venerdì 11 maggio 2018

DONATECI IL VOSTRO 5X1000 NON COSTA NULLA!


Le associazioni Onlus vivono con le quote sociali, con sostegni pubblici (non sono stati per noi), per  le attività a pagamento (abbiamo sempre donato e mai fatto pagare nulla) e con le DONAZIONI  DEL 5X1000.
La nostra attività di volontari è sostanzialmente spesa verso il Giardino della Memoria del Sisma ed il Parco della Rimembranza di Lucoli e poi verso la divulgazione dei principi della biodiversità e della salvaguardia della natura. Abbiamo realizzato diversi progetti didattici con i bambini di Lucoli.
Le immagini degli alberi del Giardino della Memoria dovrebbero trasferire ai nostri lettori la motivazione che ci anima nel custodire questo bene del territorio aperto a tutti e che coltiviamo da otto anni.




Per donare il 5X1000 all'Associazione NoiXLucoli Onlus indicare il seguente Codice Fiscale: 93047640664

Vi ringraziamo

martedì 8 maggio 2018

JoAnn Ugolini HAS A TREE IN OUR MEMORY GARDEN

La pittrice JoAnn Ugolini è stata molte volte a Lucoli le sue origini sono dell'Abruzzo e più precisamente di Nerito.
JoAnn e Don suo marito hanno lavorato con noi al Giardino della Memoria per le tradizionali manutenzioni essendo ecologisti convinti ed hanno adottato un albero: un Melo Imperatore.
Il 12 Maggio JoAnn realizzerà una importante mostra a New York abbiamo pensato di far conoscere il suo valore anche a Lucoli, riportandovi la sua biografia artistica.
JoAnn Ugolini’s paintings and collages are a lifelong meditation on the relationship between gesture and meaning, simultaneously affirming and undoing. Focus is on both the breakup and building of layers, interrupted and interspersed, reflecting the contradictions and ambiguities of everyday life.
Collages are constructed from fragments of paintings or Roman posters pulled from contemporary Roman walls. Fragments are pasted one over another, building strata of time and language, interrupted messages, suggestions of images, and spontaneous fields of color.
Over the years, these collages have become denser, the torn pieces smaller, and the surfaces entirely rebuilt. The latest work from this series, I never agreed to cooperate, is a 24 by 24 by 1.5-inch collage made up of thousands of tiny pieces of torn posters.
About a year ago, she began a graphic memoir, My Life as a White Person. “I am a white person in a country that puts black people’s lives at risk every day. My goal in this work is to reexamine and represent in my art my relationship with this critical aspect of our culture.”
In the spring of 2017, she stopped using posters as material and began making collages from torn pieces of her own paintings. Some of these paintings remained intact. From the same space as the memoir, the titles of these series appeared: my life as a white person, I never swam in the olympics, you can’t have everything you want, etc. Some of this work and excerpts from the memoir are presented in the current exhibit, My Life as a White Person, at Barbara Anderson Gallery in Berkeley.
As part of a collaborative Artist’s Book, S E C O N D Language, with poet, Kathleen Fraser, Ugolini produced a series of collages while working as a visiting artist in a shared studio at the American Academy in Rome. The original book is in the Special Collections at the Beinecke Library (Yale University).
Il Melo Imperatore adottato da JoAnn Ugolini e da suo marito Don Cushman


lunedì 30 aprile 2018

REALIZZATA LA SECONDA INIZIATIVA DIDATTICA SUL TEMA DELLA GERMINAZIONE DEI SEMI PRESSO LA SCUOLA PIETRO MARRELLI DI LUCOLI



Gli argomenti trattati dalla docente Beti Piotto sono stati i seguenti:
- non sempre i vegetali hanno avuto semi (e polline);
- che è significato per la storia evolutiva la comparsa dei semi;
- l'importanza dei semi per l'uomo (la maggior parte in peso di ciò che mangiamo derivano da semi);
- tutti i semi si conservano a lungo?
- per quale motivo alcuni semi non si conservano?
- che implicanza hanno i semi che non si conservano sulle politiche della conservazione della natura?
- nella flora italiana ci sono molte specie con semi che non si conservano? 
- come si fa a capire in modo pratico la qualità dei semi?
- che sono le dormienze?

L'attività di noiXLucoli Onlus è iniziata a novembre 2017 e si è conclusa il 27 aprile con una giornata di aula. Quello sulla germinazione è il secondo progetto realizzato per la Scuola di Lucoli.


Erano stati assegnati dei lavori preparatori:

- In autunno gli insegnanti ed i bambini hanno raccolto semi di quercia, li dovevano tagliare in lungo e dovevano annotare ciò che potevano osservare (colore, turgore, ecc);
- in autunno una ventina di semi dovevano essere messi a germinare in sabbia o terreno umido in ambiente protetto (nelle aule), doveva essere assicurata l'acqua;
- in autunno una ventina di semi dovevano essere posti in una scatola (senza alcun substrato) vicino al riscaldamento (portandoli ad asciugarsi).

