sabato 9 ottobre 2021

THAT IS A PROMISE: IF WE CAN, WE WILL VISIT OUR ADOPTED TREE AND THE GARDEN OF REMEMBRANCE

 

Gillian and Dan Nevers



I’ve been trying to remember the last time I visited the Garden of Remembrance. It may have been as long ago as November, 2013.

It’s disturbing that I haven’t been back since then, but with changes in my Italian family’s lives - my son’s working in Naples and then Milan, and my two granddaughters attending university in Milan— Dan (my husband) and I have spent shorter periods of time, mostly weekends, in L’Aquila.

During those weekends, when not occupied with family events and activities, and without a car of our own, we spent our free time walking through the hilly streets of l’Aquila, taking stock of changes as the city is slowly rebuilt. There was little time to drive the short way to Lucoli, even if we had access to a car. Then, came Covid and all travel stopped.

Never dreaming that the world would be locked down for more than a year, we planned on traveling to Italy in Spring, 2020. Then, in Autumn of 2020. Then, in May of 2021 only to postpone our plans until October, 2021. It’s now October and the Delta variant and so many unvaccinated people have made it impossible for an October trip to happen. It goes on and on.

This all makes me very, very sad. But, there are bright spots. I’m fortunate to live in a community with a high vaccination rate, so although I cannot travel to another country, I can move about my community safely, especially out of doors. I’m also fortunate that there are many farmer’s markets where I live, and one is within a short walk from my home. Last Sunday the market stands were filled with the last of summer’s tomatoes and an abundance of squash—acorn, crook-necked, butternut-and apples. Best of all, my favorite apple orchard’s stand had a variety of pears.

I have a special fondness for pears-so, it’s fitting that the tree Dan and I adopted in the Garden of Remembrance is a pear tree. It’s a Williams, or as we call them in Wisconsin where I live, a Bartlett pear. There were no Williams pears last Sunday, so I purchased a dozen Harrows-a slightly smaller pear with similar texture and taste.

That afternoon I made a pear tart.
I recently learned that Lucoli derives it’’s name from the Roman word Lucus-meaning a green area, a place cultivated more like a wooded park than a forest. A scared grove. Walking home from the market, I crossed a vast park-like space with enormous trees native to Wisconsin. This green space was planted many years ago when a small woman’s college was founded by Dominican nuns. Although, I don’t know for certain if the space was meant to be a scared grove or if it were intended as a place for contemplation or memory, I always feel a sense of calm when I walk through it. And, when one of the beautiful trees falls in a storm or is cut down, I mourn it’s loss.
As I arranged slices of pears over the crust for the tart I was making, I thought about a scared grove thousands of miles away. An orchard conceived and planted and maintained by a group of dreamers who took an incredible tragedy and created a Lucus-a scared place for all to visit and remember those lost in the 2009 earthquake .
As I write this, I hope that Dan and I will be able to go to Italy in spring of 2022.
If we can, we will visit our adopted tree and the Garden of Remembrance.
That is a promise.
***
Ho cercato di ricordare l'ultima volta che ho visitato il Giardino della Memoria. Potrebbe essere stato tanto tempo fa, nel novembre 2013.

È inquietante che non siamo tornati da allora, ma con i cambiamenti nella vita della mia famiglia italiana - mio figlio ha lavorato a Napoli e poi a Milano, e le mie due nipoti frequentano l'università a Milano - Dan (mio marito) e io abbiamo trascorso periodi più brevi di tempo, per lo più nei fine settimana, a L'Aquila.

Durante quei fine settimana, quando non eravamo occupati da eventi e attività familiari e senza un'auto propria, trascorrevamo il nostro tempo libero passeggiando per le strade dell'Aquila, facendo il punto sui cambiamenti mentre la città veniva lentamente ricostruita. C'era poco tempo per andare a Lucoli, anche se avevamo la possibilità di avere un'auto. Poi è arrivato il Covid e tutti i viaggi si sono fermati.

