martedì 19 dicembre 2017

PER IL NATALE 2017

René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke alla madre per…..... il Natale :

“Assapora con cuore aperto, la grande solennità e lascia che le sue mani soavi ti sollevino il cuore da ogni cura. Chi ha fiducia è forte e quest’ora silente di Natale è una di quelle che possono dare forza, perché è carica di prodigio e carica di mistero. E si deve essere soltanto abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perché in loro c’è tanto rumore e niente ordine”.

 

giovedì 14 dicembre 2017

Lo "ZUMPO" che donò a Lucoli un'opera d'arte: Il Paliotto della Chiesa di San Michele.

Soprannominato lo Zumpo perchè irruente e litigioso, "insofferente ai freni", Francesco Antonio Saverio Grue, agli appassionati della ceramica piuttosto noto come "il dottore", rappresenta il primo e forse unico caso di pittore di maioliche realmente laureatosi in Filosofia e Teologia: peraltro dopo appena un anno di corso presso un'università di notevole rilevanza storica, quale quella di Urbino. Conseguì il diploma di laurea il 5 ottobre 1706, ed oggi conservato presso il museo delle ceramiche di Castelli, proveniente dalla raccolta di Gaetano Bindi. Questo titolo di studio è l'ulteriore prova che Francesco Antonio Saverio fu personalità eclettica, incline a ricercare sempre nuove esperienze e con impennate improvvise nell'intero arco dell'esistenza. Figura centrale della maiolica italiana del Settecento, ma anche incisore di qualche rilevanza e compositore di poemetti e versi satirici dai contenuti sferzanti: nacque a Castelli il 7 marzo 1686, primogenito di Carlo Antonio Grue e Ippolita Pompei.

Il giovane Grue era stato destinato al sacerdozio, perchè "maggior lustro ne venisse alla sua famiglia", quindi per una questione di prestigio.
Dal 22 aprile 1713 il magnifico Francesco Antonio Grue terre Castellorum visse e lavorò a Bussi, dove rivestiva la carica di governatore. La sua attività di pittore di maioliche in quel centro fu del tutto sporadica, e non certo motivata dalla volontà di procurare qualche positiva ricaduta alla locale economia, ma piuttosto dall'esigenza di ingraziarsi questo o quel protettore, che magari lo aiutava ad ottenere qualche privilegio o piuttosto a superare le conseguenze delle sue continue malefatte.
A ciò fa pensare innanzitutto il suo intervento più eclatante: l'altare in maiolica già situato nella chiesa di San Michele a Lucoli, interamente rivestito di formelle con storie e sonetti inneggianti alla Vergine e a San Francesco Saverio.

Parliamo del "Paliotto di Lucoli" oggi parzialmente conservato nei depositi del Museo Nazionale d'Abruzzo (Le Ceramiche di Castelli Museo Nazionale d'Abruzzo, catalogo a cura di C. Tropea e E. Amorosi, Paleani Roma 1986, pp 50-63). Quest'insieme comprende una mattonella interamente occupata d auna lunga dedica: Franc.s Ant. s Xav. S Gruel Phil.ae, et Sacrae Theol.ae Doctor/inventor, et Pinxis in Oppido Buxi/An° D.i 1713/Procurante pro hac Vener.li Ecc.a/Rev. Do Admodum/Domino Domno/Angelo Petricone/ Luculensis.


Priva di allusioni all'incarico governativo, forse non ancora ratificato al momento dell'esecuzione nel 1713, tale scritta può essere quindi interpretata in chiave politica, nell'accompagnare il nome del reverendo Angelo Petricone di Lucoli con tanti aggettivi e il proprio dalla precisazione della laurea in Filosofia e Sacra Teologia, nonché nella rivendicazione dei modelli originali da lui dipinti sulle diverse piastrelle.
Il Paliotto di Lucoli costituiva una sorta di viatico o, se si preferisce, di un ex-voto al suo santo patrono Francesco Saverio per grazia ricevuta, per lo scampato pericolo di andare in carcere ovvero pe rla conquista di un incarico di potere, quale appunto quello di governatore. Il Paliotto era noto agli studi sin dalla metà dell'Ottocento, già Angelo Leosini nel 1848 cita il primo altare a sinistra (A. Leosini, Monumenti storici artistici della città di Aquila e suoi contorni con le notizie di pittori, scultori, architetti ed artefici che rifiorirono, Aquila Perchiazzi, 1848, p. 262) mentre Vincenzo Balzano parla di un "quadro di mattonelle" (V. Balzano, l'Arte abruzzese, Bergamo 1910, p. 131), quando si trovava ancora nella Chiesa di San Michele. Il Paliotto attualmente si compone di trentatre elementi sciolti, al momento custoditi in casse, oltre a diversi elementi che compongono una cornice nuova tutt'ora murata in una sala del Museo Nazionale d'Abruzzo.

La sua configurazione originaria nella Chiesa di San Michele prevedeva certo molte altre tessere perdute, indispensabili per completare un mosaico che quanto resta oggi non permette di ricomporre. La vita del Santo gesuita è limitata a soli tre episodi: la predica di San Francesco Saverio in India; l'unione dell'India alla Chiesa Cattolica e la Morte del Santo sull'isola di Sancian.
Il depauperamento del gruppo ceramico, si può ipotizzare, cominciò durante il disastroso terremoto del 1915 a seguito del quale la chiesa andò distrutta.
Successivamente iniziarono le vicissitudini per i pezzi recuperati: dapprima trasferiti all'Aquila e subirono nei decenni successivi vari spostamenti: perché dalla Congregazione della Carità furono poi affidati al Museo Diocesano.
Esposti nel 1986 nel Museo delle Ceramiche di Castelli in occasione di una mostra (fu stampato un catalogo poi ritirato dal commercio), oggi, gli elementi superstiti sono conservati presso il Museo Nazionale dell'Aquila.

La nostra Associazione ha fatto riprodurre una tessera in maiolica del Paliotto e l'ha donata alla Chiesa di San Michele, ove è stata inserita nell'intonaco, volendo far simbolicamente "tornare" quest'opera d'arte al territorio anche perché non se ne perda la memoria.
frammento riprodotto per la Chiesa di San Michele di Lucoli

Cenni storici tratti dal libro scritto dalla Soprintendente Luciana Arbace dal titolo: "Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746). L'attività del Dottore maiolicaro da Castelli a Napoli". Andromeda Editrice.

martedì 5 dicembre 2017

Un nuovo scandire del tempo per Vado Lucoli e Lucoli Alto: l'orologio del campanile è riparato. Promessa mantenuta.