Interessantissima la giornata di aula realizzata dalla Dott. Piotto sulla germinazione dei semi di quercia.
Gradita la partecipazione di alcune mamme, in aula utilizzati anche degli strumenti didattici di apprendimento interattivo.


mercoledì 18 aprile 2018

LA LUNGA MARCIA NELLE TERRE MUTATE

Sono trascorsi nove anni dal sisma dell’Aquila e sono ancora vive le immagini dei terremoti che nel 2016 e 2017 hanno colpito quattro regioni del Centro Italia. Per dare un contributo concreto alla rinascita delle aree maggiormente colpite, una rete di organizzazioni ed Enti promuovono la Lunga Marcia nelle Terre Mutate, un viaggio evento che partirà da Fabriano il 27 giugno per arrivare a L’Aquila l’8 luglio con l’obiettivo di promuovere il Cammino nelle Terre Mutate, un nuovo itinerario di turismo lento da percorrere a piedi e in bicicletta in tutte le stagioni dell’anno.
12 giorni di marcia, oltre 200 km di cammino per conoscere le storie, i protagonisti e i progetti di rinascita delle comunità locali che resistono e intendono ricostruirsi un proprio futuro. Una lunga sequenza di passi per promuovere un turismo sostenibile e contribuire al rilancio economico e sociale delle Terre Mutate, favorendo così una “ricucitura” dei territori nel lungo arco di tempo necessario alla ricostruzione.
L’itinerario si snoda attraverso dodici comuni delle regioni del Cuore d’Italia (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo) e percorre i sentieri escursionistici di due importanti Parchi Nazionali (Parco Nazionale dei Monti Sibillini e Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga).
La Lunga Marcia 2018, organizzata da Movimento Tellurico e APE Roma ha il patrocinio di FederTrek, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Touring Club Italia, Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università Tor Vergata di Roma, Comune di Fabriano, Comune di Matelica, Comune di Fiastra, Comune di Camerino e può contare anche sull‘adesione di numerose associazioni di carattere nazionale e locale.
L’evento aderisce e collabora con IT.A.CA’  migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile (10°edizione 2018), il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica.
Programma della Lunga Marcia 2018:
27 Giugno Fabriano (MC) – Matelica (MC)
28 Giugno Matelica (MC) – Camerino (MC)
29 Giugno Camerino (MC) – Fiastra (MC)
30 Giugno Fiastra (MC) – Ussita (MC)
1 Luglio Ussita (MC) – Campi di Norcia (PG)
2 Luglio Norcia (PG) – Castelluccio di Norcia (PG)
3 Luglio Castelluccio di Norcia (PG) – Arquata del Tronto (AP)
4 Luglio Arquata del Tronto (AP) – Accumoli (RI)
5 Luglio Accumoli (RI) – Amatrice (RI)
6 Luglio Amatrice (RI) – Campotosto (AQ)
7 Luglio Campotosto (AQ) – Collebrincioni (AQ)
8 Luglio Collebrincioni (AQ) – L’Aquila (AQ)
Le iscrizioni apriranno il 15 aprile 2018 e sono previsti un numero massimo di 60 partecipanti per ogni giornata di viaggio.
Per maggiori informazioni: http://www.movimentotellurico.it
Tel. 339 2287563 – info@movimentotellurico.it
Tante sono le organizzazioni che partecipano alla realizzazione e alla promozione del Cammino nelle Terre Mutate:
Organizzazioni di livello nazionale:
Abruzzo Lento, ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Brigate di Solidarietà Attiva, Cantiere TerreDonne, Ciclica, Cittadinanza Attiva, Centro Turistico Giovanile, Cooperaction, La Compagnia dei Cammini, CSEN, Garden Sharing, ITACà Festival del turismo responsabile, La Terra e l’Altalena, Legambiente, Lo Stato delle Cose, Mandala Organic Tour, Movimento Lento, Quattro Vacanze, RRTrek – Rifugio Roma, SloWays, Terre di Mezzo, Vivilitalia
Organizzazioni delle Terre Mutate:
Amici Cammino di San Benedetto, Archeoclub L’Aquila, Arquata Potest, Bibliobus L’Aquila, Associazione Capodacqua Viva, Associazione Monte Vettore, C.A.S.A – Cosa Accade Se Abitiamo (Ussita), Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, In Cammino per Camerino, IoNonCrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, Panta Rei L’Aquila, Pie Vettore (Pretare), Pro loco Campi di Norcia, Pro loco Campotosto, Pro loco Ussita 7.1, Sibillini Lab, Tenuta Scolastici, Terre in Moto Marche, Un Aiuto concreto per i Sibillini, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

