo un padre culturale ed amavo molto fermarmi davanti alla vetrina della sua libreria dove i libri venivano esposti con garbo, quasi per forza, non era una vetrina in realtà, ma uno scaffale di una immensa e visionaria biblioteca" ha dichiarato la Deputata Dem Stefania Pezzopane alla notizia della morte dello scrittore, poeta ed editore.


Articolo AbruzzoWeb: cultura aquilana in lutto per la morte dell'editore Leandro Ugo Iapadre


Vogliamo anche noi rendere omaggio a questa grande personalità di Lucoli, lo avevamo intervistato, recentemente, per ricevere da lui quelle testimonianze di un passato remoto che ci piace da sempre riscoprire e documentare.
   
Leandro Ugo Iapadre - Arpanore del Gaudio 

La nostra Associazione ha iniziato a catalogare le sue testimonianze riguardanti il mondo dei pastori con la finalità di scriverne un compendio di antichi saperi del territorio.

Scriveva a riguardo dei pastori: quello del pastore era il mestiere più diffuso ed idoneo alle pretese degli abitanti, … in genere forniti di … un uncino o una mazza spinosa di ginepro. Comunque essi nel compiere un lavoro così consueto, antico come l’uomo, non esente da rischi e privazioni, godevano di stima e fiducia. Quella gente non s’era mai sottratta ai sacrifici in alpe e pei tratturi, col tempo buono e col cielo inclemente; mai si era arresa al panico, ai disagi della fatica”.

E' stato per noi un onore e fonte di grande emozione e arricchimento culturale conoscerlo e poter apprezzare la sua curiosità verso la vita, la passione riposta verso le piccole cose del quotidiano, osservate con metodo da scienziato e con mente lucida. 
Il nostro socio che cura il progetto di recupero dei saperi di Lucoli è entrato subito in sintonia con il suo pensiero stabilendo un'affinità e una vicinanza elettive pur non conoscendolo di persona. 
Questo era Leandro Iapadre: un uomo di grande sapere capace di comunicare con un linguaggio universale l'amore per la vita e per la conoscenza nelle sue infinite sfaccettature.

Pubblichiamo alcuni frammenti delle sue interviste.

Il nostro lavoro di riscoperta delle sue testimonianze sarà a breve pronto e con grande gioia potremo di nuovo ricordarlo nel territorio che gli diede i natali: Lucoli.


giovedì 14 febbraio 2019

Danni permanenti all’Habitat del Parco Maiella, Regione denunciata da Appennino Ecosistema