Il vecchio orologio, rimasto in silenzio da qualche tempo, perché i meccanismi sono stati colpiti da un fulmine, è tornato a scandire il passare del tempo e a indicare l'ora a chi è vicino alla chiesetta di San Michele Arcangelo.
In questa Italia i luoghi con tutti gli "strumenti" della loro vita stanno sparendo, spariscono letteralmente sotto i nostri occhi. 
Molti si ricordano Lucoli com’era trent’anni fa. Impressiona la lacerazione dei legami. Come scrive un poeta: “Ognuno di noi è come se avesse subito un pestaggio e fosse poi stato abbandonato per strada. Siamo infelici non tanto per le nostre vicende personali, ma per il contesto in cui viviamo. Il paese non riesce a trattenerti nel suo pugno, è una mano morta su cui puoi vagare come una formica in cerca dello zucchero di una comunità finita. Fra cinquant’anni questa mano sarà nuova e di plastica, le case antiche saranno ricostruite, torneranno i vicoli e le scale, torneranno le piazze e le panchine, ma solo per mettere in scena per qualche giorno all’anno una vita a cui abbiamo smesso di credere, quella che consiste nel piacere di incontrarsi, parlarsi, passeggiare, passare il tempo senza assaltarlo” (F. Arminio). 
L’orologio del campanile è un orologio pubblico (anche se appartenente alla Curia) ed ha rappresentato per molti anni l’unico indicatore del tempo, scandendo i ritmi religiosi, sociali ed economici delle comunità e dei loro insediamenti. 
La sua importanza era indiscussa: si trattava di un servizio essenziale a favore della vita sociale ed economica, in una parola della “vita pubblica”. Occorre ricordare che prima dell’invenzione dell’orologio l’uomo misurava il tempo solo attraverso il sole. Si aveva un concetto di ciclicità del tempo dovuto allo succedersi delle stagioni, delle fiere, dei mercati, delle feste, delle cadenze del lavoro agricolo, delle tasse e dei tributi da pagare ed il calcolo del tempo era prevalentemente preoccupazione degli ecclesiastici, i quali lo scandivano secondo il calendario liturgico: l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste, l’Ascensione, Ognissanti. Il calendario era pertanto quello della vita liturgica e della vita contadina: la giornata lavorativa dipendeva dal sole: lunga d’estate, breve d’inverno ed il rintocco delle campane - ogni tre ore - scandiva il trascorrere del giorno. 
La concezione simbolica del mondo iniziò a cambiare sotto l’azione dei cambiamenti che avvenivano nelle condizioni materiali di vita, nell’organizzazione del lavoro, nella struttura sociale, nonché da una maggiore conoscenza dello spazio terrestre, grazie ai viaggi e alle esperienze dei mercanti. Le modificazioni intervenute nel rapporto dell’uomo con l’ambiente hanno interagito e modificato il suo senso del tempo e dello spazio: si avvertì la necessità di una misurazione esatta del tempo e di un uso più preciso del numero applicato a cose concrete. L’attenzione al tempo ed alla sua misura ha perso così i connotati religiosi e cominciò ad assumere una impronta laica e prettamente legata alla civiltà urbana. 
L'orologio di San Michele ha lavorato parecchio per la sua piccola comunità.
Gli Amici di San Michele Onlus hanno portato avanti una grande idea: la riparazione dell’orologio della Chiesa di San Michele. Hanno lavorato per informare la gente di Lucoli per costruire quella sottile catena della “colletta”. Hanno risvegliato un sentimento collettivo, un ardore comune e hanno seppellito quella “guerra di solitudine” tra la gente, che non crede più a niente e che ci lascia senza amici e senza nemici, ci lascia soli, disperatamente soli anche nei momenti in cui una volta ci sentivamo insieme: tutto per l’orologio di San Michele!
Grande lavoro e tante risposte dai lucolani, che hanno risposto e hanno partecipato, questo va detto a tutti.
Si è finalmente arrivati alla riparazione: sono stati valutati tanti preventivi, esaminati i capitolati, scelto il fornitore e oggi l'orologio è stato riparato. 
L’obiettivo è stato anche quello di celebrare il “tempo” del Natale, che riporta alla tradizione, alla comunità, alla famiglia, alla festa religiosa e che quest’anno sarà un “nuovo tempo” di speranza e di vita quotidiana: di resilienza!
Questa volta si sono messi insieme il cuore e l’impegno civile, i “manovali del rancore”, gli “scoraggiatori militanti”, i “luminari del disincanto”, i “piromani dell’entusiasmo” si sono convertiti ed hanno partecipato anche loro. 
C’è chi resiste e non si da alla fuga da Lucoli, da questo piccolo presidio dove la vita si sforza di manifestarsi e conservare un suo battito. 
Ringraziamo tutto il gruppo dei soci degli Amici di San Michele per il progetto realizzato.
Alcuni momenti della riparazione


Il nuovo meccanismo posto in opera - Foto A. Carbone
E non dimentichiamo la generosità dei lucolani ricordata con un'apposita targa.

sabato 25 novembre 2017

ITALIANSIDE.COM PER CERCARE I PARENTI ORIGINARI DI LUCOLI NEL MONDO


Le Associazioni di Abruzzesi nel mondo iscritte all'Albo regionale sono in totale 128, con presenze in 16 diversi stati, in alcuni di essi si sono riunite in federazioni e confederazioni. 