lunedì 16 aprile 2018

MA LUCOLI SI TROVA NEL SUD? L'OSSERVATORIO DEL SUD

Un Osservatorio del Sud

Documento finale approvato dall’Assemblea di intellettuali, operatori e uomini di cultura sul Sud oggi e sulle sue prospettive [1^ bozza  Lamezia Terme del 2 dicembre 2017] 
  1. Da troppo tempo il Mezzogiorno reale è senza voce e rappresentazione. Sulla stampa e nel discorso pubblico dominano narrazioni superficiali, stereotipate, sommarie, manipolate e più di recente addirittura “neoborboniche”. Nell’opinione pubblica prevale un’idea di Sud economicamente e civilmente arretrato, impermeabile alla contemporaneità capitalistica, pervaso da particolarismo, inefficienze, corruzione, criminalità. Il Sud come un’”altra” Italia, con meccanismi di regolazione politico-sociale dissonanti rispetto a quelli dominanti, come l’area che deprime le potenzialità di sviluppo e innovazione dell’intero paese. La “costruzione” caricaturale di un Sud altero e inguaribile offre un duplice alibi alle classi dirigenti del Nord: da un alto, attribuire interamente al Mezzogiorno la responsabilità degli affanni del Paese, che senza il Sud sarebbe più ricca e crescerebbe più velocemente, e, dall’altro, invocare sistematici tagli ai trasferimenti pubblici, correnti e in conto capitale, verso le regioni meridionali considerate congenitamente incapaci di farne un buon uso. 
  1. Le analisi basate su fatti, dati e osservazioni scientifiche mostrano tuttavia che i problemi e i bisogni del Mezzogiorno reale non siano dissimili da quelli del resto del Paese (deindustrializzazione, denatalità, disoccupazione giovanile, imprese sottodimensionate e familistiche, povertà e vulnerabilità sociale crescenti, bassa capacità burocratica, dissesto idrogeologico, evasione fiscale), anche se al Sud si presentano con maggiore intensità, diffusione e persistenza. Le indagini più accurate evidenziano pure che tra Mezzogiorno e Centro-Nord esistono dense complementarietà socio-economiche e ampie sfere di integrazione funzionale, che tendono a configurare una nazione ben più integrata di come viene rappresentata correntemente. Gli studiosi più avvertiti inoltre hanno dimostrato che l’accentuazione recente delle difficoltà del Sud è in larga parte il frutto di politiche economiche sbagliate, come quelle di austerità basate su drastici tagli di spesa pubblica, in particolare sanità, scuola e università, che hanno colpito in modo particolare l’area più debole del Paese, e della forte caduta degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno lungo l’intero decennio della grande crisi post-2007, che non solo ha inibito l’aumento del capitale pubblico meridionale ma non ha neppure consentito di compensare la sua obsolescenza. 
  1. Il Mezzogiorno non è un blocco di indistinta miseria, familismo, sottosviluppo, mafia. Da decenni è caratterizzato da una moderna stratificazione sociale, anche se in un quadro di persistente deficit di borghesia produttiva. Il Sud soffre innanzitutto per la ristrettezza storica della sua base produttiva, in particolare manifatturiera, che determina allo stesso tempo asfissia dei processi di sviluppo endogeni, disoccupazione strutturale e dipendenza dall’esterno. Ma il Sud soffre con pari intensità di una modesta dotazione di servizi pubblici di qualità, vale a dire di ciò che lo Stato dovrebbe garantire con criteri omogenei e paritari. Tutto nel Mezzogiorno, per risorse e per standard, è di qualità inferiore rispetto al resto del Paese: la sanità, la scuola, gli asili nido, l’università, i trasporti, l’assistenza agli anziani, i servizi idrici. Il Sud mostra come le politiche neoliberistiche creano non solo disuguaglianze economiche tra le classi, ma anche tra i territori, nella  qualità del welfare locale, nei diritti di cittadinanza fondamentali.  
  1. Il Sud non è solo arretratezza economica e civile, immobilismo e declino. Nei suoi territori sono attivi imprenditori dinamici, imprese ad alta tecnologia, università, scuole, istituti di ricerca, centri culturali e artistici di prim’ordine, presìdi ospedalieri e istituti di cura qualificati, una gioventù studiosa che aspira a essere valorizzata e a operare utilmente per il proprio Paese. Si tratta spesso però di “eccellenze” isolate, di punti vitali che riescono ad affermarsi nonostante le esternalità negative ma che non hanno la forza di contaminare e trasformare il contesto. Al Mezzogiorno odierno non servono dunque gli “interventi straordinari” del passato, perché non è più una società “straordinaria”, e neppure cieca fiducia nei meccanismi di mercato, perché il liberismo ha accentuato le disuguaglianze e le debolezze anziché attenuarle e risolverle. Al Mezzogiorno servono le stesse politiche e gli stessi interventi che servono all’Italia.  
  1. Il Sud ha bisogno di una strategia e di progetto politico e sociale, nazionale e locale, che valorizzi i soggetti all’interno dei singoli luoghi, con investimenti pubblici non assistenziali; ha bisogno di politiche per legare e federare le esperienze eccellenti, per dare massa critica agli innovatori, per incoraggiare la valorizzazione delle risorse locali e contrastare gli adattamenti regressivi, per interconnettere imprese, persone e comunità del Sud con imprese, persone e comunità di altri luoghi italiani e non.  
  1. Il Sud, in virtù del clima, della biodiversità agricola, della ricchezza impareggiabile della tradizione alimentare, può rilanciare le sue economie valorizzando il proprio territorio, le sue culture, le sue comunità e il proprio paesaggio in maniera originale. Nel Sud ci sono occasioni formidabili di lavoro per le sue popolazioni nei campi della rigenerazione urbana, della cura e manutenzione del territorio, dei servizi avanzati della ricerca applicata, dell’arte, del turismo, della manifattura artigianale e industriale dei suoi beni agricoli e non solo, un potenziale di risorse enorme che può essere valorizzato a vantaggio dell’intero Paese. Senza trascurare che migliorare la sua attrattività civile ed estetica richiama economie, lavori e investimenti utili per il Mezzogiorno e per l’Italia, alimenta aspettative positive.  
  1. Il Sud non ha bisogno di un nuovo partito ma piuttosto di partiti profondamente rinnovati nei contenuti programmatici e nelle forme di funzionamento, nella cultura politica e nella capacità di radicamento nei contesti territoriali, del Sud e del Nord. Il Sud ha piuttosto bisogno di una nuova visione e di un nuovo linguaggio. Ha bisogno di un radicale ripensamento della crescita economica fine a sé stessa, della concorrenza come gara distruttrice nel lavoro e nella produzione, rammendando che lo sviluppo economico deve oggi tener conto dei limiti ambientali del pianeta. È tempo di dare spazio a nuove parole, che guardino alla qualità dei beni e della vita: ai termini benessere e felicità collettiva, all’economia dei luoghi e della conoscenza, alla cooperazione, alla condivisione, al tempo liberato, alla creatività, alla cura del territorio e della natura come beni comuni e nostra casa. Siamo immersi in società opulente e che solo l’abissale iniquità con cui è distribuita la ricchezza ci costringe a vivere come se fossimo agli esordi della prima rivoluzione industriale.  
  1. Il primo compito degli intellettuali è contribuire alla costruzione di un’immagine non stereotipata della società e delle condizioni di vita nel Sud d’oggi; raccontare e analizzare ciò che si muove e cambia e ciò che frena il cambiamento; i percettori di rendite che alimentano intenzionalmente l’immobilismo e i ceti che innovano produzioni, servizi, istituzioni; chi beneficia dell’arretratezza e chi la combatte; il Mezzogiorno buono da quello cattivo. Compito degli intellettuali è anche quello di proporre scenari e indicazioni di prospettiva sostenibili per il Sud, rispondenti ai bisogni reali delle comunità locali, favorendo la loro diffusione nella vita pubblica in modo da influenzare e condizionare positivamente i decisori politici e non. Oggi che i partiti non sono più “intellettuali collettivi” in grado di produrre progettualità sociale e visione di lunga lena, è più che mai urgente attrezzare “forze terze” in grado di farsi ascoltare, di incidere nel dibattito pubblico e nelle dinamiche politiche, di influenzare le scelte di governo.  
  1. Per iniziare questo nuovo e lungo cammino, l’Assemblea avanza l’idea di dare vita ad un Osservatorio del Sud, uno strumento “leggero” ma stabile, rivolto a rappresentare, in termini analitici e culturali, le ragioni del Sud, ma senza mai perdere di vista quelle dell’intero Paese. In particolare, si propone la costituzione di un Osservatorio sotto la forma di un sito on line finalizzato a sollecitare e raccogliere contributi di analisi e di proposte sul Sud d’oggi, nonché a segnalare eventi, opportunità, iniziative, lotte, esperienze e pratiche politiche e culturali innovative che si realizzano nelle regioni meridionali. L’Osservatorio dovrebbe aspirare a rompere il lungo silenzio sul Sud da parte di forze politiche e sociali dando “voce” a chi studia e analizza con rigore i problemi del Mezzogiorno; ai gruppi che al suo interno combattano battaglie quotidiane per affermare diritti civili negati, per contrastare criminalità, clientelismo, rendite e status quo; a chi pratica e alimenta innovazione sociale e istituzionale; a chi si dedica con gratuità alla cura delle persone e della natura; a chi non ha perduto il gusto della denuncia informata di disuguaglianze inaccettabili, sprechi, brutture, soprusi, inefficienze pubbliche e private; a chi continua a credere nell’azione collettiva e nel conflitto come fattori determinanti del cambiamento e della trasformazione degli assetti sociali dominanti; a chi non ha perduto la speranza che un mondo migliore sia possibile e perseguibile.
Ci è sembrato interessante questo documento l'"Osservatorio del Sud" è stato lanciato dallo storico Pietro Bevilacqua, che afferma: "Serve un comitato scientifico che metta i puntini sulle i e rompa gli stereotipi sul Mezzogiorno". “Senza il Sud l’Italia crescerebbe molto più velocemente, questo ci dice la stampa. Il Sud è il luogo della malattia, ci sono le eccellenze, ma sono vacche bianche che non si vedono nel buio”. L’arretratezza di cui il Sud è vittima dipende dalla sua classe dirigente, una convenienza dunque al suo sottosviluppo. “Un bambino che nasce al Sud è destinato a campare cinque anni in meno del Nord, al Mezzogiorno serve ciò che serve al paese, non è speciale il Sud”. 
Abbiamo voluto pubblicarlo perchè ci sono degli spunti interessanti e proprio nel momento in cui a Lucoli ci saranno a breve le elezioni: occorre guardare alle politiche prima ancora che alla politica, poiché sono le politiche che hanno a che fare con la gente. 