Non ci saremmo mai sognati che il mondo sarebbe rimasto bloccato per più di un anno, abbiamo programmato di viaggiare in Italia nella primavera del 2020. Poi, nell'autunno del 2020. Poi, nel maggio del 2021 solo per rimandare i nostri piani a ottobre 2021. È ora ottobre e la variante Delta e così tante persone non vaccinate hanno reso impossibile che si realizzasse un viaggio di ottobre. 
Tutto questo mi rende molto, molto triste. Ma ci sono punti luminosi. Ho la fortuna di vivere in una comunità con un alto tasso di vaccinazione, quindi anche se non posso viaggiare in un altro paese, posso muovermi in sicurezza nella mia comunità, soprattutto all'aperto. Sono anche fortunata che ci siano molti mercati agricoli dove vivo, e uno è a pochi passi da casa mia. La scorsa domenica le bancarelle del mercato erano piene degli ultimi pomodori estivi e di un'abbondanza di zucca: ghiande, dal collo storto, butternut e mele. La cosa migliore è che il banco del frutticoltore preferito aveva una varietà di pere. 
Ho una predilezione speciale per le pere, quindi è giusto che l'albero che Dan e io abbiamo adottato nel Giardino della Memoria sia un pero. È un Pero Williams, o come la chiamiamo nel Wisconsin dove vivo, una pera Bartlett. Non c'erano pere Williams domenica scorsa, quindi ho acquistato una dozzina di Harrows, una pera leggermente più piccola con consistenza e sapore simili. Quel pomeriggio ho fatto una torta di pere.
Ho saputo da poco che Lucoli deriva il suo nome dal vocabolo romano Lucus, che significa bosco. Un bosco sacro. Tornando a casa dal mercato, ho attraversato un vasto spazio simile a un parco con enormi alberi originari del Wisconsin. Questo spazio verde è stato piantato molti anni fa quando un piccolo college femminile è stato fondato da suore domenicane. Anche se non so per certo se lo spazio fosse pensato per essere un bosco sacro o se fosse inteso come luogo di contemplazione o memoria, provo sempre un senso di calma quando lo attraverso. E, quando uno dei bellissimi alberi cade in una tempesta o viene abbattuto, piango la sua perdita.
Mentre disponevo le fette di pere sulla crosta per la crostata che stavo preparando, ho pensato a un memoriale di alberi a migliaia di chilometri di distanza. Un frutteto ideato, piantato e mantenuto da un gruppo di sognatori che hanno subito un'incredibile tragedia e hanno creato un Lucus, un luogo spirituale aperto a tutti da visitare per ricordare coloro che sono morti nel terremoto del 2009.
Mentre scrivo, spero che Dan ed io potremo andare in Italia nella primavera del 2022.
Se potremo, visiteremo il nostro albero adottato e il Giardino della Memoria.
Questa è una promessa.



Gillian e Dan sono i nostri soci del Wisconsin dal 2011, affezionati e sensibili, sempre interessati a NoiXLucoli: anche loro sono dei sognatori come noi.


giovedì 7 ottobre 2021

2 OTTOBRE MANUTENZIONE DEI SOCI AL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Il Giardino della Memoria del Sisma di Lucoli è un luogo molto amato dai volontari che lo accudiscono e non solo da loro. 

E' un monumento verde nato dalla solidarietà di molti e dedicato alle vittime del terremoto d'Abruzzo del 2009, in dieci anni è divenuto anche un "libro" vivente che contiene tante storie di piante, anche quelle delle mele che raccontano le vicissitudini delle loro esistenze nell'Appennino Aquilano. Anche la storia di altre specie come quella del rosmarino che gli antichi chiamavano la "rugiada del mare" e che difendeva le case dal male, era di buon auspicio per gli sposi, era l'erba della memoria, era l'elisir della giovinezza e nel nostro monumento verde si dispiega sulla  muraglia. La storia del Gelso che vegeta nel Giardino, propagato da quello ultracentenario che vive di fronte l'Abbazia di San Giovanni: il morus nigra, il "moro" dei contadini. Per una tradizione antichissima e leggendaria il colore delle "more" (bianche o nere) è fatta risalire a una triste faccenda d'amore che accadde in Babilonia, come documentò Ovidio, quella tra Piramo e Tisbe. I gelsi neri portano il lutto dei due innamorati, così pensavano i romani e non potevano prevedere che ai giorni nostri i morus nigra si stanno estinguendo mentre i gelsi cinesi (con more bianche) si diffondono.