Le maggiori concentrazioni di Abruzzesi sono in Nord e Sud America (Canada e Usa maggiormente, poi Argentina, Brasile e Venezuela); l'Europa con Svizzera e Belgio.
Una grande comunità abruzzese è presente anche in Australia, in numero minore in Sud Africa. 33 hanno sedi in Europa, 11 in Belgio, alcune riunite in una federazione, 13 in Svizzera riunite anch'esse in una federazione, 5 in Germania, 2 in Lussemburgo, 1 in Gran Bretagna, 1 in Francia. Nel continente africano sono presenti due associazioni, una in Algeria e una in Sud Africa. 36 sono le associazioni presenti in Nord America, delle quali 21 in Canada, riunite in 3 federazioni e una confederazione, e 15 negli U.S.A. riunite in due federazioni. Il Sud America e' il luogo dove si concentra il maggior numero di associazioni, ben 42, tra queste, 16, di cui una federazione, hanno sede in Argentina, 13 in Brasile riunite in una federazione, 11 in Venezuela aggregate in due federazioni, una in Cile ed una in Uruguay. 
In Oceania sono presenti 15 Associazioni Abruzzesi riunite in una federazione, tutte in territorio australiano. Sono pronte per l'iscrizione all'Albo altre 6 associazioni di cui 1 in Brasile e le altre 5 in nuovi paesi (Paraguay, Cuba, Spagna, Olanda e Svezia), cosi da portare a 21 gli Stati con la presenza di Associazioni Abruzzesi. Da una stima ufficiosa si puo' ritenere che gli abruzzesi nel mondo siano all'incirca tanti quanti i corregionali residenti in Abruzzo (1.200.000), senza contare le seconde e terze generazioni.
Tra i tanti siti volti alla ricerca di parenti in Abruzzo all'estero proponiamo:  http://www.italianside.com/abruzzo/laquila/lucoli/  che presenta una sezione per le persone che discendono dalla comunità di Lucoli.
Italiani foto del Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari
"Genealogy in Lucoli
If you know (or you think) that your ancestors were from Lucoli, you could find info about your Italian family at Registrar of Vital Statistics in the City Office or at the parishes. Registry offices in Abruzzo and in L’Aquila province were established in early 1800: it means that you could find information in Lucoli registrar as of that date. So, if your ancestors were in Lucoli in the nineteenth or twentieth century, then you could try to contact the City Office of Lucoli to know more. They are useful to search in Abruzzo and in Lucoli too. 
In the next picture you can see the demographic trends in Lucoli from the Italian Unification (1861). 
It could be important to know if the last name you are investigating is a frequent surname in Lucoli. As more your surname is common in Lucoli, as more it could be difficult to find the right info about your ancestors in Lucoli archives if you have not exact dates. It could be useful for you to know that some of the most common surnames in L’Aquila province are: 
Bianchi, Bisegna, Bonanni, Centofanti, Cipriani, Colangelo, D’Alessandro, D’Amico, D’Andrea, D’Angelo, De Angelis, De Santis, Di Benedetto, Di Carlo, Di Cesare, Di Domenico, Di Felice, Di Girolamo, Di Loreto, Di Marco, Di Paolo, Di Pietro, Di Renzo, Di Stefano, Gentile, Giuliani, Graziani, Leone, Liberatore, Mancini, Mariani, Marinucci, Morgante, Pace, Paris, Parisse, Persia, Petrella, Presutti, Ricci, Rossi, Sabatini, Santilli, Santucci, Silvestri, Tarquini, Valentini, Venditti. 
Church archives in L’Aquila province may instead contain even older information, but they are far less accessible from abroad (and almost impossible by email). 
Then, parishes send information not easily. 
If you have the opportunity to visit Lucoli and L’Aquila province, you could plan to investigate churches’ archives by yourself, but from abroad is very difficult to obtain any result unless you find a reliable local help. 
Another important source of information is the “Archivio di Stato” (National archive) in L’Aquila. In any case, never give up! Probably the distance from your country and Italy, some difficulties in understanding and in translation, could complicate your search but this should not discourage you. 
It’s important to plan your activities to carry on with simple goals (eg. search for a single date of birth, the name of an ancestor, the date of a marriage, etc.). 
If you are interested to start or to continue your genealogy research in Lucoli, or if you have questions regarding your family in Lucoli, just leave a message below, we will answer you by email. 
If your research is in a dead end and you need some professional advices from skilled and reliable Italian genealogists write to lucoli@italianside.com". 
Abbiamo scritto per cercare contatti anche noi, la nostra Associazione svolge molto volentieri attività di questo tipo per riannodare i fili della Comunità locale.
I nostri emigranti: Ferdinando Soldati prega presso la tomba del fratello Cesare Soldati morto l'11 settembre del 1920, a 31 anni, è ancora oggi seppellito al Redstone Cemetery di Brownsville, PA, Stati Uniti.

http://www.italianside.com/abruzzo/laquila/lucoli/

mercoledì 15 novembre 2017

Piccoli Comuni, non solo il Fondo da 100 milioni: anche altri 15 milioni per i territori dell'Abruzzo

dopo gli stanziamenti per maltempo e incendi 

In arrivo altri fondi ai Comuni 

Le risorse sono per rischio idrogeologico, bonifiche e servizio idrico 


L’AQUILA . «Siamo davanti ad un grande cantiere che richiede ora la collaborazione straordinaria dei Comuni interessati». Così il presidente della giunta Luciano D'Alfonso ha commentato gli esiti dell'incontro con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli per le problematiche relative alle emergenze neve, incendi e rischio idrogeologico. «Sono stati già assegnati 15 milioni di euro di cui 1,5 già trasferiti alla Regione Abruzzo e 31 milioni arriveranno entro metà novembre, dopo un approfondimento tra le strutture della Protezione civile regionale e nazionale per un totale di oltre 46 milioni di euro» ha spiegato il Presidente. Un'altra categoria di interventi riguarda i lavori di prevenzione sotto la competenza di “Italia Sicura” «con cui apriremo una trattativa per ulteriori risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico». In aggiunta, il ministero dell’Ambiente ha assegnato oltre 47 per i danni causati da maltempo. Le altre risorse pari a circa 44 milioni di euro (Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC 2014/2020) per “interventi per la tutela del territorio e delle acque” interessano: rischio idrogeologico (19 milioni), bonifiche (oltre 7 milioni) e servizio idrico integrato (17 milioni). I Comuni interessati ai finanziamenti per interventi di riduzione del rischio idrogeologico riguardano: Chieti, Vasto, Vacri, Bellante, Castiglione Messer Raimondo, Ripa teatina, Casalincontrada, Casacanditella, Castelguidone, Rooccamontepiano, Roccamorice, Paglieta, Lettomanoppello, Castiglione Messer Marino, Prezza, Montenerodomo, Civitella Messer Raimondo, Rosello, Trasacco, Isola del Gran Sasso d´Italia. Per il miglioramento del servizio idrico integrato: Pescara-San Giovanni Teatino-Spoltore, Rosciano, agglomerato Scoppito-Tornimparte-Lucoli. Gli interventi di bonifica per aree inquinate interessano: Pizzoli, Cepagatti, Ortona dei Marsi, Castellalto, Montorio al Vomano, Mosciano S. Angelo. Per quanto riguarda invece gli incendi si è concordato di procedere nella richiesta ad un immediato ristoro delle spese sostenute per l'emergenza attraverso specifica ordinanza per un importo di circa un milione di euro.