mercoledì 4 aprile 2018

E SIAMO GIUNTI ANCHE AL NONO ANNIVERSARIO DEL SISMA

Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.


Jose Saramago


Belle le parole dello scrittore Saramago che saranno prese come "icona" in questo nono anniversario. 
Uno scrittore controverso del quale ci piace l'ultimo lavoro "Cecità", del 1995, il racconto di una epidemia che fa diventare ciechi tutti gli abitanti di una città, che è considerato il suo capolavoro e che apre la sua ultima tappa di scrittore. 

In questo scritto critica la società di massa, la globalizzazione, il consumo e lo stesso funzionamento del sistema democratico europeo. Scriveva: "Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".
Il nostro gruppo di soci, aveva tante idee da realizzare per il territorio all'indomani del terremoto, ma al "lavoro del pensare" non è potuto seguire molto "lavoro del fare"..... la vita cambia in nove anni, le motivazioni si evolvono e in alcuni casi si appannano.
Però i nostri soci non hanno rinunciato alla "responsabilità" della custodia della memoria, il Giardino di Lucoli è vivo e vegeto e i suoi alberi fruttificano nonostante tutto, potremmo dire a Saramago che curiamo uno "spazio" per la filosofia del ricordo.



Come di consueto il 5 aprile notte accenderemo le fiammelle del ricordo sotto i nomi delle vittime del terremoto del 2009 al Giardino della Memoria di Lucoli sono già in corso i preparativi: i fiori rinnovati come segno di speranza e le candele che accenderemo.





giovedì 29 marzo 2018

I NOSTRI SOCI AUGURANO A TUTTA LUCOLI LA BUONA PASQUA

Buona Pasqua!

«Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza».

(Franco Arminio)    