Veduta del Giardino e dell'Abbazia di San Giovanni Battista (foto Manieri)

Il Giardino della Memoria non ci fa pensare solo alla botanica, alle sue leggende ed al giardinaggio ma anche ai luoghi della conca aquilana dove la pazienza del vivaista Enzo Sebastiani, che ci supporta da dieci anni, ha trovato molte delle cultivar antiche piantate in questo luogo, come la Mela zitella della foto che proviene da San Felice d'Ocre (da villa Antonini, cardiologo molto conosciuto all'Aquila).
Cultivar Melo Zitella
Trascorso un anno ci siamo ritrovati per lavorare alla manutenzione del Giardino come volontari dell'era Covid. 
Il nostro intento non è stato quello di essere eroici (abbiamo le nostre paure sul contagio), ma di curare le piante e migliorare questo luogo, che è di tutti, anche smuovendo le coscienze, mostrare e percorrere strade, coltivare il senso di appartenenza solidale alla comunità. Ogni volta che ci incontriamo ci rimproveriamo perché si coinvolge una quota minoritaria della popolazione e quindi ci diciamo che dobbiamo trovare forme di impegno e linguaggi nuovi per fare in modo che molte persone possano beneficiare della bellezza del Giardino, della forza dell'aggregazione e dell'amicizia. È normale che esistano persone le quali non hanno propensione a impegnarsi in percorsi strutturati e duraturi magari all’interno delle associazioni, ma il volontariato è prima di tutto un modo di essere dentro la società, un modo di essere dell’individuo e trova la sua naturale propensione a creare comunità tramite relazioni di senso.
Il Giardino della Memoria ha un grande valore morale e quindi un "senso" condivisibile.

Restauro della "casa" dei nomi delle vittime del sisma del 2009

Realizzata una nuova aiuola all'interno del Giardino e nuove panchine che godranno dell'ombra della quercia.

La cura degli alberi: il Sorbo domestico adottato dagli amici californiani Ruth White ed Alan Block aveva bisogno di sostegni.



Dopo una giornata di lavoro la foto ricordo

Ringraziamo i Professori Giuseppe D'Annunzio e Fernando Lucchese per averci visitato al Giardino

Ringraziamo i nostri soci per esserci: pensiamo che ogni azione individuale di solidarietà, di costruzione di bellezza, di dare una mano per migliorare il bene comune di una comunità, conti.
Alla prossima!


Cultivar Melo cipolla

lunedì 27 settembre 2021

IL NUOVO LIBRO DELLA RICERCATRICE BETI PIOTTO: IN UN SEME.

Domenica 26 settembre al Museo Preistorico Pigorini di Roma si è parlato di semi per le Giornate Europee del Patrimonio 2021.


Beti Piotto, socia onoraria di NoiXLucoli, è un' agronoma esperta di biodiversità, ed ha scritto insieme a Gioia Marchegiani il libro "In un Seme" .

alcune illustrazioni del libro

Proponiamo un'intervista di Beti Piotto pubblicata su "Topipittori".

"Vero, verissimo: il seme posto a germinare è stato l’inizio della vita sedentaria, della pianificazione, della conservazione delle eccedenze, dell’urbanizzazione, dei mestieri, dell’industria e del commercio, del concetto di proprietà, delle classi sociali, della religione, della violenza organizzata. Di quello che chiamiamo civiltà. Nel bene e nel male il seme è all’origine di tutto ciò. Un’unica cosa da precisare: sono state le donne a gettare il primo seme, l’agricoltura nacque dalle donne, mentre gli uomini da cacciatori nomadi diventarono allevatori sedentari di bestiame.

Sono felice di aver scritto i testi di In un seme. Manuale per piccoli collezionisti di meraviglie. Come ricercatrice nel campo dei semi di specie spontanee avevo redatto rapporti tecnici destinati a studiosi, a specialisti di semi, a vivaisti; ovvero a soggetti adulti e addetti ai lavori. Mai prima d'ora mi era capitato di scrivere per i più piccoli, impegno rivelatosi più complesso di quanto immaginavo (diciamolo!). A trovare il linguaggio adatto mi ha aiutato l’esperienza di Gioia Marchegiani, magnifica illustratrice, efficace partner e figura complementare su tutti gli aspetti della costruzione del libro. Anche gli editori hanno limato, aggiustato, migliorato e, infine, ottimizzato il tutto, e di ciò sono molto grata.