Interessanti i fondi per la bonifiche di ex discariche, Ci chiediamo come mai nessun amministratore di Lucoli abbia pensato di redigere un progetto per la messa in sicurezza permanente delle discariche di Campo Felice visti i sostegni previsti e fruiti da altri Comuni.


giovedì 9 novembre 2017

L'ABRUZZO NEI "CAMMINI D'ITALIA". VIAGGIO NELLA STORIA D'ABRUZZO

Il 2016 era l'anno dei Cammini, (tanto che la nostra Associazione si fece promotrice di una tappa dei cammini LTR a Campo Felice).
Il fine era quello di valorizzare il ricco patrimonio composto dalla rete di Cammini storici, naturalistici, culturali, religiosi, che da nord a sud, attraversano il Paese rappresentando una fetta, magari poco conosciuta, ma fondamentale nell’offerta del turismo lento italiano. 
Dal 2016 si è attivato l’impegno del MiBACT per identificare e catalogare una rete di mobilità "SLOW" che potesse dotare il sistema Paese di una vera e propria infrastruttura intermodale di vie verdi, la possibilità di muoversi lungo l’Italia a piedi, promuovendo una nuova dimensione turistica: attenta alla personalizzazione del viaggio che i Cammini o i luoghi attraversati possono offrire. 
Per raggiungere questo scopo il MiBACT si è fatto promotore dell’Atlante digitale dei Cammini d’Italia. Un contenitore di percorsi e vie pensato sulle linee guida indicate dalla direttiva ministeriale e regolamentato, con opportuni criteri, nell’ambito del coordinamento formato da MiBACT, Regioni, Provincie autonome: Comitato Cammini. 
Comitato che tuttora vaglia ulteriori, nuove proposte avanzate da regioni e province autonome.

La raccolta dei Cammini italiani ha permesso, per la prima volta, una nuova visione di insieme, individuando le opportunità presenti in tutto il Paese permettendo, soprattutto, di comprendere le connessioni tra i percorsi con nuove modalità di percorribilità dei territori attraversati.
L’implementazione e lo sviluppo di nuovi modelli di fruizione e gestione sostenibile garantiranno e favoriranno l’integrazione ambientale – paesaggistica, con attività agricole, artigianali e turistico-culturali del sistema Paese così come indicato nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022.

L'Abruzzo è rappresentato con cinque percorsi attraverso un ricco patrimonio archeologico, monumentale e naturale in alcuni dei più suggestivi luoghi della Regione.

E' stato scelto l’Abruzzo interno ricco di straordinarie testimonianze storico/culturali, immerse in uno scenario paesaggistico tra i più suggestivi dell’Appennino. Il progetto "Hera" ha coinvolto quest’area d’Abruzzo con 5 itinerari , interessando ben 40 comuni, con 263 siti di interesse storico/culturale, distribuiti in oltre 330 km. L'itinerario principale, ad anello, abbraccia parte della valle Peligna, dell’Aterno e del Tirino, note per il loro patrimonio archeologico e monumentale. Gli altri 4 itinerari toccano L’Aquila e l’area amiternina, il Gran Sasso con i borghi storici, la Valle Peligna con Sulmona e paesi limitrofi e la Valle del Sagittario fino a Scanno. l percorsi consentono di toccare molteplici centri urbani di età romana e alcune delle necropoli protostoriche più ricche della regione: i "Morroni" di Corfinio e le necropoli di Fossa, Bazzano e Capestrano, da cui proviene il più famoso simbolo dell’Abruzzo antico: “Il Guerriero di Capestrano”. Tra i più caratteristici luoghi di fede della nostra regione ci sono gli Eremi di S. Terenziano a Corfinio, di S.Onofrio al Morrone a Sulmona, di S.Venanzio a Raiano, di S. Domenico a Villalago e di S.Egidio a Scanno. Ma è probabilmente nelle testimonianze medievali che gli itinerari esprimono al meglio le proprie potenzialità con chiese, borghi, castelli, palazzi e fontane di particolare bellezza, mentre la monumentalità dell’architettura romanica abruzzese è testimoniata dalle chiese di S. Pelino a Corfinio, di S. Pietro ad Oratorium e di S. Maria della Valle a Scanno. Sono altrettanto note in Abruzzo interessantissime catacombe cristiane, come quelle di Castelvecchio Subequo, di S. Lorenzo di Beffi e di San Vittorino ad Amiternum.
Altri punti di forza del questo viaggio sono rappresentati dal patrimonio naturalistico-ambientale e da un’inesauribile rappresentazione di biodiversità. 
Parte degli itinerari ricadono, infatti, nei territori del Parco Regionale Sirente-Velino e in quelli dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e della Majella, toccando alcuni dei luoghi più suggestivi d’Abruzzo come le Gole di San Venanzio, le grotte di Stiffe, l’altopiano di Navelli, la piana di Campo Imperatore e la Valle del fiume Tirino. Altri luoghi d’interesse sono le Riserve Naturali di Popoli con le famose Sorgenti del Pescara, delle Gole di San Venanzio a Raiano, del Monte Genzana a Pettorano e quelle altrettanto sorprendenti delle Gole del Sagittario e del Lago di San Domenico nella Valle del Sagittario.
Altro elemento caratterizzante di quest’area d’Abruzzo è l’enogastronomia e, in particolare, quei prodotti tipici che nascono da una vocazione agropastorale, come i formaggi della zona del Gran Sasso. 

venerdì 3 novembre 2017

L’ agricoltura: la più importante transizione culturale, sociale e tecnologica nella storia dell’uomo. Docenza organizzata da NoiXLucoli Onlus alla Scuola Pietro Marrelli.

l’Associazione NoiXLucoli Onlus è stata costituita a Lucoli nel 2010 all’indomani del sisma d’Abruzzo del 2009. 
Uno dei fini statutari della nostra Associazione prevede la realizzazione, in concorso ed in collaborazione con soggetti pubblici e privati, di attività di informazione ed educazione ambientale con particolare riferimento allo sviluppo sostenibile, alle energie rinnovabili, alla lotta all’inquinamento e alla qualità della vita. E' per questo fine che abbiamo voluto organizzare un'attività con la Scuola di Lucoli.

Abbiamo già collaborato con la Scuola P. Marrelli con varie iniziative, anche portando, nel 2009, gratuitamente i ragazzi a Roma alla manifestazione “la Scuola in Festa” allestendo uno stand con i loro disegni realizzati dopo il sisma. E poi non dimentichiamo che i mosaici degli alunni dell'anno scolastico 2009 decorano il monumento del Giardino della Memoria: hanno collaborato a "fissare" il qui ed ora del dopo terremoto con la loro fantasia.

Il tema didattico svolto riguardava il processo di domesticazione di piante e animali, iniziato più di 10.000 anni fa, ha costituito la più importante transizione culturale nella storia dell’uomo, perché da essa nasce l’odierno schema sociale e l’attuale stile di vita. La sedentarietà, le città, la scrittura, il commercio e l’industria, le religioni, le classi sociali, il senso della proprietà, le guerre, sono conseguenze dell’avvento dell’agricoltura. Le specie coltivate come le conosciamo oggi, con caratteristiche a noi utili e gradite come l’elevata resa o il buon sapore, sono il prodotto di un processo di domesticazione di piante spontanee iniziato indipendentemente in una decina di siti del mondo tra 12.000 e 3.000 anni fa. 
Seppure con modalità diverse rispetto al lontano passato, la domesticazione è da considerarsi un’attività tuttora in atto. Infatti, il miglioramento genetico, fase conclusiva della domesticazione, è un’opera permanente che oggi impegna agricoltori, ricercatori e imprese nell’ottenimento di varietà coltivate rispondenti ai più svariati obiettivi e necessità della società e dei mercati. 