mercoledì 28 marzo 2018

Unesco, l'Italia candida la transumanza a patrimonio culturale dell'umanità


Avviato a Parigi l'iter per la valutazione sulla proposta partita dal ministero e dal Molise ed alla quale si sono unite Austria e Grecia. Dalle valli dell'Alto Adige al Tavoliere ed alla Sardegna, una ricchezza tenuta in piedi da 60 mila allevamenti che ora cerca riconoscimento internazionale per la sua tradizione che lega comunità e territorio
La Transumanza, antichissima pratica di allevamento preservata dalle comunità dei territori rurali, è candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell'umanità Unesco. La richiesta è stata presentata ufficialmente oggi a Parigi dall'Italia, Paese capofila della proposta insieme alla Grecia ed all'Austria. Il ministero delle Politiche agricole, che ha coordinato la redazione del dossier di candidatura, ha fatto sapere che è stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che porterà alla decisione da parte del Comitato di governo dell'Unesco nel novembre 2019. 
"Ci riempie di orgoglio questa candidatura - ha detto il vice ministro alle Politiche Agricole da oggi con le deleghe del settore, Andrea Olivero - in quanto è l'unica per quest'anno del settore agricolo e valorizza una pratica che rinnova il profondo legame tra uomo, prodotto e paesaggio". Soddisfatto della candidatura il primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, che ricorda il ruolo di capofila dell'Italia nella difesa di una ricchezza fondata su tradizioni, cultura, sapori e conoscenze, dopo i riconoscimenti della Dieta Mediterranea, dell'arte dei pizzaiuoli napoletani e la candidatura delle Colline del Prosecco. 
La Transumanza, pratica di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori in differenti zone climatiche lungo le vie semi-naturali dei tratturi, in Italia viene praticata ancora nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; e quindi da Amatrice, dove si svolgeva la grande festa dei pastori transumanti e Ceccano nel Lazio, da Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Al Sud le greggi si spostano in orizzontale. Ma pastori transumanti sono ancora in attività anche nell'area alpina, in particolare in Lombardia e nella Val Senales in Alto Adige dove lo spostamento avviene in verticale, col cambio di quota dell'alpeggio, a differenza di quanto avviene in genere nel Mezzogiorno. 
La Coldiretti  definisce la candidatura "un passo importante che va accompagnato da un impegno concreto per salvare i pastori in Italia, un Paese dove ci sono 60 mila allevamenti spesso concentrati nelle aree più marginali del Paese, per un patrimonio 7,2 milioni pecore". Soddisfazione è stata espressa anche dal Centro di ricerca Biocult dell'Università del Molise che ha appena presentato una pubblicazione sulle potenzialità socioculturali ed economiche della transumanza nell'Appennino, parlando di "valorizzazione e rivitalizzazione degli spazi dedicati, così come delle pratiche e dei prodotti che ne derivano". 
L'iconografia classica della transumanza rimanda generalmente all'Abruzzo, regione di tratturi ed alle immagini immortalate da Gabriele D'Annunzio nei suoi versi. Sul piano economico, però, nel presente i numeri dicono che il 40% del patrimonio ovino italiano è rappresentato dalla Sardegna, con circa 12 mila piccole aziende che danno lavoro a circa 25 mila persone e un comparto che vanta 3 formaggi Dop, e l'Igp dell'agnello. 
"Questa candidatura è un passo importante che va nella direzione del riconoscimento di un patrimonio culturale, sociale e ambientale - afferma il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu -. Un patrimonio internazionale che vede tra i protagonisti proprio la Sardegna dove si alleva circa il 40% delle 7,2 milioni di pecore italiane". Un settore quello della pastorizia che gode già del riconoscimento per il Pastoralismo, nato su iniziativa della Provincia di Nuoro. Non solo. La Sardegna è anche la prima regione del Mediterraneo in cui si pratica l'allevamento degli animali al pascolo (il 70% della superficie isolana). Le pecore si nutrono per l'80% dalle essenze foraggere spontanee o coltivate e questo rende inscindibile il legame dell'elevata qualità dei prodotti caseari e delle carni dalle forme paesaggistiche in cui sono ottenuti. "La transumanza è storia, tradizione, cultura, ambiente - rimarca il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba -, per questo sosteniamo con convinzione questa candidatura e rivolgiamo un appello anche ai cittadini affinché sostengano il comparto non solo pastorale ma agricolo con l'acquisto di prodotti locali". 
Il progetto di candidatura della Transumanza è iniziato nel 2015 per iniziativa di un gruppo di azione locale del Molise che ha riunito tutti i pastori transumanti locali, cui si sono aggiunti colleghi campani, laziali, pugliesi e abruzzesi. Nel 2017 il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha iscritto nel Registro nazionale della pratiche agricole storiche e delle conoscenze tradizionali la pratica della Transumanza e dopo l'avvio della pratica si sono aggiunte all'iniziativa l'Austria e quindi la Grecia. 
La Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco conta ad oggi 399 elementi culturali in 112 Paesi. L'Italia è presente con 8 elementi: il Canto a tenore sardo (2008), l'Opera dei Pupi siciliani (2008), il Saper fare liutaio di Cremona (2012), la Dieta mediterranea (2010 con Grecia, Marocco e Spagna, nel 2013 "allargata" a Cipro, Croazia e Portogallo), le Feste delle Grandi Macchine a Spalla (2013), la Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello nell'Isola.