Era chiaro, sin da quando ero piccola, che mi piacesse disegnare e colorare, ma a casa mia non era possibile alcuna spesa destinata a velleità artistiche: erano concessi soltanto percorsi finalizzati all’utilità con risultati concreti e immediati. Eppure il desiderio di usare mani e colori in me non si è addormentato, anzi, è rimasto sempre latente, come accade a ciò che dorme nei semi, e si è manifestato in lavori da autodidatta. Finalmente, il salto di qualità è stato l’approdo al gruppo coordinato da Gioia Marchegiani che nella sede del Parco dell’Appia Antica, a Roma, conduce corsi di acquerello en plein air. La prima cosa che mi ha chiesto Gioia è stata quella di rinnovare (anzi, di buttare) i miei pennelli e acquerelli perché non erano gli strumenti più adatti, e aveva ragione. In seguito l’interesse reciproco per le rispettive attività ha portato a scambi, conversazioni, osservazioni, telefonate che iniziavano con un «Senti un po’...» a cui seguivano mille domande e considerazioni. In natura questo fenomeno si chiama mutualismo: scambio reciproco fra specie diverse di azioni e reazioni. Qualcosa che somiglia molto a ciò che noi chiamiamo amicizia. Questo lavorìo del tutto casuale ha fatto da substrato al germogliare di In un seme. Sono un’agronoma, ma non si può dire che abbia scelto la Facoltà di Agraria per vera vocazione. La passione, però, nacque subito dopo studiando col severo professore Agustín Vildoza della Facoltà di Agraria di Rosario (Argentina). Lui mi ha fatto amare l’impresa di Nikolaj Vavilov, l’agronomo sovietico che nel secolo scorso, tra gli anni Venti e Quaranta, a Leningrado, organizzò la prima banca del seme al mondo, tuttora attiva, perché aveva capito che la diversità era il motore della vita e la base del miglioramento genetico. La Russia dell’epoca usciva da una sorte di Medioevo e doveva essere sfamata, perciò il genio di Vavilov, un ricercatore dall’irresistibile carisma, formò un pool di studiosi esperti nella conservazione di quei semi che sarebbero serviti alla creazione di nuove varietà. Orgogliosi del loro lavoro, questi tecnici hanno impedito che la collezione di semi (in gran parte commestibili) fosse intaccata durante il terribile assedio nazista a Leningrado. Durante il blocco tedesco molti operatori morirono per denutrizione, ma la banca del seme rimase inviolata. Su questo fatto storico, che mi commuove per il suo significato potentissimo, sono stati scritti diversi romanzi non molto noti in Italia. Vavilov era uno spirito libero che in tempi di teorie di supremazia razziale se ne andava tranquillamente per congressi in Europa, affermando che non ci sono razze, che nessuna etnia è superiore all’altra perché tutti i gruppi umani sono stati ugualmente capaci di sviluppare l’agricoltura senza scambi culturali (i Maya vivevano della coltura del mais, ma niente sapevano delle altre civiltà). Mi piacerebbe molto che un giorno questa storia di lungimiranza, di uso pacifico della scienza e di grande senso del dovere possa essere raccontata anche ai più giovani. Meriterebbe senz’altro un film (da notare che Luca Zingaretti somiglia molto a Nikolaj Vavilov e potrebbe impersonarlo, perché no?). Purtroppo la sua vita finì tragicamente: venne imprigionato e lasciato morire nel 1943 per una miscela velenosa di invidie scientifiche personali e assurde questioni politiche. Ma questo sacrificio non fa che rendere la sua figura ancora più grande. Profonda ammirazione ho avuto anche per l’agronomo italiano Nazareno Strampelli (1886-1942) che con il suo lavoro intelligente e disinteressato quasi raddoppiò la produzione di grano dell’Italia che, come la Russia di Vavilov, doveva essere sfamata. A mo’ di bandiera mi sono scelta questi due campioni, veri e propri giganti, che con i semi ci sapevano davvero fare. «Se devi scegliere un modello da imitare, che sia strepitoso» ha detto Woody Allen.

Subito dopo la laurea in Argentina, grazie a una borsa di studio sono venuta a studiare in Italia negli istituti di ricerca dell’Ente Nazionale Cellulosa e Carta da cui, poi, fui assunta per lavorare al Centro di Sperimentazione di Roma. In questa sede, fondamentale per la mia pratica e formazione, ho iniziato a studiare la fisiologia dei semi delle specie forestali spontanee (quasi tutte sono spontanee, pochissime quelle coltivate). In diversi paesi del mondo ho potuto frequentare istituti di ricerca che conducevano studi specifici; ho fatto stage e ho visitato molti vivai forestali, dagli immensi vivai canadesi e svedesi a quelli ben più modesti del Pakistan e della Malesia.