La docenza è stata realizzata dalla nostra socia Beti Piotto ed è stata ancorata al libro per bambini e ragazzi “Terra tra le mani”. Nel testo, gli albori dell'agricoltura sono visti e raccontati in modo romanzato da una bambina vissuta 10.000 anni fa. 

L'iniziativa ha visto la collaborazione delle insegnanti attraverso la lettura preventiva del testo (che è stato fornito a tutti gli alunni  dall’Associazione) e la successiva discussione con i bambini  degli argomenti riportati dal testo con attività preparatorie: disegni e tavole didattiche.

Il personaggio del libro preso a base della didattica "Nadeema" (illustrazione di Gioia Marchegiani)

Un disegno realizzato da un alunno in cui si vede il seme che germina

Il 31 ottobre, attraverso la proiezione di una serie di diapositive è stato illustrato il significato dell’agricoltura nella storia dell’uomo toccando i seguenti argomenti:
  • Origine dell’uomo 200.000 anni fa e la “conquista” del pianeta; 
  • caratteristiche dell’uomo che hanno consentito tale impresa;  
  • una donna la prima agricoltrice, un uomo il primo allevatore, perché?  
  • Le conseguenze della sedentarietà; 
  • la selezione delle piante operata dagli agricoltori è sempre favorevole alla natura? 
  • Perché alcuni animali non possono essere addomesticati e altri sì? 
  • La selezione non è un impoverimento della diversità biologica? Che dobbiamo fare per evitarlo?

La proiezione dei lucidi e la docenza di Beti Piotto

La docente, i bambini, gli insegnati e il nostro presidente Rita Mikucionyte
I lavori svolti dai bambini




La docente Beti Piotto che ha svolto la docenza è responsabile del Settore Tutela degli ecosistemi nel Servizio Tutela della biodiversità, Dipartimento Difesa della natura dell'ISPRA. 

All'incontro ha anche partecipato Dott. Donato Domenico Silveri del DIPARTIMENTO POLITICHE DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA della Regione Abruzzo. Servizio Promozione della Conoscenza e dell'Innovazione in Agricoltura - Ufficio Promozione e sostegno della sperimentazione per la valorizzazione qualitativa delle produzioni locali che ha illustrato la agrodiversità abruzzese.

Ringraziamo il Dirigente scolastico Prof. Gilberto Marimpietri, anche lui presente alla giornata didattica, e le insegnanti tutte della Scuola Pietro Marrelli che ben hanno saputo interessare e preparare i bambini su un tema così importante come quello della biodiversità.
La giornata del 31 ottobre ha dato il via ad una sperimentazione che proseguirà per tutto l'anno scolastico e vedrà le maestre ed i bambini affrontare i temi della semina e del raccolto. Sarà un programma scolastico che insegnerà ai bambini alcuni fatti fondamentali della vita: soprattutto che un ecosistema non genera rifiuti, dato che gli scarti di una specie sono il cibo di un’altra; che la materia circola continuamente attraverso la rete della vita; che l’energia che alimenta questi cicli ecologici deriva dal sole; che la diversità garantisce la capacità di recupero; che la vita sin dai suoi primordi, più di tre miliardi di anni fa, non si è diffusa in tutto il pianeta con la lotta ma con la collaborazione, l’associazione e la formazione di reti.




giovedì 26 ottobre 2017

Anche l'orologio del campanile della Chiesa di San Michele è qualcosa di nostro è un simbolo del Paese di Lucoli: c'è una gara di solidarietà per ripararlo

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. (La luna e i falò, Cesare Pavese)


A Vado Lucoli e Lucoli Alto abitano poche persone. Il paese è un agglomerato di case terremotate, di Moduli Abitativi Provvisori e poi c'è la Chiesa! 

La Chiesa di San Michele Arcangelo un simbolo per la Frazione e per tutta Lucoli: costruita in cima ad un’alta collinetta a ridosso dell’abitato, si trova lì fin dal medioevo. Fu distrutta dal terremoto del 13 gennaio 1915 ed è stata completamente ristrutturata nel 1938. La sua Pala d'Altare in ceramica, identificata come il "Paliotto di Lucoli" e realizzata da F.S.A. Grue è nel museo di Celano.
Questa chiesa si presenta con una copertura a capanna e semplice facciata a coronamento orizzontale; il portale in pietra è sormontato da un timpano spezzato. Adiacente al prospetto posteriore si erge un massiccio campanile che sorregge due campane. 
Sul campanile c'è l'orologio che ha funzionato fino a qualche tempo fa ed ora, a causa di un fulmine, ha smesso di segnare la vita lenta che scorre tra le case vuote.
All’interno, sull’altare maggiore è posizionata una statua di S. Michele Arcangelo ed è conservato un affresco del 1300 raffigurante una Madonna col Bambino in trono con a lato S. Giovanni Battista.
La chiesa di San Michele con il suo campanile ed il suo orologio danno un senso a questo luogo. 
Sembra, nonostante sia chiusa per gran parte dell'anno, che le persone si siano allontanate solo per un attimo, è mantenuta con cura proprio dalla Parrocchia e dagli Amici di San Michele.
Per arrivarci si combatte con la natura che lentamente trionfa riappropriandosi del sentiero, ma i giochi non sono ancora fatti per l'oblio. E' per questo morivo che l'Associazione Amici di San Michele vuole riparare l'orologio per ridare, intanto, la vita al tempo di quei luoghi.
Lo scrittore Antonio Mocciola ha rappresentato "Le belle addormentate" paesi e frazioni senza più abitanti. Le ha descritte nel loro lento declino, rassegnate, o anche orgogliose e vive che si dibattevano come pesci nella rete. 
L’Italia abbandonata è il rovescio della medaglia, una cartina turistica letta al contrario. Non è solo montagna, dissanguata dalla natalità zero e dall’emigrazione. È anche pianura, o persino isole. È l’Italia perduta, messa ai margini della storia, punita dalle istituzioni, occultata dai navigatori satellitari, non coperta dalla rete dei cellulari, ignorata dal wifi. Città e contrade senza più abitanti, di colpo svestite da chi le ha vissute spesso per secoli. Perché a valle c’era più lavoro, o perché i vecchi non lasciavano eredi, ma soprattutto perché tutto frana in questo povero stivale. Terremoti, smottamenti, alluvioni, ma anche soltanto un po’ di pioggia. È di questo Belpaese estinto che si deve parlare e per il quale vale  la pena lottare perchè i paesi-fantasma sono tante cose: un soggetto antropologico, una bizzarra guida turistica, un cahiers de doléances, un atto d’amore. 
E' per un atto d'amore che l'Associazione ha organizzato una raccolta fondi per la riparazione dell'orologio. La comunità si è mossa e ne siamo contenti ci si sorprende di fronte al paesaggio che racchiude il profilo della Chiesa di San Michele: dobbiamo tutti protendere verso la conservazione di tanta bellezza in ogni suo particolare.
I soci di NoiXLucoli Onlus ci saranno ed hanno fatto la loro parte. 
Per chi volesse aiutare pubblichiamo la locandina con gli estremi bancari per una donazione.