venerdì 16 marzo 2018

157esimo anniversario dell'unita' d'italia vogliamo ricordare PIETRO MARRELLI

L'Anniversario dell'Unità d'Italia è anche conosciuto con il nome di "Giornata della Costituzione dell'Inno e della Bandiera" ricorre sabato 17 marzo 2018
Si tratta di una ricorrenza civile del nostro Paese, che commemora la nascita del Regno d'Italia, avvenuta il 17 marzo del 1861, quando la Camera dei deputati dell'allora Regno di Sardegna approvò il progetto di legge del Senato che dava a Vittorio Emanuele II il titolo di re del Regno d'Italia, appunto. 
Da allora, in memoria di quegli eventi, il 17 marzo di ogni anno si ricorda tale ricorrenza.
L'Anniversario dell'Unità d'Italia non è un giorno festivo, ovvero indicato in rosso nel calendario. Salvo cada di domenica, i lavoratori sono tenuti a lavorare come durante qualsiasi altro giorno feriale. Infatti, questa ricorrenza ha natura soprattutto civile.
l'istituzione della Giornata nazionale dell'Unità, della Costituzione, dell'inno e della bandiera
Nel 2012, con la legge nr. 222 del 23 novembre 2012, è stata approvata una nuova giornata di festa, chiamata appunto "Giornata nazionale dell'Unità, della Costituzione, dell'inno e della bandiera", con cadenza annuale. Il 17 marzo rimane un giorno lavorativo, ma commemora l'importanza dell'identità nazionale ricordando la data in cui nacque ufficialmente il Regno d'Italia.
Sabato 17 marzo 2018 a Roma, in occasione del 157esimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’Associazione Amilcare Cipriani e Comitato Gianicolo organizza una mattinata di festa in collaborazione con il Municipio Roma I Centro. Dalle 10 alle 12 sono in programma visite guidate gratuite ai monumenti, busti e stele del Parco della Memoria (Piazzale Garibaldi), tenute dall’Associazione e rivolte ai cittadini e ai gruppi Scuola/ Famiglia che gli istituti scolastici hanno potuto sensibilizzare per una passeggiata storica ragazzi/genitori nel panorama bellissimo di Roma. Gli accompagnatori dell’Associazione A. Cipriani, DI CUI FANNO PARTE SOCI DI NOIXLUCOLI ONLUS, e Comitato Gianicolo, muniti di tesserino, attenderanno il pubblico al Faro degli Italiani d’Argentina (dalle 10 alle 11.30 visite all’interno del Faro), ai monumenti di Garibaldi e di Anita, al Belvedere della Costituzione della Repubblica romana del 1849, ed anche al Museo della Repubblica romana (turni 10.15 e 11) e al Mausoleo Ossario di Via Garibaldi 29/e, oggi sempre aperto anche il Sacrario per far vedere i loculi dei Caduti per Roma e il sarcofago in porfido di Goffredo Mameli: visite al Mausoleo Ossario, aperto eccezionalmente dalla Sovrintendenza per la ricorrenza dell’Unità d’Italia, come pure per la visita all’interno del Faro.