Tutto ciò per fare fronte a una situazione che si era venuta a creare in Italia: per un lungo periodo, e fino alla metà degli anni settanta, il rimboschimento, che troppo spesso impiegava conifere non autoctone, ha costituito il principale intervento attivo della politica forestale italiana, era finalizzato alla tutela e al riassetto idrogeologico del territorio, ma anche frequentemente a fini produttivi. L’istituzione delle Regioni a statuto ordinario (1970) prevedeva che le competenze in materia forestale in generale e di rimboschimenti in particolare fossero regionali. Questa novità istituzionale creò uno stallo in campo forestale, dovuto alle riorganizzazioni regionali. Ebbe anche l’effetto di far emergere la consapevolezza della necessità di eseguire i rimboschimenti, produttivi o protettivi che fossero, tenendo conto delle tante specie di alberi e arbusti autoctoni (la biodiversità!) che formano i boschi italiani. Oltretutto, si prese atto che queste specie nostre sono in grande maggioranza latifoglie e non conifere. In tale contesto si è inserito il mio lavoro e quello di tanti altri ricercatori, perché la fisiologia dei semi delle nostre latifoglie è spesso molto (ma molto) complessa. Mentre le specie di conifere impiegate nei rimboschimenti del passato erano facili da produrre in vivaio in quanto bastava seminare al momento giusto, i semi delle latifoglie mostrano spesso dormienze* primarie più o meno profonde che hanno bisogno di trattamenti per rimuovere le inibizioni e per consentire una germinazione abbastanza simultanea, in modo tale da facilitare la gestione in vivaio.

*La dormienza è lo stato fisiologico in cui si trova un seme che, pur in condizioni favorevoli alla germinazione, è incapace di germinare.

È chiaro che per arrivare alla produzione di un semenzale c’è bisogno di conoscere, al meno in parte, l’universo che lo circonda: l’impollinazione, la dispersione naturale del seme, la modalità della sua raccolta a fini produttivi, la conservazione del seme (non sempre possibile per lunghi periodi), i trattamenti che precedono la semina, la possibilità di conservare il seme di cui sono già stati rimossi gli inibitori della germinazione, la germinazione stessa. Una serie di problemi difficili che abbiamo affrontato, non sempre con successo, per ognuna delle tante nostre specie caratterizzate da esigenze assai diverse. Diversità che parla chiaro sulle formidabili strategie di sopravvivenza che la natura ha sviluppato in milioni di anni, e che abbiamo la responsabilità di conoscere e di considerare con rispetto e ammirazione.

Ecco, questi sono gli elementi, l’esperienza e gli studi su cui poggia In un seme. Mano nella mano con i semi (fil rouge del libro), volevamo raccontare il valore della diversità in modo semplice, ma senza perdere in precisione. In questi tempi minacciosi di riscaldamento globale abbiamo voluto comunicare che nella diversità si trovano le risorse per adattarci ai cambiamenti e consentire la naturale evoluzione della vita. Nella diversità, se guardata con attenzione, si trovano soluzioni pronte a problemi quotidiani.

Attraverso la scienza vorremmo creare coscienza".



Tratto da https://www.topipittori.it/it/topipittori/il-valore-della-diversit%C3%A0

https://www.topipittori.it/it/catalogo/un-seme

Una bella foto di Beti Piotto al Giardino della Memoria di Lucoli


mercoledì 22 settembre 2021

L'Abruzzo non potrà mai dimenticare l'impegno dei Vigili del Fuoco. A Lucoli ha lavorato nel 2009 Paolo Muneretto, veneto, che ama tornare in questo territorio.

Trema la terra in Abruzzo

Notizia del 06 aprile 2009

6 aprile, ore 3.32: la terra trema. Viene registrata una scossa di 5,8 gradi della scala Richter con epicentro a pochi chilometri dal centro del L'Aquila e a circa 5 km di profondità. Il sisma viene avvertito in tutto il centro-sud, dalla Romagna a Napoli.

Oltre L'Aquila, i paesi più colpiti sono Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant'Angelo, Fossa, Ocre, San Demetrio Ne' Vestini e i centri dell'Altopiano delle Rocche. Drammatica è la situazione nel capoluogo e in alcune delle sue frazioni come Onna, rasa quasi completamente al suolo, e Paganica, dove le persone rimaste sotto le macerie si contano a decine.

I comandi dei VVF durante il sisma del 2009

Questa notizia è riportata nell'archivio dei Vigili del Fuoco.

A Lucoli lavorarono i Vigili del Fuoco di Venezia tra questi Paolo Muneretto, il secondo nella foto seguente, partendo da sinistra.