Sabato 28 ottobre 2017 si organizza, da giorni, una cena per la raccolta fondi, chi volesse informazioni puoi chiamare il numero degli Amici di San Michele riportato sulla locandina.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il volontariato ha molto a che fare con la fraternità e meno con la solidarietà: perché è un rapporto, un abbraccio, un incontro e non semplicemente una donazione

Anche quest'anno abbiamo lavorato insieme al Giardino della Memoria: tante persone che per un giorno hanno fatto lavoro volontario.
Il giardino della Memoria di Lucoli (foto R. Soldati)

Bellissima giornata che ci ha riportati a vivere  sentimenti semplici, che stanno alla base della nostra civiltà e del vivere civile.
Abbiamo esercitato una VIRTU' (che parola questa.... che non si usa più)  che non sembra una virtù, ma un’altra dimensione della vita, ed è il tema della bellezza. Che cosa vogliamo dire? 
Tutti quanti abbiamo messo in essere anche una dimensione estetica, abbiamo attribuito un valore intrinseco alle cose: alla staccionata da riparare, alle panchine da costruire con i sassi delle macerie (le case crollate ridotte in sassi dividono... le panchine riuniscono gli uomini, li rimettono vicini), alle piante da accudire, ai bulbi da piantare per la primavera.
Pietre di case crollate e una nuova panchina (ideata dai ragazzi di Viviamo l'Aquila)
Un volontario che capisce la dignità delle cose, è attento alla bellezza. 
Recinzione danneggiata dai cinghiali da riparare

La bellezza è oggi una virtù sociale: si vive male in città brutte, si muore malissimo e prima in ospedali brutti. Il tema della bellezza non è una faccenda privata, consumistica o romantica, perché scuole brutte, ospedali brutti, città brutte, rendono la vita brutta e poco civile. Non si può essere specialisti del buono e non anche del bello e del vero, perché altrimenti non funziona nessuno dei tre. Al Giardino della Memoria, sabato scorso, ci siamo occupati soprattutto della bellezza. 
Poi ovviamente dobbiamo anche descrivere il nostro senso della fraternità. 
Quando gli illuministi nel Settecento hanno iniziato ad enunciare i principi di libertà, uguaglianza e fraternità, perché fu introdotta la fraternità? Perché per costruire il mondo nuovo non bastano le persone uguali e libere, serve qualcos’altro che le tenga assieme che è la fraternità. 
Una comunità che non trova un legame sociale anche se è fatto di persone libere ed eguali non è popolo, è una sommatoria di individui, quindi non ha passioni e non ha futuro. Ecco perché oggi, all’Italia, mancando la fraternità manca tutto. 
Senza fame di vita non c’è futuro, la fraternità è una categoria della speranza. Se non c’è un legame con le persone non si spera: tu puoi essere libero e uguale, ma se non ti senti parte di una comunità ti intristisci. 
Senza fraternità non c’è felicità. Ci può essere il piacere individuale, ma non c’è questa gioia di vivere che è sempre legata alle comunità, a sentirsi parte di un corpo. E noi di "fratelli" ne abbiamo trovati di nuovi: gli alpini del Gruppo Salvatore Tosoni di Coppito che ci sono venuti ad aiutare.

E dobbiamo anche scrivere del lavoro gratuito realizzato su un'area che non ci appartiene e che valorizziamo con lavoro ed investimenti.
Anche la gratuità porta dentro ambivalenze, fragilità e spesso non piace, perché suona come qualcosa di falso o di impossibile (soprattutto a Lucoli, lo sappiamo.....nessuno crede alla gratuità delle cose perché.... sotto sotto ci sarà pur un guadagno se si fanno).  
La gratuità non va confusa con il dono, e il dono non va confuso con il regalo. È una dimensione dell’esistenza, non è una donazione a prezzo zero di cose o di tempo. Il volontario non vive la gratuità in quando non è pagato, ma la vive in quanto è espressione di relazione autentica con l’altro. Poi il fatto che non sia pagato non è sostanziale: io posso vivere la gratuità in modo totalmente compatibile con il pagamento. Cioè la gratuità è doverosa e come si vive? Dando la vita nelle proprie ore di lavoro che siano donate come esistenza.  O è gratuità o la vita si spegne. È la dimensione dell’esistere, dell’eccellenza che va oltre il dovuto. Nel volontariato la gratuità non deve coincidere col prezzo zero, ma, come direbbero i francescani, con il prezzo infinito. E quindi il grazie, la riconoscenza dell’altro non è una controprestazione in denaro, ma è un valore molto più grande. Il volontariato è gratuità in quanto è espressione di tutta la vita, di tutto il lavoro. 
Chi fa volontariato lavora gratis? 
No, se si da la vita, ha un valore immenso quello che si fa.  Il volontariato è molto di più del prezzo zero, altrimenti rischiamo di ridurne il valore. 
Occorrono altri linguaggi, più sofisticati del denaro per spiegare queste cose. 
Noi siamo contenti di ritrovarci a parlare di queste cose con uomini e donne con le stesse motivazioni.
Il mordente da dare alla staccionata ed ai pali della recinzione
Foto di gruppo per chi ha voluto farsi ritrarre
Ringraziamo tutti gli intervenuti è stato fatto un buon lavoro, purtroppo non terminato, sarà un'occasione per stare di nuovo insieme.

martedì 10 ottobre 2017

MANUTENZIONE ANNUALE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA DI LUCOLI -14 OTTOBRE 2017.



"Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento" - Franco Arminio.

I soci di NoiXLucoli hanno sempre creduto in un nuovo "umanesimo" tra le persone, dal momento in cui si sono associati dopo il terremoto del 2009. 
Abbiamo creduto che potevamo cominciare da Lucoli.  Con il Giardino della Memoria, dedicato a chi non c'è più, abbiamo voluto tornare un poco all’arcaico superando la cultura del denaro (abbiamo sempre e solo donato), la cultura dell'interesse egoistico e del sospetto (se lo fanno si vede che ci guadagnano) la cultura della criticismo a sé stante, la cultura in sé per come è diventata. 