Nella costruzione della storia dell'unità d'Italia Pietro Marrelli, nato a Colle di Lucoli ha avuto un ruolo fondamentale ed è bene che la comunità locale se ne ricordi e ne sia orgogliosa.
Pietro Marrelli
Queste le parole che lo descrivono nell'enciclopedia TRECCANI:
MARRELLIPietro. – Nacque a Lucoli, presso L’Aquila, il 24 giugno 1799, da Pasquale, agiato proprietario terriero, e da Cristina Sponda. Compiuti all’Aquila gli studi inferiori, nel luglio 1820, dopo la concessione della costituzione napoletana, entrò con il grado di furiere nel corpo civile dei militi, destinato alla difesa delle province. Esauritasi la breve esperienza costituzionale, il M. ritornò agli studi, conseguendo a Napoli nel 1823 la laurea in giurisprudenza. L’anno precedente aveva sposato Geltrude Luzi, da cui ebbe due figlie: Adelaide ed Emilia. Parallelamente alla professione forense, che esercitò con successo per tutta la vita, il M. si diede all’attività politica clandestina. Già nel 1830 fu ispiratore di un comitato segreto aquilano che, d’accordo con i rivoluzionari romagnoli, intendeva promuovere una vasta insurrezione nell’Italia centrale: l’intervento della polizia borbonica sventò il progetto. Il M. ebbe comunque la casa perquisita e subì un lungo interrogatorio, al termine del quale fu inviato a Lucoli in regime di domicilio coatto (gennaio 1831). Rientrato poco dopo all’Aquila, riprese l’attività cospirativa. All’inizio del 1833 il M. contribuì alla preparazione di una rivolta che sarebbe dovuta scoppiare l’estate successiva in vari punti del Mezzogiorno. Colpito da ordine di arresto il 17 maggio 1833, riuscì dalla latitanza a mantenere i contatti con i liberali aquilani e a coordinarsi con P.S. Leopardi, membro della congrega centrale rivoluzionaria; ma intanto l’intervento poliziesco faceva fallire la cospirazione. Ritirato il mandato di arresto, nel marzo del 1834 il M. fece ritorno all’Aquila. Dopo alcuni anni di stasi il M., «figura tanto minoritaria quanto carismatica» (Colapietra, 2000), promosse, in collaborazione con A. Pellegrini, G. Cappa, L. Dragonetti e L. Falconi (fondatore della Giovine Italia all’Aquila), un nuovo moto, acquistando a proprie spese le armi necessarie e tenendo personalmente i contatti con i democratici napoletani. Fu un altro completo fallimento: la sera dell’8 sett. 1841 gli insorti (che non ebbero l’aiuto sperato dai paesi vicini) furono infatti dispersi dalla polizia dopo una breve zuffa nelle strade dell’Aquila. Le autorità borboniche risposero al tentativo rivoluzionario con una violenta azione repressiva, che condusse anche ad alcune condanne a morte. Il M., che non aveva partecipato in prima persona agli scontri, fu detenuto per un breve periodo nelle carceri aquilane del Castello e successivamente rimesso in libertà dalla commissione militare per insufficienza di prove. Si ritenne comunque opportuno mandarlo in domicilio coatto a Teramo, ove rimase fino al 1847, quando il locale intendente, onde prevenire disordini nella propria provincia, ne dispose il ritorno a L’Aquila. Nel marzo 1848 il M. entrò a far parte di un comitato aquilano (composto da sette membri e presieduto dal barone G. Cappa) nato con l’obiettivo di assicurare, attraverso un’attiva propaganda, il sostegno dell’opinione pubblica all’ordinamento costituzionale da poco entrato in vigore e di condurre una serrata lotta agli uomini del vecchio sistema ancora operanti nella politica e nella magistratura. Lavorando di concerto con l’intendente M. d’Ayala, il comitato (sebbene non avesse un riconoscimento legale) ebbe in quel frangente un ruolo parimenti significativo nel mantenimento dell’ordine pubblico. Dopo i tragici fatti napoletani del 15 maggio 1848, il M. e Cappa diedero alle stampe a L’Aquila gli opuscoli Appello ai novelli collegi elettorali e Protesta della Provincia dell’Aquila per i fatti del 15 maggio, nei quali invitavano i cittadini a rieleggere i deputati appena esautorati e chiedevano con forza al governo l’annullamento degli atti incostituzionali compiuti dopo il 15 maggio e l’immediata riapertura della Camera, minacciando in caso contrario di appellarsi all’opinione pubblica europea. Il consolidamento della reazione borbonica costrinse però al silenzio i democratici abruzzesi. Le indagini sull’attività del comitato aquilano, cominciate nel dicembre 1849, portarono immediatamente all’arresto del M.: processato dalla Gran Corte criminale dell’Aquila, il 12 luglio 1851 fu condannato insieme con Cappa a 24 anni di reclusione «per avere provocato col mezzo di scritto stampato gli abitanti del Regno a cambiare il governo e perché colpevole di mandato nel costringere con violenza e minacce un magistrato dell’ordine amministrativo […] a non fare atti dipendenti dal suo ufficio» (Bruno, p. 27). Incarcerato a Napoli, il M. fu trasferito a Procida nel febbraio 1852. Nell’ottobre successivo, accusato di proseguire l’attività cospirativa, venne rinchiuso nelle segrete del carcere duro di Castel Capuano. Tornato a Procida nel febbraio 1853, vi rimase fino all’agosto 1858, quando fu inviato a Nisida. Il 27 dic. 1858 un decreto reale commutò la pena residua con l’esilio perpetuo e la deportazione in America: il 16 genn. 1859 il M. e altri 66 detenuti politici salparono da Nisida a bordo dei piroscafi «Fieramosca» e «Stromboli». Il 26 gennaio approdarono a Cadice, ove furono trasferiti su un bastimento statunitense. Il 6 marzo 1859 giunsero infine nella baia irlandese di Cork, grazie al lavorio diplomatico intessuto principalmente da Raffaele Settembrini, figlio di Luigi, compagno di viaggio del Marrelli. In alcune pagine di un diario rimasto inedito – redatto con uno stile essenziale e asciutto, raramente riscontrabile nella memorialistica risorgimentale – il M. lasciò una preziosa descrizione dell’avventuroso viaggio. Nei mesi successivi il M. soggiornò a Queenstown, Londra e Bristol. Durante il soggiorno londinese conobbe finalmente Mazzini e pubblicò in alcuni quotidiani locali vibranti articoli contro il governo borbonico. Tornò in Italia dopo l’armistizio di Villafranca, ma, giunto a Livorno, fu arrestato il 27 ag. 1859 su ordine di B. Ricasoli e condotto alle Murate di Firenze. Liberato due giorni dopo, dovette abbandonare la Toscana e si diresse a Genova. Nel novembre 1859, in una lettera indirizzata all’amico A. Pellegrini, fissò con chiarezza i capisaldi della propria azione politica: nessuna collaborazione con il Piemonte sabaudo e neppure con il movimento garibaldino (se si fosse mostrato strumento di Vittorio Emanuele II), nessun arretramento fino all’instaurazione sull’intero territorio italiano della Repubblica democratica, alla fine del potere temporale dei papi e della stessa presenza del pontefice a Roma. Dal luglio al novembre 1860 il M. visse a Napoli, ove fu tra coloro che tentarono vanamente di impedire l’annessione del Regno meridionale al Piemonte. Rientrato all’Aquila (ove ospitò per alcuni giorni Mazzini e A. Mosto), non ebbe miglior fortuna, nonostante i caldi incoraggiamenti di G. Nicotera, nell’opera in favore dei candidati democratici alle elezioni politiche del 27 genn. 1861. Nell’estate 1861, aderendo all’iniziativa promossa da G. Garibaldi nel gennaio precedente, il M. diede vita all’Aquila a un comitato di provvedimento per Roma e Venezia; nei mesi seguenti più volte lamentò, nei contatti epistolari con F. Bellazzi e A. Saffi (rappresentanti rispettivamente dei comitati di Genova e Napoli), l’estrema difficoltà nel reperire fondi nella provincia aquilana, stretta nella morsa dei moderati e dei reazionari borbonici e papalini. I disastri di Sarnico e Aspromonte non piegarono comunque la determinazione del M., il quale ricevette nel gennaio 1864 da B. Cairoli, presidente del Comitato centrale unitario, la delega per gli Abruzzi al reperimento dei mezzi necessari alla sollevazione che dal Trentino si sarebbe dovuta estendere a vaste zone dell’Europa orientale. Quindi, nel maggio 1866, fu tra i principali artefici dell’arruolamento di un centinaio di volontari abruzzesi, che presero parte alla campagna garibaldina nelle montagne del Trentino. Nella primavera dell’anno successivo ebbe da F. Costa, esponente del fiorentino centro dell’emigrazione, l’incarico di raccogliere fondi in vista di una possibile azione garibaldina nello Stato pontificio: il M. diede così un contributo decisivo all’allestimento di gruppi di volontari abruzzesi ma, in piena sintonia con Mazzini, si preoccupò soprattutto che l’impresa avvenisse in una prospettiva, ideologica e strategica, autenticamente repubblicana. Dopo il disastro di Mentana, sebbene gravemente malato, trascorse alcuni giorni nel carcere dell’Aquila. Il 17 dic. 1867 l’autorità giudiziaria lo prosciolse per inesistenza di reato.
Da allora, stanco e deluso, si estraniò completamente dall’attività politica fino alla morte, avvenuta all’Aquila il 7 giugno 1871.

lunedì 5 marzo 2018

CONGRATULAZIONI ALLA NOSTRA SOCIA BETI PIOTTO NUOVO MEMBRO DELL'ACCADEMIA ITALIANA DI SCIENZE FORESTALI


Beti Piotto nueva académica de la Accademia Italiana di Scienze Forestali

Por MARIANA GALLO el Mar 1, 2018.
La RCAI tiene el agrado y el honor de comunicar que el próximo 21 de marzo en el Palacio Medici Riccardi de Florencia, Beti Piotto, coordinadora de la tercera comisión RCAI, será nombrada académica de la Accademia Italiana di Scienze Forestali por su contribución científica y cultural en favor de los bosques.