Muneretto ha partecipato alla progettazione e realizzazione del monumento della Casa dello Studente dell'Aquila ed ha lavorato al Comando di Pizzoli per circa due mesi.
L'Abruzzo non potrà mai dimenticare l'impegno dei Vigili del fuoco nelle emergenze quotidiane e ancor di più nel dramma del terremoto del 6 aprile 2009. Uomini impagabili, dal cuore immenso, instancabili. Quella del terremoto è stata un'esperienza umana indimenticabile per tutti.
Sono trascorsi dodici anni e Paolo Muneretto è tornato per ben due volte a Lucoli e con la sua famiglia ha adottato un albero del Giardino della Memoria del Sisma.
.
E quest'anno Paolo è anche riuscito a cogliere le prime mele: nella  foto seguente è ritratto durante la visita del luglio u.s.

Paolo ed Annamaria Muneretto


Paolo ed Annamaria Muneretto con il Sindaco Valter Chiappini

Siamo contenti di questo profondo legame personale che si è instaurato con Lucoli. 

Stimiamo il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e non può che farci piacere anche l'istituzione all'Aquila di una struttura deputata alla formazione dei Vigili del Fuoco. 

La nascita della scuola di formazione dei Vigili del Fuoco non è il frutto di una casualità e vede nel capoluogo d’Abruzzo, con la sua storia e le competenza acquisite negli anni della ricostruzione, un centro nevralgico per la gestione delle emergenze a servizio delle aree interne ed appenniniche dell'intero Paese. I futuri Vigili del Fuoco saranno ospitati nelle strutture del progetto Case, nato per dare una risposta abitativa agli sfollati dopo il sisma 2009 e che sarà quindi valorizzato e riconvertito. Tutto torna e questa volta si è riusciti a tradurre in opportunità ciò che è derivato da un evento tragico e luttuoso come una calamità naturale.

venerdì 9 luglio 2021

LA GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA' 8 LUGLIO 2021

In occasione della giornata nazionale della biodiversità, che ricorreva giovedì 8 luglio, all'Aquila, nella sala Ipogea del Consiglio regionale, si è tenuto un evento dedicato alla biodiversità animale e vegetale di interesse agrario e alimentare. L'incontro è stato organizzato dalla Facoltà di Bioscienze dell’Università di Teramo in collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Abruzzo.
NoiXLucoli ha partecipato interessata alle attività a sostegno della biodiversità vegetale.
Molti gli interessanti interventi, particolarmente apprezzato l'impegno della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie alimentari e ambientali per la biodiversità animale e vegetale illustrato dal Prof. Enrico Dainese, preside della Facoltà di bioscienze dell'Università degli Studi di Teramo.


Nel ricordare l'attività svolta dal Servizio, il Dott. Carlo Maggitti Dirigente del Servizio Promozione delle Filiere e Biodiversità della Regione Abruzzo, ha ricordato la presenza nell'anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della Regione (Legge N. 194/2015 - DGR 1050/2018) delle tre cultivar allevate nel Giardino della Memoria di Lucoli.
Nella foto il Dott. Agostino Sacchetti Responsabile Ufficio Biodiversità

Nella foto Luciano Quartaroli ed Enzo Sebastiani


venerdì 2 luglio 2021

I DIECI ANNI DEGLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA FOTOGRAFATI DAL DRONE

Per celebrare i dieci anni del Giardino della Memoria il fotografo Ercole Maurizio Manieri ci ha fatto dono di queste bellissime foto dell'area attorno all'Abbazia di San Giovanni Battista.

Ringraziamo di cuore questo nuovo amico solidale con noi volontari.





martedì 8 giugno 2021

In cerca di San Franco, uno degli esempi “più riusciti” dell’essere umano.