Siamo andati avanti per sette anni con l'aiuto di poche persone ma non ci siamo mai arresi. Le difficoltà? Moltissime e anche tanta la sofferenza che nasce in chi ci crede e riceve ritorni frustranti o chiusure. 
Ma continuiamo ad essere convinti che la ricostruzione, dopo un terremoto, dovrebbe essere materiale, geografica, paesaggistica, ecologica, anche umana, ideale. Occorrerebbe "costruire" con azioni quotidiane, con pazienza, secondo un disegno lungimirante capace di dare di nuovo vita al territorio è per questo che collaboriamo con tutti secondo le nostre possibilità. 
La ricostruzione delle comunità, a partire dalle comunità che debbono unirsi e ritrovarsi.
Con noi c'è una piccola comunità di persone sempre presenti.
Quest'anno ci aiuteranno, tra gli altri, gli alpini della Sezione di Coppito dedicata a Salvatore Tosone che hanno adottato uno degli alberi del Giardino della Memoria.

I lavori saranno svariati vanno dalla riparazione della recinzione (abilmente divelta dai cinghiali),  dalla cura dei pali con il mordente, alla cura delle piante e non solo.....
I materiali saranno messi a disposizione da NoiXLucoli Onlus. Chi vorrà aggiungersi a noi porti i guanti da lavoro e qualcosa da mangiare per condividerlo insieme al momento del pranzo che faremo insieme.

Ringraziamo tutti in anticipo.
Il lavoro svolto lo scorso anno

giovedì 5 ottobre 2017

LA LEGGE SALVA BORGHI


Il Parlamento Italiano,  giovedì 28 settembre ha dato il tanto atteso ok al disegno di legge che sostiene e valorizza i Piccoli Comuni del Belpaese. Con 205 sì e 2 astensioni, il Senato dà così il via libera definitivo al provvedimento ribattezzato "Legge Salva Borghi" che per il 2017 stanzia qualcosa come 10 milioni di euro – e 15 milioni per ciascuno degli anni a venire, dal 2018 al 2023 – per una serie di interventi che "portano in Europa, anche l'Italia minore".
Un fondo da 100 milioni di euro fino al 2023, misure per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi; interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico; messa in sicurezza di strade e scuole e interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico; acquisizione e riqualificazione di terreni e edifici in abbandono; possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo; realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici e di mobilità dolce; possibilità di acquisire di binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili. 
Quindi tra i punti di forza del provvedimento c'è anche quello del recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi, con un connubio di tecnologia e green economy. E poi sono previsti interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell'ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico. 
Sono 5.585 i piccoli Comuni in Italia, amministrano più della metà del territorio nazionale e in essi vivono oltre 10 milioni di italiani. 
Ora hanno finalmente una legge che favorisce il loro rilancio, gli amministratori locali dovranno ben utilizzarla. Un provvedimento, arrivato quando ormai sembrava che la legge fosse finita su un binario morto, sul quale però il Parlamento si è mosso in modo corale, a cominciare dal via libera all’unanimità. 
Dopo vari tentativi in quattro legislature diverse, i Comuni con meno di 5mila abitanti hanno dunque un pacchetto di norme concrete che dovrebbe sostenerne la ripresa. 
Questa è una legge che deve essere accolta dall’Abruzzo nel migliore dei modi, dato che solo nella nostra Regione si contano 249 “piccoli comuni” (centri che contano meno di 5000 abitanti), a fronte di 305 comuni totali; più dell’80% quindi, in cui vive il 25% della popolazione abruzzese. 
FONDO DA 100 MILIONI – L’istituzione di un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni per il finanziamento di investimenti per l’ambiente e i beni culturali; la mitigazione del rischio idrogeologico; la salvaguardia e la riqualificazione urbana dei centri storici; la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici; lo sviluppo economico e sociale; l’insediamento di nuove attività produttive. Il Fondo viene istituito con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. 
Alcuni possibili utilizzi:
CASE CANTONIERE – I fondi potranno essere utilizzati anche dai Comuni per l’acquisizione delle case cantoniere e delle stazioni ferroviarie disabitate per realizzare circuiti turistici e promuovere la vendita di prodotti locali. 
CENTRI STORICI – Recupero e riqualificazione dei centri storici, mediante interventi integrati che prevedano il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio, promuovendo la creazione di alberghi diffusi in una logica di efficientamento energetico e di antisismica secondo la metodologia delle “Green Communities”. 
BANDA LARGA – La semplificazione e l’accesso a norme che consentono la diffusione della banda ultra larga nelle aree cosiddette a fallimento di mercato; 
POSTE – la possibilità di realizzare, anche in forma associata e d’intesa con la regione, iniziative per sviluppare l’offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi in specifici ambiti territoriali, attraverso la rete capillare degli uffici postali. 
AGRICOLTURA – Sono previste una serie di norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile, cioè quelli per i quali le aree di produzione e trasformazione sono poste a una distanza non superiore a 50 chilometri di raggio dal luogo di vendita e in assenza di intermediari commerciali. 
TRASPORTI – agevolazioni nella rete dei trasporti delle aree rurali e montane. Per questi territori la proposta di legge predispone un piano per i trasporti con particolare riguardo al miglioramento delle reti infrastrutturali, nonché al coordinamento tra i servizi, pubblici e privati, finalizzati al collegamento tra i comuni delle aree rurali e montane, e con i comuni capoluogo di provincia e regione e un Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all’informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione.
Fatta la Legge.....ora occorre renderla fruibile...... come suggerisce Roberto Pella, vice presidente vicario dell’Anci, "se davvero vogliamo rendere concreto il principio che sancisce la specificità dei piccoli centri dobbiamo ora proseguire senza tentennamenti sul percorso intrapreso, a partire da due ineludibili misure: l'aumento del fondo di 100 milioni messo a disposizione dalla legge e l'avvio di una concreta riforma per la semplificazione amministrativa rivolta ai Comuni di minori dimensioni, che troppo spesso si ritrovano a dover adempiere alle stesse innumerevoli scadenze delle grandi città, potendo però contare su un numero di dipendenti marcatamente inferiore". Ancora più strategica, soprattutto per Lucoli, questa ulteriore considerazione: "...sarà importante lavorare perché anche nell'agenda dei programmi elettorali delle prossime elezioni politiche trovi spazio questo tema, alla luce dei confortanti dati positivi sulla crescita e sull'andamento dell'economia nazionale che dovranno consentire un fattore moltiplicativo rispetto agli attuali stanziamenti. L'obiettivo primario è rendere i piccoli Comuni luoghi attrattivi per i cittadini, con un'alta qualità di vita garantita da servizi sicuri e quasi ‘personalizzati’, luoghi il cui sviluppo darà forza all'economia locale e valorizzerà i beni artistici, il patrimonio storico-culturale e naturalistico che li caratterizzano come unici”.
Siamo convinti che tutta questa legislazione non possa prescindere dal rilancio del concetto di comunità, riabbracciando la qualità della vita delle piccole comunità, riattualizzando il concetto di solidarietà tra le persone per tenere insieme aree interne e grandi città.  Le piccole realtà potrebbero essere una grande risorsa ma occorre coesione, lungimiranza e qualità di amministrazione locale.