Appennino ecosistema denuncia la Regione alla Commissione Europea per danni permanenti ad habitat prioritario dell’Unione Europea.
A 2 mesi dalla denuncia di Appennino ecosistema, i gravissimi danni alle faggete sono ora formalmente all’attenzione della Commissione europea.
L’Associazione ha inviato stamane una formale denuncia nella quale si contesta alla Regione Abruzzo di aver violato l’art. 6, c. 4, della Direttiva 92/43/Cee habitat, per aver autorizzato il taglio forestale (con Determinazione n. DPD025/169 del 10/09/2018) senza la necessaria dichiarazione d’incidenza non significativa, nonostante la presenza di un habitat prioritario, in area del SIC IT7140203 “Maiella” e della Zona a protezione speciale (Zps) IT7140129 Parco Nazionale della Maiella.
La commissione approfondirà ora la questione, esponendo l’Italia alla possibilità dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione per violazione delle normative europee in campo ambientale.
La formalizzazione della denuncia era stata richiesta direttamente dalla Commissione europea, dopo l’esposto di Appennino Ecosistema del 27 novembre scorso alla procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al ministero dell’Ambiente sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Maiella. Il 3 dicembre scorso il ministero dell’Ambiente ha poi formalmente chiesto di riscontrare le osservazioni di Appennino ecosistema all’ente parco e ai Carabinieri. Il 18 dicembre il Parco ha fornito la documentazione richiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Aq), con una relazione del proprio Ufficio forestale che confermava i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari,qualificandoli come danno permanente all’habitat prioritario. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 Frentana, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.
Appennino Ecosistema aveva poi inviato, il 27 dicembre, un seguito al precedente esposto, nel quale evidenziava che la relazione dell’Ente Parco, oltre a confermare la violazione delle numerose norme già citate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apriva la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’ art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti “delitti ambientali” recentemente introdotti nel codice, che punisce con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100 mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Nella stessa nota, Appennino Ecosistema evidenziava come l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva fosse da ritenersi palesemente illegittima, in quanto non conteneva la necessaria dichiarazione di incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio, che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati quindi eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20).
Si evidenziava anche che nello stesso “progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale”, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una “limitata criticità per flora e fauna”, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento “non inciderà negativamente” sulle aree della Rete Natura 2000. Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non potevano quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario. Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003) nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come “prioritari” negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso.
Nella nota, Appennino Ecosistema evidenziava infine come le prescrizioni fornite dall’Ente del Parco nazionale della Majella e dalla Regione all’impresa boschiva apparissero irragionevoli e contraddittorie: queste imponevano infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (Ente Parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato in luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio nel mese di novembre, che nel 2018 è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno poi irreparabilmente danneggiato.
https://report-age.com/2019/02/14/danni-permanenti-allhabitat-del-parco-maiella-regione-denunciata-da-appennino-ecosistema/

giovedì 20 dicembre 2018

AUGURI DI BUON NATALE 2018 A TUTTI



C’era un tempo in cui si scrivevano le cartoline. 
Come quella scritta da Valente Domenico (o Domenica?) alla famiglia Zelicola di Roma nel 1964, ben cinquantaquattro anni fa.
Le cartoline avevano la peculiarità di fornire immagini belle e di veicolare un pensiero legato ad un ricordo, frasi semplici che suscitavano una strana fascinazione in chi aveva la pazienza di rileggerle e si concedeva un momento di evasione mentale volendo pensare a chi aveva scritto la cartolina. La cartolina che pubblichiamo era in vendita su Ebay.
Oggi non scriviamo più le cartoline né i biglietti di auguri ma solo messaggi usando WhatsApp, Facebook o Instagram,  abbiamo tolto tempo alla nostra umanità, che scrivendo andava più lenta, che ha bisogno dei suoi tempi, di non essere pressata né lasciata a metà, di venire assaporata e levigata secondo i ritmi naturali delle stagioni dell’anima.
Vogliamo porgere ai nostri lettori gli auguri per un Buon Natale 2018 ed un Buon Anno 2019. 
Auguri che vogliono rappresentare una ricetta di vita vera e semplice, che aiuta finalmente a comprendere la bellezza dello "scarto" e del "banale" e del "lento", senza tuttavia privare la parola della sua peculiare potenza, come tristemente accade nell’era dei WA e degli Instagram poets
I nostri auguri vogliono evocare il desiderio di un ritorno alla lentezza contro i ritmi forsennati della vita.

lunedì 19 novembre 2018

La regione Abruzzo ha presentato il progetto "Il Cammino del Perdono".