Il 5 Giugno 2021 è stata la festa di San Franco di Assergi e NoiXLucoli ha proseguito il suo cammino verso la conoscenza di questo monaco che fu tanto vicino a Lucoli.
Nacque a Roio (L'Aquila) tra il 1154 e il 1159, San Franco entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista a Lucoli, nel quale rimase venti anni. Poi si diede alla vita eremitica, cibandosi di quello che la terra offriva nei boschi presso Lucoli. In seguito cominciò a errare sulla catena centrale dell'Appennino abruzzese. Infine, visse sui monti di Assergi. Nel luogo in cui avrebbe miracolosamente fatto scaturire acqua da una roccia esiste ancora una fonte detta "l'acqua di san Franco", che i devoti bevono.
Come si avvicina un'Associazione del territorio, contemporanea e laica, alla riscoperta di queste radici storiche e spirituali di Lucoli?
Senz'altro è stato l'amore per l'Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, la principale motivazione volendo i nostri soci valorizzarne la storia e i significati che la rendono ancora oggi testimone ed esempio cristiano di una Comunità.
Insieme all'associazione “Assergi: cultura, memoria e montagna” nata di recente, ottobre 2019, proprio in occasione dell’evento Ottocentenario di San Franco, abbiamo imparato tanto sulla memoria di questo Santo che costituisce una delle più antiche tradizioni del paese di Assergi, mentre a Lucoli è pressoché sconosciuto.
Da laici ci siamo confrontati con il concetto di santità: e abbiamo scelto quello che presenta un modello, di bellezza di una creatura umana; ci sono piaciute le testimonianze esemplari al messaggio evangelico tramandate sulla figura di San Franco, collegate al rispetto del Creato, della natura e fatte della quotidianità dei piccoli gesti, realizzati a rischio della vita e senza mai far conto dei particolari interessi personali.
San Franco che chiese alla vita un senso. La storia della sua vita evidenzia questa richiesta di senso che fu anche, una larvata protesta nei confronti di una certa ipocrisia di una società che già mostrava i segni dell’opulenza, a cui Franco oppose la scelta della radicalità cristiana, un atteggiamento analogo a quello che sarà di Francesco d’Assisi, sia pure declinato in forme diverse.
Con gli amici di Assergi i nostri soci hanno partecipato ad un percorso di studio e di approfondimento territoriale: volendo recuperare la memoria, il passato e, attraverso di esso, ricostruire una linea storico identitaria anche di Lucoli.
In questo percorso anche i nostri soci hanno cercato le tracce del Santo nelle montagne di Lucoli, immaginandolo alla ricerca di frutti di bosco, mentre esercitava l’apostolato occasionale. Quante liti tra pastori avrà sedato; quante dispute tra piccoli proprietari, magari per problemi di confini, avrà composto; quanti consigli a vecchi e giovani avrà dispensato; quante ferite dell’anima avrà curato; e quanta paziente direzione spirituale avrà esercitato anche tra i suoi stessi confratelli nell'Abbazia di San Giovanni. Abbiamo amato di questo Santo il suo rapportarsi alla natura stessa come ad un miracolo permanente (per chi la voglia vedere con gli occhi della fede): il grano che cresce, l’acqua che scorre, gli alberi che danno frutti, forse anche quelli del Giardino della Memoria in cui crediamo tanto.
Il 5 Giugno u.s. durante la messa Padre Carmine nella sua omelia ha richiamato sinteticamente la storia dell’Eremita del Gran Sasso: "Siamo qui per onorare Dio, ringraziare Dio, di averci dato San Franco. Voi sapete bene che questo Santo, che ha finito la sua vita sul Gran Sasso, ha avuto la sua origine a Roio, Il fatto è che lo volevano piegare al mestiere di famiglia, pascolare le pecore, ma lui che cosa fa? Se ne scappa. Avvertiva una chiamata di Dio e questa chiamata lo porta al monastero di San Giovanni di Lucoli. Quando qui muore l’Abate, viene nominato successore, ma rifiuta. Amava la libertà, amava la vita ritirata. Significa che voleva stare da solo e lontano da tutti? No, era per potersi riempire di Dio".
Siamo contenti di questa attività di ricerca, durata più di un anno, che ci ha arricchiti tutti in conoscenza e consapevolezza. Abbiamo partecipato a questo percorso seguendo le nostre finalità statutarie e collegando il nostro sentire alla natura ed alla biodiversità: due alberi in più uno a Lucoli e un altro ad Assergi ricordano la vita di San Franco ed i suoi miracoli.







Abbiamo donato agli amici di Assergi una quercia che è stata piantata presso la Porta del Colle ove si è svolta una semplicissima cerimonia: il parroco Don Manuel Cepeda ha proceduto alla scopertura di una bellissima scultura a ricordo; ha pregato e benedetto la pietra-dedica e la piccola pianta di quercia da noi donata.
La scultura è stata realizzata su una pietra grezza locale fornita da Paolo Acitelli e lavorata dallo scultore aquilano, originario di Tornimparte, Marino Di Prospero.
Tra il pubblico i rappresentanti dei paesi aquilani e teramani che onorano S. Franco, in particolare Roio, Arischia Ortolano e i nostri soci.
Ringraziamo l'Associazione "Assergi: cultura, memoria e montagna" per averci consentito di realizzare questo percorso.
Ivana Fiordigigli, Presidente dell'Associazione di Assergi con i nostri soci.


venerdì 28 maggio 2021

NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELL’INAUGURAZIONE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI ABBIAMO PIANTATO UN ALBERO DI ULIVO DELLE COLLINE DI GERUSALEMME

L'ulivo delle colline di Gerusalemme e la targa ricordo donateci dal KKL Italia Onlus

Piantare un albero è un gesto che significa speranza. Un segno che simboleggia la vita, che è ipoteca su un domani buono, che è fiducia nel prossimo.