mercoledì 20 settembre 2017

VIAGGIO IN ITALIA. Testo di Franco Arminio

viaggio in italia

di Arminio

Si potrebbe pensare che l’immiserimento della natura abbia riflessi anche sull’immiserimento della lingua. Oggi le immagini, le parole, i ritmi non sono più suggeriti dalla Natura, ma dalla Rete. E così abbiamo una lingua e una politica che sa di chiuso. Bello sfuggire alla tentazione dello sguardo apocalittico sull’Italia di oggi. Bello cercare i luoghi che non sono stati riempiti, i luoghi che non interessavano a nessuno, quelli poveri, impervi, fuori mano. In questi luoghi l’Italia si dà ancora. E allora ti puoi stupire guardando il muso delle vacche nel bosco di Accettura, guardando un vecchio in un orto del Salento o un contadino che ara in un pomeriggio sardo. Il viaggio in Italia va fatto senza ansie di compiacimento o di denuncia. Andare in giro, guardare come cambiano città e paesi, Torino oggi è molto diversa da come era negli anni settanta, l’Aquila è una città doppia: la città dei monumenti e quella delle rovine. E doppia è anche Taranto, città di mare circondata dalla città dell’acciaio. Nel guardare l’Italia tenere insieme l’occhio di Leopardi e quello di Pasolini, il Pasolini che teneva insieme Casarsa e Caravaggio, quello che scrisse nel 1959 La lunga strada di sabbia, un viaggio costiero da Ventimiglia a Trieste, un atto di amore verso un’Italia dalle cento province non ancora devastata dal “genocidio culturale” che ha prodotto il paesaggio italiano che attraversiamo adesso.
Non mi piace l’Italia costruita negli ultimi decenni, quella delle città, ma anche quella dei paesi. Mi irrita vedere tante case sparse nelle campagne. E non mi piacciono neppure i paesi imbellettati, quelli con le pietre finte, quelli che non sono paesi, ma trappole per turisti.
L’Italia che cerco è quella che sa di Italia e di altrove. Penso ad Aliano, ai suoi calanchi che mi fanno pensare all’oriente. Mi piace molto l’Italia ionica. Mi piacciono i paesi che hanno un residuo arcaico, un nodo che non si è fatto rovistare dalla modernità incivile.
Sto male negli aereoporti, tutta quella gente che crede di andare chissà dove, non mi piacciono neppure i silenziosi viaggiatori della freccia rossa, l’Italia che fila dritta e ignora il canto, ignora che la vita prende spazio quando sbaglia, quando s’incaglia.
Mi piace incontrare i vecchi dei paesi. Sto bene quando li ascolto. Non credo di avere più strada e più di futuro di loro. Il mio secondo è sempre in bilico, nessun attimo in me ha una fiducia assoluta, è come se dovessi ogni giorno patteggiare col tempo un altro poco di tempo. Nel mio girare per l’Italia non perdo mai di vista il corpo. È il corpo che guarda, è il corpo che prende avvilimenti ed euforie, è il corpo che incontra gli altri o li sfugge.
Mi piacerebbe vivere in un’Italia in cui la maggioranza sia fatta di percettivi e non di opinionisti. Non mi piace l’Italia che si è seduta sui divani, quella che guarda la televisione, che va in pizzeria, che tiene il bicchiere in mano davanti al bar, l’Italia dei giovani che prendono la notte a branchi, i giovani che mettono in posa compagnie che non hanno, vicinanze che non ci sono.
Gli Italiani che amo sono quelli che mettono assieme poesia e impegno civile, malinconia e ardore, indugio e frenesia. Abbiamo bisogno di creature rivoluzionarie, non di manovali del rancore. Non mi piacciono gli scoraggiatori militanti, i luminari del disincanto, i piromani dell’entusiasmo. Mi fa schifo il sentire stitico, il rimanere rigidi perfino nel calarsi.
Non credo al centro, non credo ai potenti, ai famosi. Credo che il successo sia una forma di sventura, che rovina la pace e la lingua. Mi interessano i paesi e le persone arrese. La resa che non sa di rassegnazione, ma qualcosa che somiglia alla disperazione senza sgomento di cui parla Giorgio Caproni.
Abbiamo bisogno di un’Italia attenta alle cose che coltiva, attenta a quello che accade nelle scuole, negli ospedali. Un’Italia che sa ammirare e sa essere devota, alta e libera, e non laida e meschina.
Credo che non dobbiamo aspettare niente, non dobbiamo aspettarci niente. Nessuno ce la regala l’Italia che vogliamo. Bisogna andare avanti in quello che c’è, sentire la terra sotto i piedi, sapere che ovunque c’è aria e ci sono gli alberi, e c’è tanto da guardare.
A me più di tutto danno fiducia questi due gesti: guardare e camminare. Mi pare che possiamo accedere a una qualche forma di grazia fino a quando possiamo guardare e camminare.
Abbiamo bisogno di immettere un po’ di sacralità nella nostra immiserita compagine civile. Non si può andare avanti col gioco del consumare e del produrre. La letizia può arrivare solo dall’amore e dall’immaginazione, viene quando non esci ai caselli stabiliti, ma ti apri all’impensato, sfuggi anche ai tuoi progetti, alle tue mire. Essere umani in un tempo autistico e vorticoso è un mestiere molto difficile. Non ci sono rotte definite, te le devi costruire attimo per attimo, devi cucire e strappare nello stesso tempo, devi capire che stiamo guarendo e stiamo morendo, stanno accadendo le due cose assieme.
Abbiamo bisogno di stare in ginocchio, di pregare, abbiamo bisogno di pensare a Dio, alla morte, alla poesia. Non sono pensieri da poeti, sono pensieri utili per essere buoni cittadini, semplici essere umani che passano il tempo dentro il tempo, che filano la vita per fare un vestito che indosseranno altri.
Cimitero di San Giovanni a Lucoli subito dopo il terremoto del 2009
Ringraziamo Franco Arminio per aver potuto utilizzare questo suo testo.