Beti Piotto parteciperà anche al primo Forum Scientifico e Tecnologico Italo-Argentino sull'Energia, Ambiente e Bio-economia che si svolgerà dal 19 al 21 marzo ad Ushuaia nella Terra del Fuoco. 
El Primer Forum Científico y Tecnológico ítalo-argentino sobre Energía, Ambiente y Bio-economía se desarrollará en Ushuaia, Tierra del Fuego, del 19 al 21 de marzo 2018.

Organizadores del evento son la Embajada Italiana en Argentina, el Gobierno de la Provincia de Tierra del Fuego y la Universidad Nacional de Tierra del Fuego. El objetivo es tratar temas como el calentamiento global, energías renovables, ciencias del mar, plásticos degradables, gestión de desechos electrónicos, uso sostenible de recursos naturales.
Beti Piotto, coordinadora de la tercera comisión RCAI, representará a la Red en ocasión del Forum de Ushuaia.
La sede del convegno

sabato 3 marzo 2018

NON C'E' LIMITE......

Comunicato stampa – La Regione Abruzzo finanzia la distruzione di aree naturali

Nuovo attacco al cuore del Parco regionale Sirente Velino: la Regione Abruzzo finanzia con 6 milioni di euro la distruzione di vaste aree naturali.
La classe dirigente regionale si ostina nel finanziare con milioni di euro di denaro pubblico (le tasse che noi tutti paghiamo…) il turismo invernale all’interno del Parco regionale Sirente Velino, in aree di primaria importanza per habitat, fauna e flora in barba a precisi vincoli nazionali ed europei .
l governo della Regione Abruzzo con DGR n. 83 del 20.02.2018 avente per oggetto “Opere strategiche di completamento di infrastrutture riferite alla trasportistica portuale, ferroviaria, funiviaria, stradale nonché di valorizzazione economico-turistica, finanziate su richiesta della Regione con Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) del Ministero delle Infrastrutture” ha ufficializzato al punto 2, lettera c “l’intervento volto al completamento infrastrutturale dei bacini sciistici di Ovindoli, Monte Magnola, di Rocca di Mezzo e Campo Felice, che prevede opere di mobilità multimodale per il miglioramento dell’accessibilità alle località turistiche per euro 6.000.000,00”.
Nell’allegato alla suddetta delibera, a firma del segretario della Giunta, al punto 5, pag,.2.3, è specificato il collegamento funiviario tra gli attuali impianti sciistici di “Ovindoli Monte Magnola, Rocca di Mezzo e gli impianti sciistici di Campo Felice con impianto per la risalita di forti pendenze e per il superamento di discontinuità naturali, dotato di veicoli sospesi a cavi per il trasporto dei passeggeri”.
Non c’è pace per il Parco regionale Sirente Velino che puntualmente ogni anno vede politici locali e regionali proporre progetti di riperimetrazione dei confini, di lottizzazioni di intere aree naturali, di affidamento della gestione del territorio a fantomatici consorzi venatori, di immaginari stadi dedicati allo sci nordico per finire al devastante collegamento tra le stazioni sciistiche di Ovindoli e Campo Felice attraverso i Piani di Pezza, una delle aree naturalisticamente più importanti del Parco regionale e dell’ Abruzzo intero, corridoio faunistico strategico per la fauna ed in particolare per l’orso bruno marsicano abituale frequentatore dell’area protetta.
Un sogno nel cassetto, irrealizzabile, che periodicamente viene riproposto e che non tiene conto della sempre più grave crisi del turismo invernale, dei cambiamenti climatici e dei moniti del Ministero dell’Ambiente che ha più volte scritto alla Regione Abruzzo rammentando i vincoli esistenti nel Parco regionale e quelli europei ben più stringenti di SIC e ZPS che fanno parte della Rete Natura 2000 e che, se infranti, porterebbero inevitabilmente ad una procedura d’infrazione europea con costi insostenibili per la comunità abruzzese.
Tutto cio avviene nelle nostre aree montane con strade dissestate e senza servizi primari per i cittadini, dove da anni l’Ente Parco regionale non riesce a dotarsi del Piano del Parco a causa della colpevole inadempienza dei politici di turno, dove spesso si fa fatica a gestire l’ordinario, dove non si riesce neppure a realizzare in tempo utile la rinnovata seggiovia delle Fontari al Gran Sasso e dove vengono gettati al vento 3,5 milioni di euro per gli impianti sciistici e le relative piste di Camporotondo che puntualmente sono rimasti chiusi per problemi tecnici nel periodo delle feste natalizie.
Tutto questo accade in Abruzzo, purtroppo, dove ci si ostina a proporre “investimenti a perdere” di milioni di euro di denaro pubblico in progetti faraonici che non vedranno mai la luce e contro i quali daremo battaglia a difesa dell’ ambiente naturale, unica vera risorsa della nostra regione e patrimonio comune dei montanari e di tutti i cittadini abruzzesi.
Mountain Wilderness Delegazione Abruzzo – Responsabile Marano Mario Viola. Pro Natura Abruzzo – Pierlisa Di Felice
Salviamo L’Orso onlus – Stefano Orlandini
ALTURA – Fabio Borlenghi
Appennino Ecosistema – Maria Di Gregorio LIPU Abruzzo – Stefano Allavena
WWF Abruzzo – Luciano Di Tizio
L’Aquila 27 Febbraio 2018