Piantare un albero è un ideale collante tra le generazioni e insieme staffetta nell’impegno di rendere migliore il mondo che siamo chiamati ad abitare. E’ custodire. Un’abitudine antica, una consuetudine diffusa e agita tra i nostri amici israeliani del Keren Kayemeth LeIsrael Italia Onlus, Associazione partner di NoiXLucoli nella realizzazione del progetto Giardino della Memoria.

Naveh Arieli Direttore Generale del Keren Kayemeth LeIsrael Italia Onlus

Pierluigi Biondi Sindaco di L'Aquila

Valter Chiappini Sindaco di Lucoli

Luciano Quartaroli Presidente di NoiXLucoli Onlus

Quartaroli - Chiappini - Biondi - Santangelo - Arieli

Ci hanno donato un ulivo delle colline di Gerusalemme, quindi di provenienza medio orientale, resistente al clima freddo di Lucoli, che geneticamente discende dagli ulivi dei Getsemani.
Un piccolo nuovo albero arrivato nel Giardino della Memoria che sarà una finestra aperta sul futuro, anch’esso essenziale per la tutela della biodiversità e NoiXLucoli ne sarà custode come per gli altri alberi da frutto in pericolo di erosione genetica.
Il 26 maggio il Giardino della Memoria è stato come una piccola 'casa comune' per tutti gli ospiti convenuti e per noi soci, come sempre un costante riferimento ad un concetto di ecologia integrale e di memoria di una comunità, di bene condiviso, la cui realizzazione, ci ha impegnati in scelte solidali e volontarie. Scelte che sono state, crediamo sinceramente, riconosciute da tutti i convenuti, soprattutto dal Sindaco Biondi chiamato in causa per il ricordo delle tante vittime della Città di l’Aquila e che visitava per la prima volta questo luogo.

Il vivaista Enzo Sebastiani illustra alcune cultivar del Giardino

La lettura dei 309 nomi delle vittime del sisma del 2009

Piantare un albero, allora, come si è fatto tutti insieme, è diventato molto più che un simbolo di speranza. Il piccolo ulivo sarà vita vera da salvaguardare e far crescere, sarà credito di prosperità per i giovani, sarà scuola di bellezza da condividere.

Per il suo decimo anniversario il Giardino della Memoria si era vestito con i colori della primavera, gli alberi erano pieni di piccoli frutti e hanno dato spettacolo a chi li osservava come parte di un mondo che ha confini enormemente più grandi delle tante chiusure umane.

Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo fatto crescere e manteniamo tutti insieme da dieci anni.

La testimonianza del Sindaco P. Biondi

Tesori di Lucoli. Un particolare ligneo dell'organo dell'Abbazia di San Giovanni Battista riprodotto su maiolica e donato al Sindaco Biondi

Il Giardino della Memoria è agricoltore custode del "Melo limoncella" un esemplare di questa pianta è stata donata al Dott. Roberto Santangelo

"Melo limoncella" un esemplare è stato donato al Dott. Salvatore Santangelo

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato a questo semplice momento di ricordo, tra questi e non solo: Naveh Arieli (Direttore Generale del Keren Kayemeth LeIsrael Italia Onlus), Roberto Santangelo (VicePresidente Vicario del Consiglio Regionale), Pierluigi Biondi (Sindaco di L’Aquila), Valter Chiappini (Sindaco di Lucoli), Salvatore Santangelo (Giornalista professionista e docente universitario), Don Amedeo Passarello (Abate dell’Abbazia di San Giovanni Battista), Enzo Sebastiani (vivaista che cura i frutti antichi del Giardino della Memoria), i Carabinieri della Stazione di Lucoli.

Ringraziamo, in ultimo, ma non per importanza, il Presidente della Regione Abruzzo M. Marsilio per il messaggio di riconoscimento recapitatoci in l’occasione del decennale del Giardino della Memoria di Lucoli.