L’Aquila. Si è parlato dell’esperienza e dell’opportunità di sviluppo che offre il progetto Il Cammino del Perdono dell’omonima DMC del Movimento Celestiniano dell’Aquila, nel corso dell’incontro svoltosi sabato 17, pomeriggio, all’Aquila a Palazzo dell’Emiciclo, promosso dalla Regione Abruzzo ed aperto in particolare ai Sindaci e agli operatori dei territori coinvolti dal progetto di promozione turistica. Alcuni nostri soci hanno partecipato. Sulle tracce degli antichi avvenimenti storici risalenti al XIII secolo in chiusura dell’epoca medievale, il Movimento Celestiniano ha ricostruito, secondo l’attuale visione geografica ed ambientale, quei percorsi spirituali ed umanistici che hanno caratterizzato quell’epoca tanto intensa quanto ricca di contrasti. Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la riappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane. Tra i luoghi più importanti dell’epoca, e sulla storia e la vita di San Pietro Celestino V e delle altre figure importanti di quel periodo (Federico II, il Sultano ElKamil, San Francesco D’Assisi), nascono cinque stupendi quanto unici percorsi turistici che attraversano mete sconosciute alle masse e garantiscono un viaggio non solo fisico, ma emotivo e trascendentale. Dei cinque rami che il progetto del cammino del Perdono prevede: Sui Passi di Celestino, Sui Passi dei Papi, Sui Passi dei Pastori, Sui Passi di Francesco e sui Passi del Sapere ad oggi i primi tre sono perfettamente fruibili e pronti per ospitare i pellegrini che vorranno percorrerli, quello dedicato a San Francesco è fermo a causa del sisma del 2016 mentre per il quinto: Sui Passi del Sapere è in corso di realizzazione la guida al percorso. “La Regione Abruzzo sta puntando su progetti di promozione turistica come Il cammino del Perdono”, ha spiegato l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti, "Io sono da sempre promotore e sostenitore dei cammini e di questo genere di iniziative che consentono, a un pubblico vasto e di tutte le età e provenienze geografiche, di entrare in contatto con le eccellenze del nostro territorio. Attraverso questa idea, infatti, abbiamo la possibilità di conoscere, scoprire e apprezzare zone dalle bellezze culturali, naturalistiche e architettoniche spesso sconosciute e per questo intatte. Il progetto presentato oggi è un fatto assolutamente concreto e questo produce una micro economia particolarmente utile alla nostra Regione e ai nostri comuni. In questi anni la mia attenzione sul tema è sempre stata elevata, ed a testimonianza di ciò vi sono gli sforzi prodotti in campo normativo che hanno fruttato una serie di leggi e regolamenti atti a sviluppare attività analoghe, non ultimo il regolamento che la giunta regionale a giorni prenderà in esame”. 
Il Cammino del Perdono è stato dunque presentato come un’importante opportunità di promozione e sviluppo del territorio “…che crea comunità”, ha spiegato Piero Paolo Giorgi coordinatore del Movimento Celestiniano, “cioè crea le condizioni per una condivisione di sviluppo locale attorno ad un’idea che ha radici molto profonde. Radici che provengono da un assetto socio culturale che secolo Celestino V propose. In termini attuali il progetto risponde alle moderne esigenze di un turismo compatibile, ecosostenibile e socialmente allettante”.
L'idea dei "percorsi del perdono" viene oggi riproposta dopo essere stata presentata con una pubblicazione del Comune dell'Aquila, nel 2012, dal Sindaco Cialente.
La pubblicazione prevedeva anche uno specifico spazio dedicato alle Chiese di Lucoli.

Queste iniziative pubbliche nascono dall'esigenza di valorizzare e promuovere l’identità del territorio aquilano, ma una rete di operatori del territorio, religiosi e/o turistici, deve però, essere in grado di sviluppare sinergie per realizzare questo tipo di turismo. 
E ciò a Lucoli, dal 2012, non è accaduto. Le presenze di fedeli vengono annoverate per l'Abbazia di San Giovanni Battista, che pur essendo interessata da lavori di restauro e messa in sicurezza, ha sempre ospitato attività di culto, costanti e partecipate, anche da parte di persone provenienti da diverse località dell'Abruzzo. La partecipazione dei fedeli si è anche tradotta in attività di volontariato volte a preservare in pulizia ed ordinata manutenzione il bene storico architettonico e l'area circostante che è una delle più belle di Lucoli.
La Regione ha dato un nuovo impulso occorrerebbe impegnarsi su dei piani concreti per favorire le presenze di fedeli interessati a questo tipo di turismo.